AGL. (_proseguendo incalzante_) Ah, lo so che la gloria di un nome
ha sempre un fascino per le donne; lo so che le forestiere venute da
Corinto sono curiose di conoscere questo Mènecle di cui si parla per
Grecia; (_continui segni di stupor comico di Mènecle, Aglae prosegue
con simulata energia_) ma io so anche quale fu il giuramento delle
nostre nozze, e ti credevo, se non più fedele verso me che lo ebbi, più
religioso verso gli Dei che lo hanno ascoltato!
(Va corrucciata a sedersi).
MÈN. (_a parte_) (Decisamente, è matta. Elleboro ci vuole.[178]
(_guardandola di sottecchi_) Eppure... come è bella mia moglie quando è
in collera!)
AGL. Tu non rispondi? Non rispondi?
MÈN. (_a sè_) (Tanto fa. Le discolpe le farem poi. È la via che se
n'esce).
AGL. Il tuo silenzio... è eloquente. Ah, non basta, o Mènecle, andar
illustre nella città, col nome scritto su la colonna![179]. Non bastano
i meriti in faccia alla patria, quando in faccia ai domestici lari,
oblii la santità delle sue leggi!...
MÈN. (Anche questo!) (_si volta risentito, come risoluto a difendersi_)
Oh questo poi... (_si reprime_) (Se mi difendo, guasto).
AGL. (_afferrando la sua interruzione_) Questo poi è grave — volevi
dire! E mentre io traggo sola le lunghe giornate nel ginecèo, pensando
a ciò che farà Mènecle per la Repubblica, — Mènecle divide il tempo fra
la Repubblica... e l'altre cure: e quando rientra ha sulla fronte le
rughe...
MÈN. (_a parte, comicamente_) (Lo credo).
AGL. (_completando la frase_) ... le rughe dei grandi pensieri...