«Reduce la sera del 1 in S. Angelo, io ebbi notizia che una colonna
nemica da 4 a 5000 uomini trovavasi a Caserta vecchia; ordinai per
le 2 della mattina ai carabinieri genovesi di trovarsi pronti con
350 uomini del corpo di Spangaro ed una sessantina di montanari del
Vesuvio. Marciai a questa ora su Caserta per la strada della montagna
e S. Leucio. Prima di giungere a Caserta il prode tenente colonnello
Missori, ch’io aveva incaricato di scoprire il nemico con alcune delle
valorose sue guide, mi avvertì che i regj trovavansi schierati sulle
alture da Caserta vecchia a Caserta, ciò che potei verificare io stesso
poco dopo.
«Mi recai a Caserta per concertarmi col generale Sirtori, e non
credendo il nemico sì ardito da attaccare quella città, combinai collo
stesso generale di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano
e di marciare al nemico pel suo banco destro, cioè attaccarlo per le
alture del parco di Caserta, mettendolo così tra noi e la divisione
Bixio, a cui aveva mandato l’ordine d’attaccare dalla sua parte.
«Il nemico teneva ancora le alture, ma scoprendo poca forza in Caserta
aveva progettato di impadronirsene, ignorando senza dubbio il risultato
della battaglia del giorno antecedente, e perciò lanciava circa la metà
delle sue truppe.
«Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del mio seguito furono
ammazzati. Potei passare più liberamente grazie al valore della brigata
Simonetta, divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse
coraggiosamente il nemico.
«Giunsi così all’incrocicchio della strada di Capua e S. Maria,
centro delle posizioni di S. Angelo, e vi trovai i generali Medici
ed Avezzana, che col solito coraggio e sangue freddo, davano le loro
disposizioni per respingere il nemico incalzante su tutta la linea.
«Dissi a Medici «Vado sull’alto ad osservare il campo di battaglia,
tu ad ogni costo difendi la posizione». Procedeva appena verso le
alture che ci stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico
padrone.
«Senza perder tempo raccolsi quanti soldati mi capitarono alla mano
e ponendomi a sinistra del nemico ascendente, cercai di prevenirlo.
Mandai nello stesso tempo una compagnia di bersaglieri genovesi verso
il monte S. Nicola per impedire che il nemico se ne impadronisse.
Quella compagnia e due compagnie della brigata Sacchi ch’io aveva
chiesto e che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono il
nemico.
«Movendomi io poi verso destra, sulla linea di ritirata, il nemico
principiò a discendere ed a fuggire. Solamente dopo qualche tempo
io venni a sapere che un corpo di cacciatori nemici, prima del loro
attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle, per un sentiero
coperto, senza che nessuno se ne accorgesse.
«Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo ora favorevole a
noi, ed ora obbligati di ripiegarci davanti al nemico assai numeroso e
tenace.
«Da vari giorni non equivoci indizi mi annunziavano un attacco, e
perciò non m’era lasciato allettare dalle diverse dimostrazioni del
nemico sulla destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poichè
i regj impiegarono contro di noi, nel primo ottobre, quante forze
disponibili avevano, e ci attaccarono simultaneamente su tutte le
posizioni.
«A Maddaloni dopo varia fortuna, il nemico era stato respinto. A
S. Maria parimenti, ed in ambo i punti aveva lasciato prigionieri
e cannoni. Lo stesso avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di
più di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto inferiori
d’assai al nemico, egli era rimasto con una forte colonna padrone delle
comunicazioni tra S. Angelo e S. Maria; di modo che, per portarmi
alle riserve, ch’io aveva chieste al generale Sirtori, da Caserta a
S. Maria fui obbligato di passare a levante dello stradale che da S.
Angelo conduce a quell’ultimo punto. Giunto in S. Maria verso le due
pomeridiane, vi trovai i nostri comandati dal bravo generale Milbitz,
che avevano valorosamente respinto il nemico su tutti i punti.
«Le riserve chieste da Caserta giungevano in quel momento. Le feci
schierare in colonna d’attacco sullo stradale di S. Angelo. La brigata
Milano in testa; seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva parte
della brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i bravi Calabresi
di Pace che trovai nel bosco sulla mia destra, e che combatterono
splendidamente.
«Appena uscita la testa della colonna dal bosco, verso le tre
pomeridiane, fu scoperta dal nemico che cominciò a tirare delle
granate, ciò che cagionò un po’ di confusione allo spiegamento dei
giovani bersaglieri milanesi che marciavano avanti. Ma quei bravi
militi, al suono di carica delle trombe si precipitarono sul nemico che
cominciò a piegare verso Capua.
«Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto seguite da un
battaglione della stessa brigata, che caricò impavidamente il nemico
senza fare un tiro.
«Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma, colla direzione di
S. Maria a Capua, un angolo di circa quaranta gradi, in guisa che,
procedendo la colonna sullo stradale, lo spiegamento di essa doveva
essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. Quindi impegnata
che fu la brigata Milano ed i Calabresi, io spinsi al nemico la brigata
Eber sulla destra della prima delle sue forze su quella città. Mentre
adunque mi trovava marciando al coperto, sul fianco destro del nemico,
questo attaccava di fronte Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone,
se il generale Sirtori colla sua consueta bravura, ed una mano di prodi
non lo avessero respinto.
«Coi Calabresi del generale Stocco, e quattro compagnie dell’esercito
settentrionale, io procedevo intanto sul nemico che fu caricato;
resistè poco e fu spinto quasi alla corsa sino a Caserta vecchia.
Ivi un picciol numero di nemici si sostenne per un momento facendo
fuoco dalle finestre e dalle macerie, ma presto fu circondato e fatto
prigioniero. Quei che fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei
soldati di Bixio, il quale, dopo d’aver combattuto valorosamente il 1 a
Maddaloni, giungeva come un lampo sul nuovo campo di battaglia. Quelli
che restarono indietro capitolarono con Sacchi, a cui aveva dato ordine
di seguire il movimento della mia colonna; dimodochè di tutto il corpo
nemico, pochi furono quelli che poterono salvarsi.
«Questo corpo pare essere quello stesso che aveva attaccato Bronzetti a
Castel Morone — e che l’eroica difesa di quel valoroso, col suo pugno
di prodi, aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed impedito
quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse alle spalle.
«Il corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere quella colonna
al di là del parco di Caserta, nella giornata del 1, respingendolo
valorosamente[58].
Caserta, 3 ottobre 1860.