XIII.

Era proprio come nel sogno; suo marito le diceva tutto, il quando, il

come ed il perchè aveva fatto la corte alla bella funambola; e questa

confessione spinosa non pareva costargli fatica. Egli parlava in terza

persona, e Beatrice poteva quasi credere che si trattasse d’un altro.

Dunque quel... giovinastro aveva visto la funambola celebrata. Era

bella? — Sì, era bella — Com’era? Che sorta di bellezza? — Ah! quanto

a questo, una bellezza volgare, una biondona; ma ciò importava poco;

l’importante era che tutti la dicessero bella. — È vero, l’importante

era questo.... E poi? — Dunque quel giovinastro aveva visto la

biondona, al Circo; i suoi compagni si divertivano a spacciar storielle

sopra l’invulnerabilità di quell’_artista_. I più vecchi seduttori,

dicevano, se n’erano tornati colle pive nel sacco. Perchè sono vecchi!

aveva esclamato il giovinastro. — Bravo! — Scommetti? — Scommettiamo.

Il giovinastro, senza perder tempo, si era accinto all’opera, ed aveva

vinto la scommessa. — Si era accinto all’opera!... Ma come aveva fatto?

— Era andato in casa della funambola. — E che cosa le aveva detto?... —

Ah! chi se ne ricorda? qualche bugìa. Il giovinastro era ricco, poteva

spendere — almeno così credeva — la funambola si era data vinta. Un bel

trionfo!

Beatrice, che aveva ancora dieci domande sulla punta della lingua,

non volle essere indiscreta, ed aspettò che il resto della confidenza

venisse da sè.

— Abbrevio, disse Cosimo.

Il giovinastro, dopo aver speso un poco di denaro, aveva ritrovato la

propria dignità smarrita; l’aveva ritrovata in casa della funambola,

un giorno che il suo buon angelo l’ebbe messo faccia a faccia con un

compagno di scuola; già un’altra volta il suo buon angelo l’aveva messo

faccia a faccia con quel compagno di scuola, ma sulle scale soltanto. —

Il giovinastro fece giudizio; applaudì ancora la funambola, l’applaudì

più forte degli altri, perchè si facesse palese che non le serbava

alcun rancore, poi la piantò. Gran collera della funambola. — E poi?

— E poi una minaccia orrenda, che fece tremare il giovinetto pentito,

la minaccia d’averlo fatto padre! Padre! Padre della creatura di una

donna simile! Era un’idea insopportabile. Più fanciullo che non si

fosse sentito mai, il disgraziato vide ancora la mala femmina, e non fu

buono con essa, no, non fu buono, non poteva essere buono; le rinfacciò

i vizii, le tresche, e le disse che era bugiarda. — La funambola non

si scompose; comprese il tumulto di quella coscienza, e vi gettò un

_forse_, che ne crebbe lo scompiglio. — È vero, disse, posso sbagliare,

ma io sento che è _tuo_ — _Tuo!_ — Sì, essa diceva _tuo_ — Ah!... e

poi? — Quel fanciullone, a cui una simile paternità metteva ribrezzo,

e il dubbio, orrore, passò allora i brutti giorni della sua vita —

divenne uomo. Finalmente la triste femmina gli annunziò da Pavia la

nascita d’una bambina. — E che fece il disgraziato? Mandò del denaro e

una parola sola, sempre la stessa parola cattiva: _bugiarda!_ Poi gli

venne un’idea, interrogare il registro battesimale della parrocchia.

Nenna era inscritta come figlia di padre ignoto... Ma avendo contato

dalla nascita di Nenna fino al giorno in cui egli aveva voltato le

spalle a Cesira, il conte Cosimo rialzò la fronte, perchè egli comprese

di non poter essere quel padre. E poi? Poi, chinò la fronte nuovamente,

pensando che se gli veniva risparmiata la peggiore vergogna che

possa colpire la coscienza umana, una paternità incerta, egli aveva

però meritato quella punizione. — Quanti anni aveva allora Silvio?

— Ventidue. — E Beatrice fece sorridere suo marito, domandandogli

se credeva che di giovani sicuri di non meritare quella punizione

ne rimanessero ancora molti dopo i ventidue anni. — Forse pochi. —

Avanti, e poi? — Poi quella donna non si era stancata di perseguitarlo,

facendo servire la propria creatura al peggiore dei ricatti. Aveva

voluto discutere, e quando Ambrogio era andato a dirle che il signor

conte aveva visto l’atto di nascita della bambina, la triste femmina

non si era data vinta. La sua Nenna l’avevano portata al battistero

molti giorni dopo la nascita — ecco — essa era pronta a giurarlo sul

battesimo di sua figlia. Poi il conte si era sposato ad una fanciulla

adorata; poi la funambola era caduta dal trapezio e si era rotta una

gamba; e quell’altro, continuando a pagare la sua scappatella...

— Il resto lo so, disse Beatrice.

— Come lo sai?

— Questa lettera mi lascia intendere tutto.

Ma si era fatta rossa, perchè le sue guance non erano avvezze alla

menzogna; e Cosimo indovinò il segreto di sua moglie.

— Non ti offende? — No, non lo offendeva; gli faceva bene, era

contento di riconoscere la forza sotto le sembianze della debolezza,

di ritrovare una carezza quasi materna, celata sotto il riso quasi

infantile.

— Ed ora che fai? chiese Beatrice.

— Dillo tu.

— Davvero? Faccio io? Lasci proprio che faccia io? Sì? Bravo! E sai che

faccio? Lo vuoi sapere subito? Scrivo io stessa.

— Beatrice!

— Scrivo a quella donna, e le chiedo Nenna! Vuoi? Non dire di no.

Quella bambina è innocente, l’adotteremo, e sarà come se avessimo una

figlia, tanto io non sono buona a nulla: oramai mi sono data pace, non

ci penso nemmanco più... Vuoi? Così quella donna vedrà che tra me e

te non ci sono segreti; tutta la sua forza è nel pensiero che noi non

ci amiamo abbastanza. Ma dimmi dunque di sì. Non l’hai ancora veduta

Nenna? Sarà bella; sarà buona; le bimbe a quell’età sono tutte carine.

Aveva gli occhi lucenti, il viso acceso, e parlava coll’ingenuità di

una fanciulla. Sotto lo sguardo sospettoso di suo marito non battè

ciglio.

— Tu dunque credi che quella bambina possa essere?... le domandò Cosimo.

Manco per sogno. Beatrice non credeva niente affatto; il registro

battesimale era una prova infallibile...

Lo sguardo di Cosimo le ricercava il cuore, ma Beatrice si schermì

gettando a suo marito altre parole ed altre carezze.

— La toglieremo a quel mestiere odioso; non farà più la _rana_,

crescerà come se fosse nostra figlia, verrà su buona e gentile. —

Facciamola questa buona azione. Cosimo mio, facciamola.

Cosimo non rispose, e continuò a guardare sua moglie; all’ultimo,

interamente rasserenato, si curvò a baciarla.

— Ah! disse Beatrice allegramente; ho vinto!

Amore ha cent'occhi · 第 36 / 59 题