Era proprio come nel sogno; suo marito le diceva tutto, il quando, il
come ed il perchè aveva fatto la corte alla bella funambola; e questa
confessione spinosa non pareva costargli fatica. Egli parlava in terza
persona, e Beatrice poteva quasi credere che si trattasse d’un altro.
Dunque quel... giovinastro aveva visto la funambola celebrata. Era
bella? — Sì, era bella — Com’era? Che sorta di bellezza? — Ah! quanto
a questo, una bellezza volgare, una biondona; ma ciò importava poco;
l’importante era che tutti la dicessero bella. — È vero, l’importante
era questo.... E poi? — Dunque quel giovinastro aveva visto la
biondona, al Circo; i suoi compagni si divertivano a spacciar storielle
sopra l’invulnerabilità di quell’_artista_. I più vecchi seduttori,
dicevano, se n’erano tornati colle pive nel sacco. Perchè sono vecchi!
aveva esclamato il giovinastro. — Bravo! — Scommetti? — Scommettiamo.
Il giovinastro, senza perder tempo, si era accinto all’opera, ed aveva
vinto la scommessa. — Si era accinto all’opera!... Ma come aveva fatto?
— Era andato in casa della funambola. — E che cosa le aveva detto?... —
Ah! chi se ne ricorda? qualche bugìa. Il giovinastro era ricco, poteva
spendere — almeno così credeva — la funambola si era data vinta. Un bel
trionfo!
Beatrice, che aveva ancora dieci domande sulla punta della lingua,
non volle essere indiscreta, ed aspettò che il resto della confidenza
venisse da sè.
— Abbrevio, disse Cosimo.
Il giovinastro, dopo aver speso un poco di denaro, aveva ritrovato la
propria dignità smarrita; l’aveva ritrovata in casa della funambola,
un giorno che il suo buon angelo l’ebbe messo faccia a faccia con un
compagno di scuola; già un’altra volta il suo buon angelo l’aveva messo
faccia a faccia con quel compagno di scuola, ma sulle scale soltanto. —
Il giovinastro fece giudizio; applaudì ancora la funambola, l’applaudì
più forte degli altri, perchè si facesse palese che non le serbava
alcun rancore, poi la piantò. Gran collera della funambola. — E poi?
— E poi una minaccia orrenda, che fece tremare il giovinetto pentito,
la minaccia d’averlo fatto padre! Padre! Padre della creatura di una
donna simile! Era un’idea insopportabile. Più fanciullo che non si
fosse sentito mai, il disgraziato vide ancora la mala femmina, e non fu
buono con essa, no, non fu buono, non poteva essere buono; le rinfacciò
i vizii, le tresche, e le disse che era bugiarda. — La funambola non
si scompose; comprese il tumulto di quella coscienza, e vi gettò un
_forse_, che ne crebbe lo scompiglio. — È vero, disse, posso sbagliare,
ma io sento che è _tuo_ — _Tuo!_ — Sì, essa diceva _tuo_ — Ah!... e
poi? — Quel fanciullone, a cui una simile paternità metteva ribrezzo,
e il dubbio, orrore, passò allora i brutti giorni della sua vita —
divenne uomo. Finalmente la triste femmina gli annunziò da Pavia la
nascita d’una bambina. — E che fece il disgraziato? Mandò del denaro e
una parola sola, sempre la stessa parola cattiva: _bugiarda!_ Poi gli
venne un’idea, interrogare il registro battesimale della parrocchia.
Nenna era inscritta come figlia di padre ignoto... Ma avendo contato
dalla nascita di Nenna fino al giorno in cui egli aveva voltato le
spalle a Cesira, il conte Cosimo rialzò la fronte, perchè egli comprese
di non poter essere quel padre. E poi? Poi, chinò la fronte nuovamente,
pensando che se gli veniva risparmiata la peggiore vergogna che
possa colpire la coscienza umana, una paternità incerta, egli aveva
però meritato quella punizione. — Quanti anni aveva allora Silvio?
— Ventidue. — E Beatrice fece sorridere suo marito, domandandogli
se credeva che di giovani sicuri di non meritare quella punizione
ne rimanessero ancora molti dopo i ventidue anni. — Forse pochi. —
Avanti, e poi? — Poi quella donna non si era stancata di perseguitarlo,
facendo servire la propria creatura al peggiore dei ricatti. Aveva
voluto discutere, e quando Ambrogio era andato a dirle che il signor
conte aveva visto l’atto di nascita della bambina, la triste femmina
non si era data vinta. La sua Nenna l’avevano portata al battistero
molti giorni dopo la nascita — ecco — essa era pronta a giurarlo sul
battesimo di sua figlia. Poi il conte si era sposato ad una fanciulla
adorata; poi la funambola era caduta dal trapezio e si era rotta una
gamba; e quell’altro, continuando a pagare la sua scappatella...
— Il resto lo so, disse Beatrice.
— Come lo sai?
— Questa lettera mi lascia intendere tutto.
Ma si era fatta rossa, perchè le sue guance non erano avvezze alla
menzogna; e Cosimo indovinò il segreto di sua moglie.
— Non ti offende? — No, non lo offendeva; gli faceva bene, era
contento di riconoscere la forza sotto le sembianze della debolezza,
di ritrovare una carezza quasi materna, celata sotto il riso quasi
infantile.
— Ed ora che fai? chiese Beatrice.
— Dillo tu.
— Davvero? Faccio io? Lasci proprio che faccia io? Sì? Bravo! E sai che
faccio? Lo vuoi sapere subito? Scrivo io stessa.
— Beatrice!
— Scrivo a quella donna, e le chiedo Nenna! Vuoi? Non dire di no.
Quella bambina è innocente, l’adotteremo, e sarà come se avessimo una
figlia, tanto io non sono buona a nulla: oramai mi sono data pace, non
ci penso nemmanco più... Vuoi? Così quella donna vedrà che tra me e
te non ci sono segreti; tutta la sua forza è nel pensiero che noi non
ci amiamo abbastanza. Ma dimmi dunque di sì. Non l’hai ancora veduta
Nenna? Sarà bella; sarà buona; le bimbe a quell’età sono tutte carine.
Aveva gli occhi lucenti, il viso acceso, e parlava coll’ingenuità di
una fanciulla. Sotto lo sguardo sospettoso di suo marito non battè
ciglio.
— Tu dunque credi che quella bambina possa essere?... le domandò Cosimo.
Manco per sogno. Beatrice non credeva niente affatto; il registro
battesimale era una prova infallibile...
Lo sguardo di Cosimo le ricercava il cuore, ma Beatrice si schermì
gettando a suo marito altre parole ed altre carezze.
— La toglieremo a quel mestiere odioso; non farà più la _rana_,
crescerà come se fosse nostra figlia, verrà su buona e gentile. —
Facciamola questa buona azione. Cosimo mio, facciamola.
Cosimo non rispose, e continuò a guardare sua moglie; all’ultimo,
interamente rasserenato, si curvò a baciarla.
— Ah! disse Beatrice allegramente; ho vinto!