Intesi l'altro giorno del gran pericolo, nel qual cadeste, per voler
montare sopra di quel sfrenatissimo cavallo, che alli di passati vostro
fratello vi donò, & subitamente mi triemò il cuor nel petto. Veramente
non leggo mai quel verso d'Ovidio. Quique ab equo præceps alienis
decidit arvis, che l'animo non mi caschi (come dice Homero) nelle
Ginocchia. Non leggo mai di Nipheo, di Leucago, di Ligeri, di Clonio,
di Thymete, di Agenore, di Bellorophonte, & di Seleuco, che tutta
non mi sbigotisca per esser morti cadendo da cavallo. Fate a mio modo
sorella carissima, non vi montate piu, andate piu tosto a piedi, anzi
boccone, & se mi amate, overo credete che io ami punto voi, oprate di
sorte che non si sentano piu di voi cotai novelle: state sana. Da Roma
alli IIII. d'Ottobre.