All’estremità meridionale del golfo di Carpentaria s’accumulavano
rapidamente delle masse di vapori di tinta oscura, ma coi margini color
del rame, e si distendevano pel cielo, minacciando di coprirlo fino
agli estremi limiti dell’orizzonte.
Da quella direzione soffiavano, ad intervalli, delle folate di vento
caldo provenienti senza dubbio dalle ardenti regioni del continente e
forse da quel grande deserto di pietre che occupa buona parte di quella
grande terra.
Anche il mare cominciava ad agitarsi e le sue onde perdevano la loro
brillante tinta azzurra, diventando giallo-sporche e si coprivano di
spuma.
Alle sette di sera, mentre il sole radeva già l’orizzonte, verso il
sud cominciarono a rullare i primi tuoni e qualche lampo guizzò in
mezzo alle masse vaporose. Il vento quasi subito accrebbe di violenza,
fischiando fra il sartiame e l’alberatura della nave, sollevando delle
forti ondate le quali si cozzavano fra di loro con cupi muggiti.
— Brutta notte, disse il capitano a Cornelio e ad Hans che osservavano
l’avanzarsi delle nubi. Fortunatamente il golfo di Carpentaria è ampio
e non ha dei banchi pericolosi che intorno alle isole Eduard Pellew,
ed i frangenti e le scogliere corallifere dello stretto di Torres sono
assai lontane.
— Prendiamo terzaruoli, zio?
— Sarà cosa prudente il farlo. Aiutatemi, giovanotti, ed anche tu,
Lu-Hang.
Le rande, che avevano uno sviluppo notevolissimo, potevano sbandare
la _giunca_ al punto da farle imbarcare acqua sul tribordo, se la loro
superficie non veniva diminuita ed il vento aumentava.
Il capitano ed Hans s’affrettarono a prendere terzaruoli sulla vela
di trinchetto, e Cornelio ed il Chinese su quella di maestra. Questa
manovra che consiste nell’abbassare il picco, ossia il pennone
superiore, dopo d’aver imbrogliate le due vele triangolari superiori,
chiamate contro-rande, e nell’annodare delle cordicelle, diminuendo
la superficie delle vele inferiori di una metà o di un terzo, fu tosto
eseguita, malgrado le furiose scosse che subiva la _giunca_ ed i soffi
impetuosi del vento.
La nave, che era fortemente inclinata sul tribordo, si raddrizzò
alquanto, ma subito ricadde mentre nella stiva si udiva un sordo
muggito.
— Che cos’è? chiese il capitano, stupito ed inquieto. Avete udito, voi?
— Sì, disse Cornelio, che tendeva gli orecchi. Ho udito uno strano
fragore. Che ci sia qualcuno nella stiva? Forse dei selvaggi nascosti?
— Non è possibile; li avremmo veduti quando abbiamo levata la zavorra.
Ad un tratto si battè la fronte ed impallidì:
— Gran Dio! mormorò.
— Cos’hai, zio? chiesero Hans e Cornelio.
— Wan-Horn! gridò invece il capitano. Ti sembra che la _giunca_ si sia
abbassata?
— Cosa volete dire, signore? chiese il vecchio marinaio.
— La sua immersione è sempre uguale a poppa?
Wan-Horn si curvò sul coronamento del cassero e guardò giù. Un grido
gli sfuggì.
— Capitano! esclamò. Noi andiamo lentamente a picco! La poppa si è
immersa di un mezzo metro da oggi; l’acqua ha coperto tutto il timone e
rade l’orlo inferiore del quadro!
— Hans, Cornelio, Lu-Hang, nella stiva! gridò il capitano, con voce
rotta. Triste fatalità che pesa su noi!...
Scesero tutti e quattro a precipizio nella stiva, col cuore stretto
da un’angoscia inesprimibile, le fronti imperlate d’un freddo sudore.
Sfuggiti ai denti degli antropofaghi mentre già si credevano salvi,
stavano ora per venire inghiottiti dai flutti del golfo di Carpentaria,
e nel momento in cui la tempesta stava per assalirli!...
Giunti in fondo alla scala, s’arrestarono. Wan-Stael, che era dinanzi a
tutti, aveva messo un piede in acqua.
— Un lume!... diss’egli.
Lu-Hang, che era l’ultimo, risalì in coperta, scese nel quadro di poppa
e ritornò con una lanterna accesa.
— La stiva è inondata! esclamarono Hans e Cornelio, impallidendo.
Infatti la stiva della _giunca_ era coperta d’acqua, la quale si
precipitava ora verso babordo ed ora verso tribordo con sordi e paurosi
muggiti, frangendosi contro i puntali e contro i piedi degli alberi
di trinchetto e di maestra. Come era entrata?... Si era aperta una via
d’acqua in causa della cattiva costruzione della nave o qualche madiere
si era spezzato durante l’arenamento?...
Wan-Stael, pallido per l’emozione, colla fronte aggrottata, gettava
sguardi disperati a tribordo, a bordo, a prua ed a poppa, cercando, ma
invano, di scoprire l’apertura.
— Ebbene, zio? chiese Cornelio, possiamo ancora salvare la nave?
— È impossibile! rispose Wan-Stael, facendo un gesto di rabbia. È
troppo tardi!
— Abbiamo una pompa a bordo.
— E qui vi sono ormai duecento botti d’acqua.
— Se si potesse turare la falla?
— La vedi tu?... E noi non ci siamo accorti prima di questo nuovo
disastro!...
— Possiamo cercarla; non vi è che un metro d’acqua per ora e...
— Zitto!...
Il capitano si era curvato verso l’acqua, tendendo gli orecchi.
Verso poppa si udiva come un sordo mormorìo che pareva prodotto
dall’irrompere d’una violenta corrente.
— È là!... diss’egli. Scendi, Lu-Hang.
— Sotto il quadro di poppa? chiese il chinese, sbarazzandosi della
hen-pu (larga casacca dalle ampie maniche) e dei ken-ku (specie di
calzoni usati dai pescatori, pure assai larghi e che formano sul ventre
una doppia piega).
— Sì, all’estremità del paramezzale, verso bordo.
Il pescatore s’immerse e si diresse verso poppa, portando seco la
lanterna. Lo si vide curvarsi, immergendo il braccio destro, poi
ritornare correndo, malgrado le ondate che si precipitavano da una
estremità all’altra della stiva.
— Capitano, diss’egli, con accento di terrore. Qualcuno ci ha traditi.
— Cosa vuoi dire?
— Che la nave è stata, come dite voi, sabordata.
— Forata da qualcuno?
— Sì, capitano, ed ho sentito sotto la mano una scure ancora infissa
nel legno.
— Ma chi vuoi che sia stato a fare quel foro?
— Il selvaggio, signore.
— Ah!... il miserabile!... gridò Wan-Stael. Sì, ora comprendo:
quell’infame, dopo d’aver reciso le catene delle ancore, ha sabordata
la _giunca_ per impedirci di fuggire. È vasta l’apertura?
— Le onde devono averla ingrandita, poichè ha un diametro di mezzo
metro.
— Allora siamo perduti. La nostra pompa non riuscirà a vincere l’acqua
che entra.
Risalì in coperta. Le tenebre erano allora calate, ed il golfo di
Carpentaria offriva uno spettacolo pauroso.
Larghe ondate, colle creste coperte di candida spuma, salivano dal sud
con lunghi muggiti, frangendosi impetuosamente contro i fianchi della
_giunca_, la quale si sollevava penosamente, scricchiolando.
Il vento non più frenato, urlava su tutti i toni, strideva attraverso
al sartiame, fischiava fra i boscelli delle manovre correnti, ruggiva
fra le vele che sbatteva in tutti i sensi, non avendo una direzione
costante, e laggiù, verso le coste della Terra d’Arnheim e quelle di
Torres, lampeggiava e tuonava.
Frequenti colpi di mare, superando le murate, si rompevano sulla
coperta della nave, correndo all’impazzata verso prua o verso poppa e
sfuggendo, col fragore di una cateratta, attraverso gli ombrinali[7] di
tribordo e di babordo.
Il vecchio Horn, quantunque rimasto solo in coperta, affrontava
serenamente e senza impallidire l’uragano. Ritto sul cassero, coi
capelli e la lunga barba bianca arruffati dal vento, colle mani strette
attorno alla ribolla del timone, guidava intrepidamente l’affondante
nave.
— Wan-Horn, disse il capitano, raggiungendolo. La giunca ci affonda
sotto i piedi.
— Con questa tempesta che ci assale?
— Il selvaggio l’ha sabordata e l’acqua entra come un torrente.
— Ah!... la canaglia! Cosa volete fare, signore? Se la costa fosse
vicina si potrebbe tentare di raggiungerla e spingere la _giunca_ sui
banchi.
— La terra di Torres è a cento miglia da noi e la _giunca_, fra un’ora,
s’immergerà negli abissi del golfo.
— Non ci sarebbe il tempo necessario per costruire una zattera?
— Con queste onde? Anche se il tempo ci fosse, tale costruzione sarebbe
assolutamente impossibile.
— Volete tentare la sorte colla scialuppa? Resisterà alla tempesta?
— Con l’aiuto di Dio, speriamo di vincere anche questa terribile prova.
— Miserabile selvaggio!
— I rimpianti sono inutili, Horn: bisogna agire prima che la nave ci
affondi sotto i piedi.
— Non dimenticate le armi; chissà dove approderemo!...
— Saranno le prime a essere imbarcate. Cornelio, Hans, Lu-Hang,
seguitemi!...