Voi mi scrivete d'haver inteso che io hò un'unguento buono per le rappe
che vengono alle vecchie, io non adoperai mai al mio vivente cotal
cose, non tanto per non haverne havuto bisogno, quanto che sempre
mi spiacquero le cose sophistiche & apparenti. sappiate pur M. mia
che per levar le rappe non si levano gli anni se le ci sono, non si
doverebbono ne anche togliere, acciò ne fussero un salutevole ricordo
d'haver tosto a mutar albergo. Siamo pur nel vero insatiabili, non
vogliamo morir giovani, & non vogliamo doventar vecchie. vedete che
bestialità è la nostra: sapete quel che mi credo di queste madonne,
che vorrebbono al dispetto del tempo parer fanciulle? credo io (&
perdonatemi se vi offendo) credo che habbino voglia di vivere da
giovanette & scapestratamente. Cosi dico d'alcuni galant'huomini che
si tingono le barbe, pensate pur da voi stessa che se non sono fedeli
nel pelo, cosa di si poco momento, quel che saranno nel resto, & quanto
sia da fidarsi di loro? ma non voglio per hora predicar ne a voi, ne ad
altri, io non sono la Contessa di Guastalla, ne la stigmatica Camilla,
ma pur poi che tanto importunamente chiedete v'insegnarò quel ch'io hò
ritrovato scritto ne libri di un eccellente Phisico. Pigliarete adunque
quell'herba detta gladiolo, overo spada, & ne trarete succo, col quale
ungeretevi la sera il viso: trovarete la mattina la cote elevata &
alquanto rumpersi: hor questa rottura curarete voi con l'infrascritto
unguento Dragontea munda, radice iari; parti uguali, tritatile nel
mortaio, con la songia: distemperatele con acqua calda, & colatele per
un panno, & cosi stia per ispatio d'una notte; rimovete poi quell'acqua
la mattina, & ponetive l'acqua de fiori di Caprifollio: facendo questo
che vi dico io, parerete una fanciulla di sedici anni, ne saracci
alcuno che creda che habbiate passati li sessantasei: se altro per voi
posso comandatime che pronta all'honore & servitio vostro mi troverete.
Di Ferrara alli XIII.