Della maledicentia di Clara, vostra vicina, poco hormai me ne curo
sapendo ch'ella si pasce di mal dire a quella maniera che si pascono
le coturnici di seme velenoso: ne per lei sono io rimasta di venire
ad alloggiare dove soleva, sendo mia usanza d'imitare le Cicogne le
quali (quantunque in luoghi remoti vadino) ritornano però sempre alli
medesimi nidi: & perche io le sia alcuna fiata stata absente, non
crediate per ciò, che io molto bene non la conoscessi. sempre hebbi io
sospetta l'amicitia sua, ne mai di lei mi fidai. non vi soviene forse
d'havervi io piu volte detto che la rassimigliava alli Serpenti della
Siria li quali, sol alli forestieri sono dannosi & a paesani benigni:
ma sia come si voglia. questo vi dirò ben'io, ne lo tacerei se credessi
di scoppiare che di voi molto mi maraviglio che li diate si attenta
udienza tutte le volte ch'essa hà voglia di lacerare l'altrui fama con
la sua pestilentissima lingua non siamo quelli che nutriamo i maledici
col prestar loro si grata udienza. à Dio siate. Di Vicenza.