AGLAE, TRATTA _ed_ ELÈO.
TR. (dalla soglia) Elèo!...
AGL. Ah!... (_momento di pausa, di perplessità e lotta interna
vivissima. Poi risolvendosi_) Passi.
EL. (_entra vivacissimo e reca dei corimbi di narcisi_). Aglae!...
li ho colti là... dove tu sai... (_Aglae non risponde, è triste,
pensierosa — Elèo, interdetto, depone i fiori_) Che hai?
AGL. (_mesta, chinando lo sguardo_). Nulla. Leggevo una lettera... di
Mènecle... per me. La puoi leggere anche tu... Leggi.... continua pur
forte!...
(Elèo, guardandola tra sorpreso ed esitante, prende lentamente
la lettera, che ella gli stende, la legge e poi ripiglia a voce
forte la lettura al punto che Aglae gli ha segnato. Aglae segue la
lettura, profondamente commossa).
EL. (_leggendo_). «Quando tuo padre morente affidavati a me, tu eri
fanciulla quattordicenne appena. Accorrevano, allettati dalla dote
ch'io t'avrei fatto, i concorrenti: ma pel tuo cuore di fanciulla l'ora
della scelta non era suonata: e libera e felice bramavo la tua. Ed io
dissi fra me: che tre o quattro anni a te restavano prima d'affacciarti
alle soglie vere della vita, e non più di tre o quattr'anni — ero
anche malfermo di salute a que' dì — mancavano a me per abbandonarle.
Pensai che sposandoti a un estraneo in quell'età, io rinunziavo in mani
ignote un incarico sacro; che la mia casa poteva offrirti, pei tuoi
anni verdissimi, asilo, fino al dì che la mia morte t'avrebbe trovata,
giovane e bella, erede delle mie fortune, padrona della scelta del cuor
tuo, e in grado di porne le condizioni...»
AGL. (_ad Elèo_). Che ti sembra?
EL. (_triste e serio_). È leale. (_prosegue la lettura_) «... Se in
quel mio desiderio sia entrato anche un desiderio egoistico: veder
consolata la mia vecchiaia dal tuo sorriso, lo squallore del mio
inverno da un ultimo raggio di sole, oh Aglae, io non oso domandarlo a
me stesso: non oso cercar tra le pieghe del mio cuore più nascose, in
quell'unico mesto desiderio, l'unico mio torto verso di te...»
AGL. (_asciugando una lagrima_) Povero vecchio!...
EL. (_prosegue a leggere_). «Ve lo hai letto tu forse? Non so. So che
in queste nozze il cuor tuo volle scorgere un debito verso l'ombra
paterna: le accettasti prima colla ingenuità della gratitudine;
le subisti poi colla abnegazione del sagrificio... Non volli
disingannarti. Per la educazione del tuo animo quella prova era troppo
bella. Nella Parca liberatrice confidavo perchè fosse breve. Ma ecco,
l'ora che io pensavo è suonata; e trova te fatta donna, nello splendore
dei doni di Venere; e trova me vecchio e vivo e senza il diritto
di prevenire la Parca.[149] Sciupar con un vecchio il tuo aprile,
invecchiar senza gioie nè di sposa, nè di madre, non era questo ch'io
promisi, non può essere questo il premio alla tua virtù.[150] Ma s'io
ti dicessi ora ciò, se pregandoti di recar teco delle mie fortune
quel che in mia mente è già tuo, io ti offrissi di sciogliere di mutuo
accordo le nozze, la tua fierezza, resa dall'idea del sacrifizio più
altera, rifiuterebbe sdegnosamente».
AGL. (_a sè_). Certo!...
EL. (_segue a leggere_). «... Valermi della legge, e liberar te
col ripudio? triste felicità la tua sarebbe, comperata a prezzo del
peggior degli affronti.[151] Sola una via mi restava. Scioglierti
dagli scrupoli verso di me: obbligarti a ricorrere all'arconte tu
medesima. Sei nervosa, impaziente, irascibile: pensai di stancare la
tua pazienza. Sei virtuosa e leale: il giorno che il tuo cuore sentirà
prepotente il bisogno di vivere, tra l'abbandonarmi lealmente a fronte
alta e l'ingannarmi, il tuo cuore, ne sono certo, nella scelta non
esiterà. Quando leggerai queste righe avrai scelto, e mi perdonerai
questi giorni di tedio e l'inganno dell'esserti parso egoista,
duro, scortese. Me lo perdonerai pensando alla triste solitudine che
m'attende[152], e in cui non avrò altro conforto che di saperti felice,
e aver sciolto la mia promessa alla cara ombra del padre tuo.
«MÈNECLE».
AGL. (_Elèo lascia cadere il foglio, mestissimo in volto. Aglae ha da
qualche minuto in mano e sta contemplando i fiori di Elèo: alle ultime
parole della lettera, se gli è già venuta accostando: nel punto in cui
egli termina, con atto dolce e amorevole gli ripresenta i ramoscelli
di narciso. Elèo vorrebbe rifiutare, ella insiste con gesto muto,
amorevole di preghiera; Elèo riprende i fiori ad occhi bassi, senza dir
parola. Aglae prosegue con voce lentissima e dolce_). Vedi bene che a
quell'ombra non potrei più offrirli... (_lunga scena muta fra i due_).
Non sarebbe bello!... Non sarebbe bello!...
(Saluto lungo e silenzioso. Elèo si allontana lentamente ed esce.
Aglae ricade sulla sedia, celando il volto nelle mani).