L'altro giorno vi pregai che mi volessi mandar la solutione delli
infrascritti dubbi, cioè per qual causa gli Romani, salutavano li Dei
col capo scoperto & li huomini col capo coperto; & cosi qual cosa li
moveva à sacrificare à Saturno & all'Honore, senza havere alcuna cosa
in capo: vi pregai anchora che per lettere mi significaste da qual
ragione mossi i figliuoli portavano il padre alla sepoltura col capo
velato, & le figliuole con il capo ignudo: aspetto di questi dubbi
vostra dichiaratione, ne mi mancate di questo per quanto amore v'hò
sempre portato. oltre di questo, poi che mi sono posta à scrivervi,
(cosa che di rado faccio) voglio pregarvi che vogliate perdonare di
buon cuore tutte le ingiurie che fatte vi hà (immeritamente) vostra
cognata, & à fatto à fatto scordarvele come se mai niuna cosa ci
fusse intravenuta: imitate (vi prego) dolcissima .S. in questo la
mansuetudine d'Iddio, ne vogliate si repentinamente scorrere alla
vendetta certa rendendovi ch'egli solo & non altri, sappi con giusta
misura punire le sceleratezze nostre. Tarde non furono mai le sue
celesti gratie, tarde non son ben sempre le punitioni ch'egli ci fa;
et se stesso à noi s'è constituito per verace essempio di clementia:
ne per altro rispetto sospende egli la vendetta che per aspettare che
da noi stessi ci emendiamo non adoperando mai volentieri la sferza.
Se abondevolmente nota non mi fusse la vostra natural dolcezza,
consumerei piu parole che non faccio di ciò pregandovi. ma come mi
posso io persuadere che havendovi natura dato si gentile & si gratioso
spirito vogliate comportare ch'odio si lungamente nel petto v'habiti,
et soggiorni? Deh quanto male vi si disdice il star adirata con chi
hà peccato verso di voi, più tosto per fragilità che per malitia.
e qual maggior altezza d'animo potete voi mostrare che perdonando
le ingiurie che vi sono fatte? non è questo un'imitare Iddio? non è
egli un farsi simile à lui & di humana doventar divina? fatemi questo
piacere, perdonategli, non ne fate piu parola, rimettete questa colpa
à me, (che ve ne prego quanto piu caldamente posso) & ve ne scongiuro
per quelle tante & tante doti, delle quali Iddio v'ha ornata: non posso
io con voi favellando usurparmi quel gentil verseto à Giunone detto,
TANTAE NE ANIMIS COELESTIBUS IRAE? gli animi celesti vogliono esser
piacevoli, affabili, pieni di dolcezza & di verace clementia, & non si
fattamente sdegnosi che paiano alberghi d'ira & di vendetta: ma piu non
mi stenderò gia io in pregarvi che vogliate fare, astretta dalle mie
humili preghiere, quel che dovereste spontaneamente proccaciare. state
sana & amatime, perche nel vero io amo et adoro voi, come cosa che
paruta mi sia dal primo di che io la conobbi piu celeste che terrena.
Dalla Cavriana.