SCENA XIII.

AGLAE _ed_ ELÈO.

AGL. (_con effusione triste_) Elèo!...

EL. Aglae! Ebbi la tua. (_commosso, cercando padroneggiarsi e parer

calmo_) Grazie... Reco gli addii a Mènecle e a te.

AGL. (_triste, commossa_) E tu parti...

EL. Stanotte.

AGL. (_vivamente inquieta_) Per dove? con chi?

EL. Con Pelopida tebano e i compagni suoi. (_esclamazione di

Aglae_) Tebe accolse mio padre esule al tempo dei tiranni: è

giusto che nell'ora delle sue sventure, il figlio paghi il debito

dell'ospitalità...[211]

AGL. (_vivissimamente_) E tu...

EL. E io seguirò i fuorusciti nella più santa delle imprese.

AGL. (_dolorosamente esclamando_) O Dee!

(Si abbandona sur un sedile, sopraffatta dall'emozione e piange).

EL. Avresti preferito sapermi vivere, da te lontano, una vita oscura,

ignava, ingloriosa? Ignavia per ignavia, tanto allora varrebbe la

colpa!...

AGL. (_asciugandosi gli occhi e cercando padroneggiarsi_) No, no!

Perdona... hai ragione... Ma tu sei eroe, figlio di eroi, ed io, dopo

tutto, non sono che una fanciulla. Perdona. Vedi. Sono forte ora.

(_parla con voce rotta, reprimendo i singhiozzi_) Ti guardino i Numi!

Oh nessuna preghiera sarà mai loro salita più fervida delle mie! Ti

guardino i Numi! E ricordati di Aglae!..

EL. Ricordarmi?! La tua lettera verrà meco come la voce del buon

genio mio. Le tue parole mi han fatto triste insieme e superbo. Tutta

la mia esistenza, dissi a me stesso, mi parrà spesa bene, se sarà

spesa a meritarmele. Quando le ore mi passeranno più tristi, dirò:

Coraggio!... la stima di Aglae è con te. Quando la lontananza mi parrà

più incresciosa, penserò che è per Aglae che l'affrontai: e che, se al

mio nome, tra i Greci, verrà qualche gloria, Aglae lontana lo saprà.

Così avrò una ambizione nella mia vita, una luce sulla mia via. E se un

giorno sentissi le forze mancarmi, e farmisi uggiosa la luce cara del

dì... vorrà dire che Aglae m'avrà dimenticato...

AGL. Oh Elèo! sei cattivo! e non dovresti esserlo con la povera

Aglae in quest'ora!... Ecco, io avevo preparato un bel ricordo che

avrebbe fatto qualche volta sovvenire ad Elèo la sua piccola sorella

d'infanzia: così Aglae, pensavo, fida restando al dover suo, potrà

viaggiar senza rossore in compagnia dell'amico de' suoi primissimi

dì... (_mentre Aglae parla, come fra sè, con voce carezzevole,

infantile, ha nelle mani un piccolo ritratto all'encausto, che si è

levato dallo strofio, e che va guardando_) vedrà con lui altro cielo

ed altre città della Grecia: e come egli la vedrà sempre sorridergli

così... dello stesso sorriso, fissarlo sempre con lo stesso sguardo,

come uguali rimarran sempre queste dipinte sembianze, così uguali per

Elèo rimarranno la memoria ed il cuore di Aglae...

EL. (_vivissimamente, facendo atto di prenderle il ritratto dalle

mani_) Il tuo ritratto!... Oh grazie!

AGL. (_con umore_) Grazie niente. Mi hai detto quelle brutte parole...

EL. Aglae!

AGL. Ho fatto male a dirti di venire. Era meglio non vederci... Va...

lasciami...

EL. Ma non prima di aver meco questo pegno, che non darei (_glie lo

toglie con affettuosa violenza: Aglae se lo lascia togliere, senza

guardar Elèo_) pei tesori della terra! non prima di averti detto che

Elèo parte, ma la sua mente e la sua anima rimangono qui:... qui,

presso al piccolo domestico altare, dove orfano appresi ad amare i soli

esseri che mi amarono al mondo e ad accettare per essi il dolore... a

comprendere, per essi, il sacrificio!... (_con trasporto vivissimo_) Oh

andassi fino agli ultimi confini del mondo ed agli Espèridi... lascierà

prima Pallade la nostra rupe, che queste soglie, ove tu vivi, il mio

pensiero!...

AGL. No, no, Elèo!... capisco di chiedere troppo... troppo più che

io non deva, al tuo cuore ed alla tua memoria... Tu sei bello, sei

giovane, e non potrai, non dovrai vivere sempre solo...

EL. (_con rimprovero_) Aglae!...

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 98 / 112 题