Antonio Ricardo, mi hà parlato a lungo da parte vostra, & hammi
diffusamente narrato, in quanto bisogno siete per la malignità di
tempi, & per l'iniquità de malvagi giudici, Iddio sa quanto de casi
vostri internamente mi doglio, sa il medesimo come mi sento gli
affanni vostri dentro al cuor mio, ne mancherò io mai di soccorrervi
& favorirvi in quanto si stenderanno le forze mie; & dogliomi ch'elle
sieno si deboli come le sono: opportuna cosa nondimeno mi pare, di
pregarvi a sofferire piu pacientemente di quel, che fate la poverta
vostra laquale, volendola io diffinire (come in vero si deveria) altro
non è che una penuria de fragili & de caduchi beni causatrice (per cosi
dire) di vita quieta & a tutti i buoni desiderabile. Sappiate M. Clara
mia che per il mezzo di questa beata povertà, non si temono le minaccie
del mondo, ne li acuti dardi della fortuna: folmini pur il cielo quanto
sa: caggiano baleni et tuoni piu che non ne cadddero mai in Flegra:
scuoti la rabbiosa furia de venti il mondo a suo piacere, inondino i
fecondi campi le assidue pioggie: rompansi i fiumi, sorgan per tutto le
tumultuose guerre: lievinsi crudeli Pirrati et i violenti rubbatori,
che sempre la povertà lieta si vedrà & ogni spaventevol cosa prenderà
a giuoco: la povertà non nocque mai alle buone menti, cosi spero non
debba nuocer a voi: la povertà dall'oracolo di Apollo, sotto persona
di Aglao Sophidio povero possessore d'un picciol campo fu preferita
alli thesori di Gige, fu cagione la povertà che molti si risanassero da
gravi morbi et alli piu gratiosi studi volgessero l'animo: di questa
santa povertà, tanto gia dilettosi Diogene che fece altrui libero
dono di tutte le sue ricchezze, et piu li piacque d'habitar in una
versatil botte, che ne reali palagi, & piu tosto contentossi mangiar
delle lattuche selvagge, con le proprie mani lavate, che di adular al
tiranno: di questa invaghitosi Xenocrate, contentossi di possedere un
picciol orto: la medesima non dispiacque punto a Democrito (anzi fu
cagione che donasse ciò che possedeva) la non fu odiosa ad Anasagora,
poi che abbracciatola non si curò di si ampio patrimonio come egli
havea; della poverità delettatosi Amicla, povero nocchiero, non hebbe
timore d'udir alla sua porta a mezza notte la voce di Cesare temuta
dalli piu superbi Re c'havesse l'Oriente: considerate (vi supplico)
carissima sorella in quanto affanno vivono sempre li possessori delle
ricchezze: se risguardano il cielo, & veggano qualche nuvoletta,
temeno incontanente, che il ciel non rovini, & non si guastino i
seminati: se vento alcuno soffia temeno che gli alberi non caggiano a
terra, se qualche incendio si eccita, tremano di paura, che i fenili,
ò pagliai non rimanghino dalla vorace fiamma consumati: credetelo a
me, che la povertà pacientemente tolerata, è un bene non conosciuto:
l'è una felicità incomparabile, so quel ch'io dico, io non erro, ne
vaneggio punto: contentative sorella di esser povera perche cosi non
temerete che il rapace soldato rubbi i vostri grassi armenti, non
temerete l'invidia delli amici, le astutie de ladroni, le insidie de
parenti; & i cittadineschi tumulti: non vi attristate se povera siete:
ma conformative con la volontà d'Iddio, non vi sbigottite per essa.
ne vi paia di viso brutta, anzi fateveli all'incontro animosamente:
io vi ho proposto per vostra consolatione alcuni essempi tolti dalle
attioni delli huomini: molto piu n'havrei potuto togliere dalle
donne troppo grandi disprezzatrici de thesori, ma questo honore per
hora m'è piacciuto di far a gl'huomini per l'amor che porto al mio
baron Madruccio di cui non nacque mai il piu leale, ne il maggiore
osservatore delle leggi matrimoniali. Da Teno alli V. di Marzo.