EMILIA DA ARCO ALLA S. CONSTANTIA BORELLA.

L'altro giorno vi pregai che mi volessi mandar la solutione delli

infrascritti dubbi, cioè per qual causa gli Romani, salutavano li Dei

col capo scoperto & li huomini col capo coperto; & cosi qual cosa li

moveva à sacrificare à Saturno & all'Honore, senza havere alcuna cosa

in capo: vi pregai anchora che per lettere mi significaste da qual

ragione mossi i figliuoli portavano il padre alla sepoltura col capo

velato, & le figliuole con il capo ignudo: aspetto di questi dubbi

vostra dichiaratione, ne mi mancate di questo per quanto amore v'hò

sempre portato. oltre di questo, poi che mi sono posta à scrivervi,

(cosa che di rado faccio) voglio pregarvi che vogliate perdonare di

buon cuore tutte le ingiurie che fatte vi hà (immeritamente) vostra

cognata, & à fatto à fatto scordarvele come se mai niuna cosa ci

fusse intravenuta: imitate (vi prego) dolcissima .S. in questo la

mansuetudine d'Iddio, ne vogliate si repentinamente scorrere alla

vendetta certa rendendovi ch'egli solo & non altri, sappi con giusta

misura punire le sceleratezze nostre. Tarde non furono mai le sue

celesti gratie, tarde non son ben sempre le punitioni ch'egli ci fa;

et se stesso à noi s'è constituito per verace essempio di clementia:

ne per altro rispetto sospende egli la vendetta che per aspettare che

da noi stessi ci emendiamo non adoperando mai volentieri la sferza.

Se abondevolmente nota non mi fusse la vostra natural dolcezza,

consumerei piu parole che non faccio di ciò pregandovi. ma come mi

posso io persuadere che havendovi natura dato si gentile & si gratioso

spirito vogliate comportare ch'odio si lungamente nel petto v'habiti,

et soggiorni? Deh quanto male vi si disdice il star adirata con chi

hà peccato verso di voi, più tosto per fragilità che per malitia.

e qual maggior altezza d'animo potete voi mostrare che perdonando

le ingiurie che vi sono fatte? non è questo un'imitare Iddio? non è

egli un farsi simile à lui & di humana doventar divina? fatemi questo

piacere, perdonategli, non ne fate piu parola, rimettete questa colpa

à me, (che ve ne prego quanto piu caldamente posso) & ve ne scongiuro

per quelle tante & tante doti, delle quali Iddio v'ha ornata: non posso

io con voi favellando usurparmi quel gentil verseto à Giunone detto,

TANTAE NE ANIMIS COELESTIBUS IRAE? gli animi celesti vogliono esser

piacevoli, affabili, pieni di dolcezza & di verace clementia, & non si

fattamente sdegnosi che paiano alberghi d'ira & di vendetta: ma piu non

mi stenderò gia io in pregarvi che vogliate fare, astretta dalle mie

humili preghiere, quel che dovereste spontaneamente proccaciare. state

sana & amatime, perche nel vero io amo et adoro voi, come cosa che

paruta mi sia dal primo di che io la conobbi piu celeste che terrena.

Dalla Cavriana.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 111 / 268 题