MÈN. Sicuro... sicuro... (Ora capisco...)

CRÒB. (_terminando la frase_) ... è una gran bella cosa!...

MÈN. Fino a un certo punto.

CRÒB. (_a mo' di conclusione del suo dire, abbraccia forte Mènecle_)

Qua un abbraccio.

MÈN. (_liberandosi_) Più adagio. Le costole non sono in comune. Del

resto, dici bene, dal momento che l'amicizia è il mettere in comune

tutte le cose...[197] (_parla velatamente ironico_) come dice il

proverbio, comune la nave, comune il pericolo...[198].

CRÒB. Precisamente.

MÈN. (_a parte_) (E perciò imbarca sulla nave anche le mogli).

CRÒB. Oh, e Aglae come sta? la nostra cara Aglae...

MÈN. (_a parte_) (L'ho detto!) La _mia_ cara Aglae sta bene... (Bisogna

insegnargli il singolare degli aggettivi possessivi!) Sicchè anche

tu sei del parere delle _Aringatrici_ di Aristofane! Sai, quella

scena dove Prassàgora inaugura il governo delle donne e fa il suo

discorso-programma: «Prima di tutto noi donne metteremo in comune

la terra, il danaro e ciò che ciascuno ha; tutti possiederanno pani,

pesci, focaccie, tonache, vino, corone e lenticchie...»

CRÒB. (_facendo vivi segni di adesione e proseguendo la citazione

a memoria_) «se alcuno vede una fanciulla, e gli va a genio, può

pigliarsela dalla Comune, senza spesa...

MÈN. (_proseguendo_) «le donne faran figli per chi ne vuole...»[199].

CRÒB. (_con ripetuti e vivi segni di adesione_) Benissimo!

Benissimo!... Oh per me, al sistema di Prassàgora ci sto subito...

(_maliziosamente a Mènecle_) Queste son massime da mettere nell'arche

insiem coi pomi!...[200]. E senti: se noi governassimo ancora le

isole...

MÈN. (_suggestivo_) Tu cederesti la tua Mìrtala a chi la vuole...

CRÒB. (_approvando sempre con calore_) Benissimo!

MÈN. (_c. s._) Io cedo a chi la vuole la mia Aglae...

CRÒB. Benissimo!... Per la compagnia che le fai...

MÈN. (_frenandosi, e proseguendo l'ironia suggestiva_) Per Mìrtala mi

presento io...

CRÒB. Benissimo! E io faccio come fai tu.

(Gesto vivissimo di collera in Mènecle).

MÈN. (Anche lui!) (_piantandosi in faccia a Cròbilo, — e fattosi

d'improvviso scuro in volto e minaccioso_) Ma... e se io... non

dividessi le teorie di Prassàgora? E se a noi che abbiamo governato le

isole, non piacessero queste teorie di governo?

CRÒB. (_lo guarda tra attonito e spaventato_) Eh? (Che diamine gli è

saltato in mente?...)

MÈN. (_rifacendosi calmo d'un tratto_) Vieni qua.

(Lo conduce a uno scrittoio, tira fuori alcune carte, e le scorre

leggendole, con accento pacato e bonario, mentre Cròbilo lo guarda

trasecolato, senza comprendere).

CRÒB. Che cosa sono?

MÈN. (_ritornato calmissimo_) Sono carte firmate da me. Alcuni ricordi

del _nostro_ governo dell'isole, quand'ero in Lesbo e vi applicavo

le leggi di Atene. Guarda qui. (_piglia una carta e poi ne spiega,

discorrendo bonariamente, a Cròb. il contenuto_) Sentenza nella causa

di Lisicle. Un bel giovanotto — come te — certo Lisicle, che abitava

in Metinna, avea tresca con la moglie di Stefano. Stefano il marito

lo seppe e un bel giorno, sul fatto te li colse, là presso la marina,

in un bel luogo verde, ombroso, sacro alle ninfe e agli amori: il

quadretto era poetico molto, ma a Stefano pare piacesse poco: perchè

ricorse a te... cioè a me... cioè a noi. E _noi_ abbiamo condannato

Lisicle in via di clemenza alla pena esemplare del rafano[201].

(_sbalzo di spavento di Cròbilo: Mènecle finge non accorgersene, e

prosegue tranquillissimo_) Stette a letto soltanto cinque mesi...

CRÒB. (_spaventato_) Ohimè!...

MÈN. Il medico Dionda, anima pia, lo curò: ed io ho curato il medico

con una multa di mille dramme[202]. (_Mènecle passa tranquillamente a

un'altra carta fingendo non accorgersi delle esclamazioni di spavento

di Cròbilo_) Altra come sopra. Sentenza per la morte di Eutemòne. Certo

vecchio, Nicarco, trascurava la moglie, e il leggiadro Eutemòne se ne

approfittava. La notte il marito dormiva al pian di sopra, la moglie

al pian terreno, col pretesto di far la pappa al bimbo: quando, una

notte, a cucinar la pappa del bimbo, il marito sorprese Eutemòne: e,

senza complimenti, te lo ammazzò. Fu processato per omicidio[203] — ed

ecco la sentenza di assoluzione, con parole di lode, da me firmata, a

incoraggiamento e sprone dei mariti futuri...

CRÒB. (_spaventato giungendo le mani_) O santo Giove, rettor delle

stelle!... e _tu_ hai fatto...

MÈN. (_correggendolo, ironico_)... non io... _noi, noi_.

CRÒB. Che maniera di governare!

MÈN. Questo abbiam fatto noi (_accenna sè e Cròbilo, beffardamente

appoggiando sul_ noi) quando governavamo le isole... (_battendogli

sulla spalla — e con accento minaccioso, vibratissimo_) Tieni il

ricordo in serbo... E metti anche questo nell'arca, insiem coi pomi!

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 69 / 112 题