2 ottobre.

«Reduce la sera del 1 in S. Angelo, io ebbi notizia che una colonna

nemica da 4 a 5000 uomini trovavasi a Caserta vecchia; ordinai per

le 2 della mattina ai carabinieri genovesi di trovarsi pronti con

350 uomini del corpo di Spangaro ed una sessantina di montanari del

Vesuvio. Marciai a questa ora su Caserta per la strada della montagna

e S. Leucio. Prima di giungere a Caserta il prode tenente colonnello

Missori, ch’io aveva incaricato di scoprire il nemico con alcune delle

valorose sue guide, mi avvertì che i regj trovavansi schierati sulle

alture da Caserta vecchia a Caserta, ciò che potei verificare io stesso

poco dopo.

«Mi recai a Caserta per concertarmi col generale Sirtori, e non

credendo il nemico sì ardito da attaccare quella città, combinai collo

stesso generale di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano

e di marciare al nemico pel suo banco destro, cioè attaccarlo per le

alture del parco di Caserta, mettendolo così tra noi e la divisione

Bixio, a cui aveva mandato l’ordine d’attaccare dalla sua parte.

«Il nemico teneva ancora le alture, ma scoprendo poca forza in Caserta

aveva progettato di impadronirsene, ignorando senza dubbio il risultato

della battaglia del giorno antecedente, e perciò lanciava circa la metà

delle sue truppe.

«Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del mio seguito furono

ammazzati. Potei passare più liberamente grazie al valore della brigata

Simonetta, divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse

coraggiosamente il nemico.

«Giunsi così all’incrocicchio della strada di Capua e S. Maria,

centro delle posizioni di S. Angelo, e vi trovai i generali Medici

ed Avezzana, che col solito coraggio e sangue freddo, davano le loro

disposizioni per respingere il nemico incalzante su tutta la linea.

«Dissi a Medici «Vado sull’alto ad osservare il campo di battaglia,

tu ad ogni costo difendi la posizione». Procedeva appena verso le

alture che ci stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico

padrone.

«Senza perder tempo raccolsi quanti soldati mi capitarono alla mano

e ponendomi a sinistra del nemico ascendente, cercai di prevenirlo.

Mandai nello stesso tempo una compagnia di bersaglieri genovesi verso

il monte S. Nicola per impedire che il nemico se ne impadronisse.

Quella compagnia e due compagnie della brigata Sacchi ch’io aveva

chiesto e che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono il

nemico.

«Movendomi io poi verso destra, sulla linea di ritirata, il nemico

principiò a discendere ed a fuggire. Solamente dopo qualche tempo

io venni a sapere che un corpo di cacciatori nemici, prima del loro

attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle, per un sentiero

coperto, senza che nessuno se ne accorgesse.

«Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo ora favorevole a

noi, ed ora obbligati di ripiegarci davanti al nemico assai numeroso e

tenace.

«Da vari giorni non equivoci indizi mi annunziavano un attacco, e

perciò non m’era lasciato allettare dalle diverse dimostrazioni del

nemico sulla destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poichè

i regj impiegarono contro di noi, nel primo ottobre, quante forze

disponibili avevano, e ci attaccarono simultaneamente su tutte le

posizioni.

«A Maddaloni dopo varia fortuna, il nemico era stato respinto. A

S. Maria parimenti, ed in ambo i punti aveva lasciato prigionieri

e cannoni. Lo stesso avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di

più di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto inferiori

d’assai al nemico, egli era rimasto con una forte colonna padrone delle

comunicazioni tra S. Angelo e S. Maria; di modo che, per portarmi

alle riserve, ch’io aveva chieste al generale Sirtori, da Caserta a

S. Maria fui obbligato di passare a levante dello stradale che da S.

Angelo conduce a quell’ultimo punto. Giunto in S. Maria verso le due

pomeridiane, vi trovai i nostri comandati dal bravo generale Milbitz,

che avevano valorosamente respinto il nemico su tutti i punti.

«Le riserve chieste da Caserta giungevano in quel momento. Le feci

schierare in colonna d’attacco sullo stradale di S. Angelo. La brigata

Milano in testa; seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva parte

della brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i bravi Calabresi

di Pace che trovai nel bosco sulla mia destra, e che combatterono

splendidamente.

«Appena uscita la testa della colonna dal bosco, verso le tre

pomeridiane, fu scoperta dal nemico che cominciò a tirare delle

granate, ciò che cagionò un po’ di confusione allo spiegamento dei

giovani bersaglieri milanesi che marciavano avanti. Ma quei bravi

militi, al suono di carica delle trombe si precipitarono sul nemico che

cominciò a piegare verso Capua.

«Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto seguite da un

battaglione della stessa brigata, che caricò impavidamente il nemico

senza fare un tiro.

«Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma, colla direzione di

S. Maria a Capua, un angolo di circa quaranta gradi, in guisa che,

procedendo la colonna sullo stradale, lo spiegamento di essa doveva

essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. Quindi impegnata

che fu la brigata Milano ed i Calabresi, io spinsi al nemico la brigata

Eber sulla destra della prima delle sue forze su quella città. Mentre

adunque mi trovava marciando al coperto, sul fianco destro del nemico,

questo attaccava di fronte Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone,

se il generale Sirtori colla sua consueta bravura, ed una mano di prodi

non lo avessero respinto.

«Coi Calabresi del generale Stocco, e quattro compagnie dell’esercito

settentrionale, io procedevo intanto sul nemico che fu caricato;

resistè poco e fu spinto quasi alla corsa sino a Caserta vecchia.

Ivi un picciol numero di nemici si sostenne per un momento facendo

fuoco dalle finestre e dalle macerie, ma presto fu circondato e fatto

prigioniero. Quei che fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei

soldati di Bixio, il quale, dopo d’aver combattuto valorosamente il 1 a

Maddaloni, giungeva come un lampo sul nuovo campo di battaglia. Quelli

che restarono indietro capitolarono con Sacchi, a cui aveva dato ordine

di seguire il movimento della mia colonna; dimodochè di tutto il corpo

nemico, pochi furono quelli che poterono salvarsi.

«Questo corpo pare essere quello stesso che aveva attaccato Bronzetti a

Castel Morone — e che l’eroica difesa di quel valoroso, col suo pugno

di prodi, aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed impedito

quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse alle spalle.

«Il corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere quella colonna

al di là del parco di Caserta, nella giornata del 1, respingendolo

valorosamente[58].

Caserta, 3 ottobre 1860.

Uno dei Mille della spedizione garibaldina nel Mezzodì d'Italia · 第 30 / 39 题