Non credo che alcuno di quelli, iquali finsero i poeti esser condennati
alli supplitij infernali, senta tanta angoscia, quanta sente un'anima
che sia presa di gelosia: l'affanno veramente delle figliuole di Danao,
il tormento di Prometheo, l'afflittione di Sisipho, la molestia di
Titio, il cordoglio di Theseo & di Isione è nulla, rispetto a quel
che per gelosia si pate. questo vi dico io, perche ve ne guardiate,
intendendo che siete assai vicina per intrare in questo inestricabil
laberinto. Deh lasciate per vostra fe correre l'acqua all'ingiù &
non vogliate rizzar le gambe a cani: tengo fermamente che se voi
perseverate a cotesto modo, che diverrete la favola del volgo. Di
Piacenza.