Tutte le volte che voi mi scrivete, sempre con caldo affetto mi
essortate ch'io ritorni alli tralasciati studi il che ho piu volte
pensato di voler fare, ma a dirvi il vero, natura m'ha dato il gusto
si dilicato che non trovo scrittore alcuno o in la greca ò in Latina
lingua che pienamente sodisfar mi possa: sempre ritrovo ò che le lor
opre sono del tutto vote, come già mi soviene haver detto Socrate d'una
certa opera di Anasagora che ne suoi tempi venne in luce: alcuni ve ne
sono troppo affettati: altri poi troppo arridi et troppo digiuni: ne
vego anchora molti scrivere senza alcuna arte, & senza alcuno giudicio
& quanti ne trovo etiandio indegni di esser chiamati scrittori, ma piu
tosto ladri, havendo da vari luoghi ripiene le lor carte de furti: ne
trovo infiniti slombati, senza nervo, & senza sangue, pieni di brutte
cicatrici per non voler usare alcuna diligentia nelli lor componimenti
di emendare, di mutare o di trasporre o di aggiugnere: basta lor usare
de molte iperboli senza mostrar di saper punto, quel che alla poetica
dignità si convenga: ho rivolto sossopra l'anno passato mille vollumi,
& in veruno non vego alcuna magnificentia di spirito, non vi scorgo
severità di sententie ò proprietà de vocaboli non ci trovo finalmente
industria alcuna: se l'è Poeta io non ci so vedere alcuna numerosa
struttura: se l'è prosatore, non sento che le sue prose sieno da alcuni
piedi per farci sentir maggior diletto legate, & dolcemente strete
(come gia volle far Isocrate) si che non me ne date piu noia, ne piu mi
essortate a studiare; ma lasciatemi piu tosto attender all'aco, alla
qual cosa sentomi dalla natura piu inchinata & piu disposta di Milano
alli XX di Luglio.