ISABELLA SFORZA À M. ZENOBIA FOSSA.

Sempre, da che il mondo è mondo, gli huomini litterati o furono

superbi, arroganti, & ambitiosi, et per mostrarvelo incomincio da quel

dotto Menecrete medico, il quale voleva della sua opera sol questa

mercede, che li risanati per lui, si confessassero suoi servi, &

lo chiamassero Giove: Nestorio heretico et fonte di varia dottrina,

quell'istesso giorno, ch'egli fu creato Vescovo di Costantinopoli,

promise liberamente a ciascuno il cielo: Nevio Poeta Comico: lasciò

che si scrivesse nel suo sepolcro questo Pitaphio. Immortales,

mortales si foret fas flere, flerent divæ Camœnæ, nevium Poetam.

Itaque postquam orci traditus est thesauro, obliti sunt Romæ latina

loquier lingua. Palemone Grammatico, si gloriava che seco nate fussero

le buone lettere, & che seco havessero anchora da morire. Mostruosa

anchora fu l'arroganza di Paulo Samosateno; ma piu assai quella di

Tamira poeta di Thracia, ilquale hebbe ardire di contrastar con le

Muse, & per la smoderata sua arroganza, li trassero gli occhi dal

capo. Timeo historico Siciliano si gloriò piu d'una fiata di superare

Tuccide & Philisto, liquai furono nobilissimi storici. Accio Poeta

hebbe ardire di por la statua sua nel tempio delle Camene, & ve la

puose grandissima, essendo egli di picciolissima statura. Suffeno

poeta inettissimo, fu sopra tutti si glorioso che n'ha fatto luogo

al proverbio presso di Catullo: Manes (quel grande & dottissimo

heretico) vendicavasi gl'honori della divinità & diceva che l'era nato

di Vergine. Empedocle Poeta di Agrigento si gittò in Ethna, per dar

ad intendere al volgo ch'egli fosse volato ne celesti chiostri per

la sua eccellentia. Arrogantissimo fu Calliphane Poeta: non fu anche

assai ambitioso Virgilio dicendo. Primus idumæas referam tibi Mantua

palmas? non fu ambitioso Ovidio scrivendo Peligne gentis gloria dicar

ego? & quell'altro ò furtunatam natam me Consule Romam. Non debbo

dirvi di Appione grammatico Alessandrino, che fu di tanta arroganza

che prometteva immortalità a cui le sue opere dedicasse: benche di

questi arrogantacci non ce ne manchino hoggidi promettitori del cielo,

essendo essi riposti nell'abisso delle miserie. paiommi cotestoro

simili alli Alchimisti, li quali privi d'ogni bene essendo promettono

monti d'oro a chi pazzamente lor crede, ma spero in Dio che se noi

perseveraremo nelli studi come incominciato habbiamo, non haveremo

bisogno delle loro trombe, ma ad essi piu tosto farà mestieri delle

nostre. Io vi ho voluto far questo longo discorso per haver inteso che

un certo disgratiataccio, ilquale è in odio da che nacque, alli huomini

& alli Dei vi minaccia di farvi morire con i suo fecciosi & stomacosi

scritti, se piacevole liberale, et affabile non ve li dimostrate.

Credetelo a me, che queste furfantesche bravate, sono di peculiar

vitio d'alcuni affamati scrittori, che vorrebbono vivere alle spese

nostre: se habbiamo pur da far vezzi a scrittori, facciamone a quelli

che ne suoi scritti ci insegnano, & dolcemente ci dilettano, & non a

questi bestioni. Un'altra cosa vi dirò di piu: attendiamo a caminare di

virtu & in virtu che cosi li tagliaremo la via del mal dire; & saranno

sforzati a cantar di noi (malgrado loro). Soviemmi una fiata che un

moderno istorico, disse alla presenza del gran Marchese di Pescara

ch'egli voleva scrivere non so qual valorosa impresa che alli di

passati fatta s'era & il Marchese arditamente rispose, adunque volendo

dir il vero, di necessità scriverete di me: cosi dico in proposito;

se noi diverremmo caste, forti, modeste, giuste, magnanime, discrete,

prudenti, grate, dotte, bellicose, liberali, come faranno di meno a

non far memoria di noi, volendo di cotal materia favellare? salvo se

non vorranno empir le carte loro de sogni, & de fittioni; attendiamo

pur ad esser buone, di perfetta & di vera bontà, & non temeremo le

penne loro, attendiamo alli studi dell'eloquentia, congiunta però con

la sapientia; & scriviamo anchora noi in biasimo & vituperio de gli

huomini, si come essi longo tempo hanno fatto contra di noi, & tuttavia

fanno a nostri giorni: facciamoli vedere per chiari essempij tolti dal

centro delle piu veraci historie, che fussero sempre gli huomini da che

fu creato Adamo, temerarij, litigosi, fraudolenti, protervi ingrati,

loquaci, importuni, perfidi, pergiuri, traditori, ingiusti, vani,

bugiardi, volubili, incostanti, paurosi nelle honeste imprese & audaci

nelle ingiuste attioni: facciamoli vedere che furono sempre ladri

crudeli insidiatori, crapulosi, bevitori, lussuriosi, biastemmiatori,

sprezzatori d'Iddio, incestuosi, sacrilegi, inhumani impij, tiranni &

scelerati: facciamoli vedere che furono sempre deboli & mal sofferenti

delle aversità, violatori dell'altrui reputatione, usurpatori

dell'altrui, ambitiosi, fastosi, negligenti, & a maggiori disubidienti:

facciamoli vedere quanti maleficij sono da essi nati, quante rovine

hanno causate et de quanti danni sono stati cagione al mondo. oh Dio

perche non sono tutte le femine del mio animo: direi piu oltre di quel

che io dico, cosi il sdegno non me indebolisse la mano: farò adunque

per hora fine al scriver mio, pregandovi ad esser d'animo forte, &

costante, & a ricuperare la feminil libertà gia molti anni fa perduta.

dalla Sforzesca alli XII. d'Aprile.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 204 / 268 题