I selvaggi, vedendo fuggire la nave, mentre si credevano certi di
vederla immobilizzata sul banco, quantunque ormai avessero da cibarsi
a esuberanza coi depositi di _trepang_ e coi cadaveri dei disgraziati
chinesi, si erano gettati verso la spiaggia e superate le roccie si
erano messi a correre lungo la costa urlando ed agitando le armi,
sperando forse che il capitano ed i suoi compagni cercassero di
riprendere terra.
Fu una corsa però vana, poichè l’_Hai-Nam_, spinta dal vento che
frescava dall’est, filava rapidamente, inoltrandosi nell’ampio golfo
di Carpentaria. Le vele gonfie da scoppiare, la spingevano verso il
nord-est, ed il capitano la guidava verso il lontano stretto di Torres,
per riguadagnare più tardi il mar delle Molucche e quindi l’isola di
Timor.
Pareva che, malgrado l’arenamento, la nave non avesse sofferto, poichè
si comportava benissimo e s’alzava agilmente sulle onde spumeggianti
del golfo, quantunque quei velieri di costruzione chinese siano
generalmente assai pesanti.
— Urlate finchè volete, non ci prenderete più, disse Wan-Horn,
guardando i selvaggi che rimpicciolivano rapidamente. Vi sfido a
seguirci fino allo stretto di Torres.
— Ormai non ci fanno più paura, vecchio Horn, disse Cornelio.
— Lo credo, ma quelle canaglie possono vantarsi di aver fatto delle
buone prede. Poveri chinesi!... A quest’ora cucineranno sui carboni, in
attesa di venire inghiottiti da quei ributtanti selvaggi, ma la colpa
non è nostra. Se non si fossero ubbriacati, forse sarebbero tutti salvi
a bordo di questa giunca.
— E riusciremo noi a toccare le coste di Timor?
— E perchè no, signor Cornelio? Siamo solamente in cinque, ma la
manovra delle nostre vele non richiede numerose braccia, e poi
attraversato lo stretto di Torres più nulla avremo da temere, poichè
i pericoli non esistono che in quel braccio di mare che è così irto di
banchi coralliferi e di bassifondi.
— Purchè non ci sorprenda qualche tempesta! Guarda laggiù, vecchio
Horn, non scorgi tu delle nuvole alzarsi all’estremità del golfo?
— È vero, signor Cornelio, disse il marinaio, aggrottando la fronte.
Soffierà vento forte, questa notte; ma la _giunca_ sembra solida ed ha
provato già non poche tempeste.
— Non dico il contrario, ma se nell’arenamento si fosse guastata? Tu
sai che le carene di queste navi non sono così robuste come quelle dei
velieri costruiti sui cantieri europei.
— Anche questo è vero, signor Cornelio. Tutte le giunche chinesi,
siano _ts-as-ch’wan_ ossia grosse navi, o _towmeng_ ossia piccole
giunche, o _ta-yü-ch’wang_ che portano un solo albero, sono in generale
assai difettose. Si dice anzi che un gran numero di esse non possono
affrontare i pericolosi cicloni che imperversano nei mari della China e
che il solo dipartimento marittimo di Canton perde annualmente non meno
di diecimila marinai, appunto in causa della cattiva costruzione delle
navi chinesi.
— Ciò non è incoraggiante per l’equipaggio della _Hai-Nam_.
— La nostra _giunca_, ve lo dissi già, è una delle migliori e porta una
velatura perfetta e molto più maneggiabile delle altre. Vostro zio non
avrebbe assunto il comando di una carcassa.
— Ehi, Wan-Horn! gridò in quell’istante il capitano, che si teneva
alla ribolla del timone. Non ti sembra che la giunca sia sbandata sul
tribordo?...
Il marinaio, sorpreso per quella domanda, lanciò un rapido sguardo
sul ponte e s’avvide infatti che era leggermente inclinata a tribordo,
mentre avrebbe dovuto esserlo sul babordo, in causa dell’azione delle
vele.
— Questa è strana! esclamò. Se vi fosse un carico nella stiva, direi
che s’è spostato, ma non abbiamo nemmeno una tonnellata di zavorra.
— Ebbene, Wan-Horn? chiese il capitano.
— Non so spiegare questo fenomeno, signor Wan-Stael, rispose il
marinaio. Si direbbe che la nostra giunca è zoppa, o per lo meno gobba.
— Mi pare però che navighi bene, vecchio mio.
— Infatti tiene il mare a meraviglia, capitano.
— Lascia andare; più tardi spiegheremo da cosa dipenda questo difetto
che prima non ho mai osservato. Prendi la ribolla, Horn.
— La rotta? chiese il marinaio, salendo sul cassero.
— Nord-nord-ovest, dritto all’isola Wessel. Uhm! il tempo si abbuia ed
avremo mar grosso fra poche ore.
— L’ho notato anch’io, signor Wan-Stael. Se il vento raddoppierà,
prenderemo terzaruoli.