AGL. E avrai a far molto oggi?
MÈN. Non saprei.
AGL. Eccomi ben informata!... (_sollevando il capo dal lavoro_) Mi puoi
favorire quel libro lassù...
MÈN. (_prende un rotolo nel luogo indicatole da Aglae e legge il
titolo esterno_) _Amori di Piramo e Tisbe_... (_fra sè_) (Non sono i
nostri...)
AGL. No... l'altro...
MÈN. (_c. s. leggendo il titolo esterne_) _Le Trachìnie_... e la
_Medea_.
AGL. Quello.
MÈN. Vuoi rileggere come Dejanira si disperò dell'abbandono di
Ercole, e Medea del divorzio di Giasone?... Erano due stupide...
(_nell'avviarsi verso Aglae col libro in mano, legge macchinalmente
quel che gli vien sott'occhio_):
«Arse Achelòo per me: come potea
Donzelletta mirar l'orrido aspetto?
Ed io per me chiedea
Aspra ed acerba morte,
Piuttosto che a quel mostro esser consorte».[84]
Un'altra stupidaggine!... (_consegna il libro ad Aglae_).
AGL. (_prendendo il libro_) Tanto per ingannare il tempo!... Queste
giornate di ecatombèo[85] sono sì lunghe!...
MÈN. (_si ferma un momento a guardarla, poi torna a camminare
concitato, come combattuto da qualche pensiero, poi le si fa appresso e
la chiama_) Aglae!...
AGL. (_pacatissima, continuando a leggere_) Mènecle!...
MÈN. Ti ricordi di quel che tuo padre al letto di morte ci raccomandò,
ad entrambi, quando a me ti affidava?
AGL. (_senza distor gli occhi dalla lettura e dal lavoro della corona,
con voce pacatissima_) Me ne ricordo...
MÈN. Che cosa ci disse?...
AGL. A me disse: sii casta e virtuosa... deferente al marito...
pietosa agl'infelici... ossequente agli Dei...; a te... (_si arresta
d'improvviso_).
MÈN. (_vivamente_) A me... Aglae?...
AGL. A te... non ricordo.
MÈN. Non importa. Me ne ricordo io. A me disse di farti felice.
AGL. (_sempre leggendo, e come distratta_) Ah, sì!...
MÈN. Aglae!... (_dopo una pausa di esitanza_) lo sei?
AGL. (_alzando il capo_) E me lo chiedi? Nulla qui mi manca degli agi
della vita: ho servi, cagnolini, fantesche: specchi di Brindisi[86]
e tappeti di Babilonia,[87] ed ori e gemme, e vesti milesie e veli di
Còo: tu mi provvedi di tutto per le feste di Minerva[88] e per le sante
Tesmoforìe; vo per te rispettata fra le donne libere di Atene, ottengo
i primi onori nelle cerimonie della gran dea: per te posso adempiere
al voto di mio padre, beneficar gl'infelici e dar sagrificj alla sua
tomba...
MÈN. (_sospirando_) E d'altro?
AGL. E se... (_si arresta_).
MÈN. (_insistendo_) E se?...
AGL. E se qualcosa ancora mancasse alla felicità mia, non sarebbe un
tentare Adrastea chiedere felicità compiuta, cosa non concessa agli
umani? Sola io sarei nata sotto astro sì benigno, io sola avrei avuto
a condizioni diverse dagli altri quest'aria che respiro, da raggiungere
sulla terra ogni mèta dei desiderj?...[89]
MÈN. (_crollando il capo_) Ahimè! tu parli come parlerebbe Socrate...
ma Socrate, oltre alla molta sapienza, aveva anche il naso rincagnato
e gli occhi loschi... e sessantacinqu'anni sulla gobba...: tu non hai
nessuno di questi privilegi. E se le donne ragionano colla testa così
bene alla tua età, che cosa faranno a sessanta?
AGL. (_lavorando_) Ragioneranno anche meglio.
MÈN. Eppure, se tuo padre, morendo, avesse portato sotterra il
desiderio di una felicità maggiore per te? Se a quella ch'ei per te
imaginava, di laggiù vedesse che una parte ne manca, credi che la sua
ombra non ne avrebbe dolore... rimorso forse?...
AGL. Mènecle! che discorsi son questi?... Decisamente la veglia di
stanotte non t'ha messo l'umore allegro...
MÈN. (_fra sè_) (Può essere!) (_secco_) Che ne sai tu!...
AGL. Io so che mio padre, memore de' tuoi beneficj, mi ha a te
affidata, morendo, come a nuovo padre della famiglia:[90] tu hai
pensato ai funebri paterni, alla educazione mia: hai sposata l'orfana
secondo il rito: m'hai chiesto prima se ero contenta: ho detto sì: se
non avevo altre mire in cuore, ho detto no: di che vuoi l'ombra paterna
si dolga? chi vuoi m'abbia a compiangere...
MÈN. Eh, a quindici anni se ne dicono tanti di sì e di no... (_fra sè,
indispettito, con un gesto vivo d'impazienza, picchiando sul tavolo col
rotolo che ha in mano e che gli cade per terra senza ch'ei vi badi nè
lo raccolga_) (Finge... e non c'è verso...) Pure, ieri, ti ho sorpresa
con una lagrima...
AGL. Sì, piangevo pensando a quella povera Cesira, di cui è giunta
notizia che le è morto, lassù in Tracia, il figlio...
MÈN. Ma ier l'altro la notizia non era giunta, e, quando rientrai,
stavi intrecciando, come oggi, delle rose,[91] e c'eran più nuvole
sulla tua faccia, che non sull'Egèo... quando fa nuvolo.
AGL. Pensavo che quanto quelle rose tanto dura la bellezza della donna.
Ogni cosa il tempo si porta via presto quaggiù: e a noi non resta che
il ricordo delle gioie godute...