Ho letto non senza gran sdegno et ira, quella littera si prolissa,
che mi mandaste l'altro giorno, nellaquale si ramemoravano infiniti
mali dalle donne usciti: certamente io non conosco l'autore d'essa, ma
ben vi dico, che se fusse richiesta a far giudicio di lui: io direi
ch'egli fusse un perdi giornata, un barbagianni, & finalmente, un
qualche bestionaccio: s'egli havesse letto le storie piu attentamente,
& senza alcuna passione egli havrebbe ritrovato esser state le donne
cagione d'infiniti beni: haverebbe trovato che Dominica moglie di
Valente Imperadore, pacificasse già i Gotti che se n'andavano a briglia
sciolta per distruggere sin da fondamenti Costantinopoli. Havrebbe
letto che Placidia moglie di Attaulpho Gotto, & sorella di Honorio
fu potissima cagione non si ispugnasse & non si saccheggiasse Roma,
qual havea deliberato si chiamasse poi Gottia & non piu Roma. Havrebbe
letto qualmente Iugulta fu cagione di convertir a Christo Hermogillo
figliuolo; di Lemildo Re de Gotti. Havrebbe letto le santissime
opere di Clodoveo: s'egli cosi havesse atteso alla verità, come s'è
lasciato traportar dall'odio che alle donne iniquamente porta, havrebbe
chiaramente compreso nella lettione di sesto Aurelio, di quanti beni
fusse già cagione Pompeia Plautina moglie di Giuliano Imperadore
operando ch'egli si astenersi dalle populari estorsioni: egli dovea pur
ricordarsi di Elena madre di Costantino, di Monica madre di Agostino,
et di molte altre valorose donne, che ad altro non attesero, & sin'
al presente attendono che a giovare il prossimo, & quando mai altro
essempio non mi occorresse perciò confermare & stabilire crederei,
mi dovesse bastar l'essempio di M. Maria Bracala, di M. Francesca, &
di Suor Osanna; & qui faccio fine al mio scrivere. Fulvio & Claudia
Olimpia vi salutano. Da Modona alli III. d'Aprile.