SCENA VIII.

MÈNECLE _ed_ ELÈO.

EL. (_entra affrettato_) Buon dì, Mènecle!... Arrivo tardi?

MÈN. (_lo saluta distratto_) Oh no... anzi...

EL. Ho fatto tutto. Sono stato da Pelopida, da Lisia e da Iseo... Iseo

e Lisia parleranno all'assemblea per appoggiarti, i fuorusciti di Tebe

confidano in te. Pur troppo la intimazione di Sparta, di espellere

i fuorusciti, incontra favore tra gli amici della pace... La lotta

nell'assemblea sarà viva...[184].

MÈN. (_distratto, seguita a borbottare fra sè_) (Farò come fai tu...).

EL. ... e per battere gli avversarî non ci vorrà meno dell'autorità

della tua parola. Per Giove! da Teseo in poi i diritti della ospitalità

furon sempre sacri ad Atene; e questo ingrandirsi minaccioso di Sparta

alle nostre porte, e la sventura stessa de' fuorusciti reclama che

Atene dia lor soccorso... n'è vero?

MÈN. (_distratto, soprapensiero_) E dunque bisogna darlo.

EL. Pure son tanti che ti parlano dello stato misero della flotta,

delle perdite recenti, dell'imprudenza del tirarci addosso una guerra,

se diamo ai profughi aiuto... ti pare?...

MÈN. (_distratto sempre e assorto ne' suoi pensieri_) Allora non

bisogna darlo.

EL. (_risentito e sorpreso_) Mènecle!

MÈN. (_riscotendosi all'apostrofe di Elèo_) Cioè... volevo dire...

perdona... non avevo sentito bene. (_borbotta fra i denti_) «Farò come

fai tu...» Dunque dicevi...

EL. Dicevo che il soccorrere i fuorusciti, che vennero a noi col

ramoscello de' supplici e si sedettero presso le nostre are[185], mi

pare un dover sacro...

MÈN. (_riscotendosi_) Sicuro, mio bravo Elèo!... (_gli stringe forte la

mano_) Per il trofeo di Maratona![186] sicuro ch'è dover sacrosanto...

EL. Grazie! La tua parola nell'assemblea deciderà. Oh sì, dopo il voto

dell'integro, del virtuoso Mènecle, vedrai che la maggioranza verrà

dietro... e tutta Atene farà quel che fai tu...

MÈN. Eh? (_con movimento vivissimo, fra comico e irritato_) (Non

bastava lei! anche quest'altro!... Anche tutta Atene vuol fare quel che

faccio io! È un contagio!) Ma dunque...

EL. Dunque l'ora scorre e gli amici tebani m'aspettano. Corro a portar

loro le parole tue.

MÈN. E non passi a salutare Aglae?...

EL. (_si fa in volto serio e scuro_) No... sono atteso... è tardi...

MÈN. È tanto di cattivo umore stamattina, che...

EL. Ragione di più per lasciarla tranquilla. Falle tu i miei saluti.

(_tra serio e mesto_) Passando per la tua bocca, le giungeran meno

discari...

MÈN. (Bravo! Se tu sapessi!...) Basta: come vuoi. Siamo intesi.

Salutami Pelopida.

EL. Addio (_esce_).

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 59 / 112 题