ALVIGIA ASINELLA A M. LEONORA BOLLA.

Io non so quel che mi debba dir del vostro cervello, il quale regger

non puo ne alla buona, ne alla rea fortuna. paretemi veramente simile a

un corpo infermo, ilquale non puo tolerar ne caldo ne gelo. doverreste

pur sapere che si come l'Api dell'amarissimo Timo, raccogliono

soavissimo mele, così le persone savie sogliono dalli affanni, & dalle

tribulationi sempre trar qualche utilità: è da pigliar sempre in buona

parte ciò che fuor dell'aspettatione ne aviene. ma voi fate appunto

come fanno i fanciulli, liquali se di un minimo solazzo privi sono

subitamente risolti in amare lagrime sprezzano ogni altro piacere

& commodo. Voi certamente per un poco di dispendio vi convertite in

dispiacere quanti bei commodi v'habbi & natura & fortuna dati. Deh

ratemperative hormai & mostrare il valor del cuore, poi che v'è ne data

si bella occasione; non ammirate tanto l'altrui fortuna c'habbiate in

odio la vostra: non fate come fanno gli adulteri, liquali invaghiti

delle altrui mogli sprezzano le loro; contentative della vostra sorte.

Di Piacenza alli X. di Gennaio.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 140 / 268 题