MÈN. (_ironico_) ... gli uomini filerebbero la lana...
MÌRT. ... e la lana ci scapiterebbe, ma le leggi ci guadagnerebbero.
Già anche oggi (_parla con Mènecle_), al solito, avrete tirato colle
vostre unghiaccie delle gran righe lunghe sulla cera[140] e data
qualcun'altra delle vostre sentenze storte...
MÈN. Tranquìllati... oggi è vacanza...
MÌRT. Se non è oggi, sarà stato ieri...
Come s'è detto, durante questo dialogo, Aglae è seduta intenta al
suo lavoro.
MÈN. Ah, ieri sì...
MÌRT. Sentiamo!...
MÈN. Oh, una causa molto semplice. A Fillide, la giovinetta moglie del
vecchio Fràstore Egilièo, è morto il padre due mesi fa. Malgrado tutto
l'amor figliale, gli occhi per troppo piangere la ragazza non se li è
sciupati, e questo è quel che capita ai padri, quando maritano, per
interesse, a controgenio le figliuole. È andata ai funerali col suo
vecchio marito, senza troppo graffiarsi il viso, con lui è intervenuta
al banchetto funebre dei novendiali,[141] quel tanto insomma che la
legge ordina ai figliuoli, e niente più. Che è, che non è, salta fuori
un bel pezzo di giovine, certo Màntia, ammogliato alla vecchia Pànfila:
e asserendosi solo superstite parente dell'orfana fanciulla, invoca il
diritto dalla legge, di pigliarsela in isposa...[142]
CRÒB. To' che felice idea!...
MÌRT. Oh, il birbante! già, sarà stato d'accordo con quella
civettuola...
MÈN. Fosse d'accordo o di suo capo, vattelapesca. Il fatto è che la
ragazza, messi in un piatto di bilancia i sessant'anni del consorte
vecchio, nell'altro i ventitrè del cuginetto nuovo, trovò la domanda
di quest'ultimo immensamente ragionevole. Non così il venerando marito
di lei e la veneranda mogliera del nostro giovanotto: ai quali proprio
non entrava in testa che s'avessero a disfare due matrimonî per cavarne
fuori un terzo a loro spese...
MÌRT. Per Venere! Se avean ragione!...
MÈN. ... e per farla valere, appunto, si misero insieme, poichè il
giovine stette duro a far la lite...
MÌRT. ... quella sfacciatella avrà soffiato sotto...
MÈN. (_aderendo_) — ... la sfacciatella soffiava sotto — e chiesero
all'arconte che la domanda dell'improvvisato cuginetto fosse respinta,
contestandone la parentela. Ma sì! il cuginetto era assistito da un
avvocato coi fiocchi, il vecchio Isèo, il quale squadernò davanti
ai giudici un albero genealogico, in linee rette, oblique, laterali
e trasversali, che risaliva sino a Codro per via di femmine e per
via di maschi sino a Teseo: un albero rispettabile. Di più, esibì la
testimonianza dei servi, i quali, posti ai tormenti,[143] dichiararono
aver una volta udito il padre della fanciulla, nel contrattar la
compera di un asino, chiamar parente il padre del giovine. Di più, la
ragazza interrogata, abbassando gli occhi con molta ingenuità e grazia
pudica, confermò anch'ella questa circostanza...
CRÒB. Dell'asino?
MÈN. (_confermando e battendogli sulla spalla_) Dell'asino.
MÌRT. (_impaziente_) Insomma... la conclusione...
MÈN. La conclusione — ecco... l'albero, veramente, era un po'
imbrogliato... ma il vecchio Isèo ci mise tanta eloquenza — «_giudici,
guardate questo! considerate quest'altro!_»...
MÌRT. Che i corvi se lo mangino!...
MÈN. ... e quei due giovani, a vederli, lì insieme, tutti e due,
biondi, rosei, mandandosi certe occhiate — dritte, laterali e
trasversali — come quelle dell'albero, pareano così fatti l'una per
l'altro...
MÌRT. (_furiosa_) E quindi...
MÈN. E quindi Isèo, in uno slancio oratorio, imposte le mani sulle due
giovani teste, le avvicinò (_mentre sta dicendo questo con inflessione
espressiva di voce, getta occhiate verso Aglae, come volesse fermarne
l'attenzione. Aglae infatti, alta la testa, e sospeso il lavoro, pur
senza guardar Mènecle, mostra di essere molto attenta_)... e citò
il verso di Omero che _Giove vuol congiunti i simili coi simili_;
e il tribunale per non far torto nè ad Omero nè a Giove, giudicò
ch'eran proprio cugini autentici e che il giovine avea diritto di
divorziar dalla vecchia, e di portar via al vecchio la giovanetta.
I due vegliardi cascarono ululando nelle braccia uno dell'altro, la
giovanetta abbassando gli occhi con molta ingenuità e grazia pudica
rivolse all'antico sposo un commovente sguardo d'addio, e sospirando...
si rassegnò.
MÌRT. (_indignata_) E tu o Giove, che cosa fai là sopra, che non
punisci queste infamie commesse in tuo nome?
MÈN. (_pacatissimo_) Vedi, hai torto d'invocar Giove. Forse in quel
momento era occupato anche lui colla piccola Ebe... a far dei torti
alla veneranda Giunone. Son cose che succedono in cielo e in terra..
MÌRT. Ma tu, tu, come hai votato?
MÈN. Ecco... io ci vedo poco... ma mi hanno assicurato che proprio
le linee trasversali andavan bene,[144] e quindi per non guastarle —
mancando un voto alla maggioranza — ho dato il mio.
AGL. (_con iscatto repentino, vibratissimo di voce_) Bravo Mènecle!...
CRÒB. (_contemporaneamente, sottovoce per non farsi udir da Mìrtala_)
(Bravo Mènecle!)