Ho risaputo da Cecilia vostra carissima Zia, che havete determinato di
volervi maritare (mal grado de quanti parenti vi ritrovate havere) se
ben dovete togliere il piu vil furfante che vegga il Sole: ò pazzarella
dove ne havete il senno? siete voi di voi stessa uscita? imparate prima
a conoscervi bene, il che è potissima parte di vera sapienza, & poscia
diretemi (sel vi pare) di esser donna d'haver marito? saprete voi
conservare in casa stando quel che il marito guadagnerà fuor di casa
andando? che questo è uno de principali ufficij della buona madre di
famiglia? saprete voi discretamente comandare a servidori & allevare i
figliuoli come alle buone madri si conviene? Io temo grandemente (per
dirvi hora il tutto) senza tenervi alcuna cosa celata che voi sarete
di quelle, che vituperano il sesso nostro, & lo fanno alli huomini
per la lor dappocaggine abhominevole. Deh fate a mio modo, imparate
prima la modestia, la discrettione, & la vigilantia, imperoche alle
padrone di casa conviensi sempre esser le prime che la mattina si
levino, & l'ultime che si corchino: pensate (vi prego) meglio a fatti
vostri, & non vogliate (come le bestie fanno) movervi solamente alle
cose presenti, non risguardando le future, non vogliate per un poco
di prurito di minor dolcezza di quella che sovente ne causa la rogna
porvi a rischio di menar perpetuamente mala vita, & farvi schiava
dell'intemperanza maschile. vi paio forsi nell'ammonirvi troppo dura
& aspra: date la colpa a voi stessa, poscia che sempre foste di si
adormentato intelletto, che ne per ammonitioni, ne per gridi, ne per
minaccie mai vi potei svegliare da si profondo sonno: date la colpa a
vostri maligni affetti, liquali a guisa del morbo regio vi fanno parer
amaro il mele. Di Pavia.