MÈNECLE _e_ BLÈPO.
(Mènecle leggendo una carta, seguito da Blèpo, entra dal peristilio
a destra).
MÈN. (_leggendo_) «Scegliere fra essere o non essere. O si è marito o
non si è. Se essere non volevi, non dovevi diventarlo». Ma bravo, per
Giove, mio cognato Fània! Platone non avrebbe ragionato meglio! (_si
volge a Blèpo_) E che t'ha detto Fània nel darti questa?
BL. Che ripassava.
MÈN. Che ombra fa?
BL. Un piede[153].
MÈN. Oh, oh! quasi mezzodì! Sarà qui a momenti. Va. (_lo richiama_)
Aspetta. Ed è tornato, n'è vero, in mia assenza, Elèo?
BL. No.
MÈN. Come no? e queste carte? chi te l'ha date?
(Accennando altre carte che ha in mano).
BL. Lui.
MÈN. Quando?
BL. Stamattina.
MÈN. Dove?
BL. Qui.
MÈN. Dunque è venuto, imbecille!...
BL. Grazie.
MÈN. (_impazientito_) È venuto sì o no?
BL. Venuto sì, tornato no.
MÈN. (_lo guarda sorpreso_) Eh?...
BL. (_con far grave e sentenzioso_) _Venire_ non è lo stesso di
_tornare_. E se uno viene, non torna. E se uno torna, non viene. Però
si può dire: _In questo suol vengo e ritorno_, come Eschilo fa dire ad
Oreste esule[154].
MÈN. (_guardatolo attonito, se gli appressa, tra serio e canzonatorio_)
Bravo!... E, dimmi in grazia... dove e quando hai imparato queste belle
cose?...
BL. (_con gravità_) Ieri, passando dal Liceo, da uno di quei filosofi
che ci stanno. E delle altre cose ancora...
MÈN. (_ironico_) Ah!... sei divenuto un savio... dunque?
BL. (_sentenzioso_) No, padrone. Perchè ciò che diviene non è[155],
e non può essere nel momento che diviene: altrimenti, se fosse già,
non diverrebbe, o, se diviene, diviene un'altra cosa: e quello che
è, se potesse divenire, allora l'essere diventerebbe eguale al non
essere, mentre il non essere è diverso dall'essere, come dice Ercole in
Euripide[156]. E per scegliere quindi fra l'essere...
MÈN. (_continuando ironico_) ... e il non essere... Ferma un momento.
E dimmi un po'... hai scopato le stanze stamane?... e la casa è
all'ordine?... è?
BL. Sicuro che è.
MÈN. (_fissandolo_) Ma potrebbe anche non essere, visto come impieghi
il tempo. Vedi questo? (_gli mostra un grosso bastone_) Cosa credi che
sia? essere o non essere?
BL. (_tirandosi a rispettosa distanza_) Vedo. È un bastone... è...
MÈN. Ne convieni? Ebbene, se ti sento fare ancora di queste scoperte,
e bazzicar quei galantuomini che mangiano fichi nel Liceo[157], questo,
che è un bastone, ti annunzio che può _divenire_ uno spianatoio per le
tue spalle, pur non cessando di _essere_ un bastone. M'hai inteso?
BL. Perfettamente.
MÈN. Vedi che lo sei, un savio!... Va.
(Blèpo esce, facendo comiche smorfie).