(Rumori prolungati, conversazioni clamorose tolgono all'oratore la
parola).
EUDEM. (_a voce fortissima_). Una volta due uomini e un asino...
(Si fa silenzio improvviso).
1º EL. Ohe, attenti!... una storiella!...[55] ssssss!...
ELIASTI. Ssssss! ssssss!
(Silenzio generale completo).
EUDEM. (_ripiglia calmo_). Un asino e due uomini viaggiavano:[56]
l'uno, il padron della bestia, l'altro che l'aveva a nolo: e scottando
forte il sole, litigarono i due, a chi l'ombra dell'asino toccasse:
l'uno, il padrone, diceva aver noleggiato l'opera della bestia e non
l'ombra: l'altro replicava, l'ombra essere parte dell'opera...
(Eudemonippo si arresta con lunga pausa).
1º EL. To'! to'! un bel caso da decidere!...
2º EL. E così?... (_a Eudemonippo che ha fatto pausa_) come è andata a
finire?...
3º EL. (_ed altri_). Come è finita? come è finita?...
EUDEM. È finita che i due han ricorso ai giudici in tribunale, e i
giudici li han sentiti imparzialmente tutti e due... quello che voi non
fate con me: e voi che state attenti, appena vi parlo di un asino...
potreste bene star attenti, or che vi parlo di... un altro!...
(Indica l'accusatore: risate fra gli Eliasti).
2º EL. Bravo, per Giove! Sicuro! Ha ragione!...
1º e 3º ed altri EL. Sì, sì, parla!...
EUDEM. (_con voce pacatissima e gesto parco e corretto_). Non dubitate,
sarò cortese: e se di quante leggi violate ei m'accusò, tante menzogne
e stolidaggini gli proverò, bene io confido ei non sia per portar
fuori, col quinto dei voti, salve le spalle da qui: perchè sul vostro
animo incorrotto non han presa nè i grossi paroloni,[57] nè la truce
minaccia onde egli, per ispaventarvi, concluse. Paroloni e minacce
a lui dettate, s'intende (_ironico_), non da odio nè invidia, ma da
purissimo zelo dei costumi e dell'arte: così almeno vi assicurò: tu
intanto (_al cancelliere_) chiamami i testimoni.[58]
CANCELL. (_leggendo la lista testimoniale_). Callia di Stefano del
borgo di Alopéce, Pànfilo di Arìstide del borgo di Anagìro, Chèrea
di Lisìppo del borgo del Pireo... (_i testi citati si avanzano; il
cancelliere estrae dal vaso[59] la testimonianza e legge_) «Attestiamo
ch'eravamo in teatro alle feste Dionìsie quando Beoto, figlio di
Blepiro toricèse, oggi accusatore, presentò una sua commedia così
brutta che non giunse alla fine, perchè il popolo lo cacciò a fischi, e
per poco non lo lapidò...»[60]
EUDEM. Basta. Giurate che è vero?
I TRE TESTIMONI (_un dopo l'altro stendendo la mano sul tripode_).[61]
Giuro. Giuro. Giuro.
EUDEM. Ebbene, o giudici, io non nego che scevro da invidia e purissimo
sia lo zelo di Beoto: perchè la memoria delle sventure purifica, e i
fischi a lui toccati nell'arte furon tanti, che nessuno zelo può essere
più puro del suo. Ad una sua accusa vo' intanto rispondere: ch'abbia
per me sofferto ingiuria il vero. Voi tutti ricordate di Frìnico, il
poeta tragico che dilettò i vostri avi: chi sulla scena finse il vero
più di lui? Tutta la città egli commosse rappresentando la presa e la
distruzion di Mileto:[62] quand'egli mostrò l'orde persiane irruenti
al baglior degli incendî per la città devastata, e lo strazio dei
feriti e moribondi, e le jonie vergini strappate per i capelli agli
altari, le donne trafitte, i poppanti scannati sul seno delle madri,
tutti vinse la pietà, e per tutto il teatro fu altissimo pianto: ma
gli avi vostri condannarono Frìnico a fortissima multa, per averli
fatti piangere,[63] rappresentando troppo al vero quella disgrazia.
Giusta e savia condanna! Perocchè a noi le Muse abbiano concesso i
celesti doni a disvago e conforto dell'anima, non già ad intristirla
nella contemplazione pura e semplice dei mali.[64] E chi non sa che
uccisioni, e atti di ferocia, e pietosi casi avvengono tutti i giorni
intorno a noi?... Incontrai e vidi, qua venendo, un padre piangere
dirotto sul cadavere dell'unico figlio: io vi giuro, o Ateniesi,
che egli superava nella verità del pianto ogni istrione, e che nè
Sofocle nè Euripide mai non dipinsero un dolor come il suo: ed io non
chiedo riveder finto ciò che i miei occhi han visto già così vero! Ma
vollero i Numi che, a sollievo de' mali, noi alle Muse sagrificando
ci levassimo sopra dei dolori umani: e da dolori e da colpe e da
miserie, brutta discordante miscea, fuor balzasse un mondo di forme
belle e nascose, parlasse una arcana divina armonia, che i cuori umani
intendessero... e pure non fosse di quaggiù!... Questo vollero i nostri
poeti: per questo ammirammo la legge di Tebe che punisce l'artista se
dalla natura e dal vero non evoca le linee del bello. E tu calunnî,
o Beoto, quegli altissimi poeti che nominasti: non da utili verità nè
insegnamenti venne a loro la gloria, ma perchè le menti umane, sull'ali
de' lor canti leggiadri, sorgendo a più vaste e più lucide sfere,
ne ridiscesero migliori[65] e più gagliarde allo studio delle utili
cose!...
TESMOT. Accusato, tu divaghi, e l'acqua scorre!..
1º EL. Sì, sì, taglia corto!...
EUDEM. Grazie, Arconte.... non esco dal tema. Perchè forse è poi vero
che io abbia detto cose false e messa a capriccio la mia fantasia
nel posto delle leggi e del costume? Vero forse che io insegni nuovi
riti coniugali, libertà e diritti di donna e di moglie, a donna e a
moglie negati?... Ma, o tristo che m'accusi, perchè non accusi anche
l'ombre del vecchio Cràtino e del divino Aristofane, e di Antìfane,
e di Alessi, e di Filemone, e di Menandro nostro dai dolcissimi
amori, a cui le grazie conservino lunghi anni i geniali estri e la
vita? Provami che le mogli delle lor commedie sbugiardino le mogli
della mia: o trascinali anch'essi a questa ringhiera, e trascinavi
Aristotile e Senofonte, che qui nel suolo dell'Attica il nome di
sposa resero augusto e bello di più alti uffici, di cari diritti,
di nova dignità.[66] A voi intanto, o giudici, basti la pazienza
di udir la commedia, e raffrontarla alle leggi, se alcuna d'esse
violai. Tu (_al cancelliere_) brevemente recita queste: voi appresso
giudicherete quella. (_Al custode della clessidra_) Ferma l'acqua. (_Al
cancelliere_) E di' su.
CANC. (_legge_). «La donna è dal padre o dal fratel consanguineo o
dall'avo paterno data legittimamente in isposa a chi essi credono.
L'orfana erede è in balìa di chi n'ha il diritto o n'ebbe podestà dal
tutore».[67]
EUDEM. Ora la terza di Solone sull'orfane.
CANCEL. (_legge_). «L'orfana potrà reclamare che il parente più vicino
la sposi. Questi dovrà condur l'orfana in moglie o collocarla, dandole
cinquecento dramme di dote. Se nol fa, l'Arconte potrà obbligarvelo
sotto multa di mille dramme, sacre a Giunone».[68]
EUDEM. Continua l'altra.
CANCEL. (_legge_). «Anche se la donna fosse già maritata, e le muoia
il padre e non le restin fratelli, il prossimo parente la chiederà in
moglie, e il precedente matrimonio sarà sciolto».[69]
EUDEM. Queste, o giudici, le leggi nuziali, conservatrici delle stirpi.
Passa a quelle dei divorzî.
CANCEL. (_legge_). «Il divorzio ha luogo o per mutuo consenso de'
coniugi, o promosso dal marito o dalla moglie: se dal marito, è
ripudio: se dalla moglie, è abbandono.
«Se il divorzio accade per consenso mutuo o volontà del marito, non
esige intervento del giudice. Se è chiesto dalla moglie per incuria o
maltrattamenti del marito, la moglie presenta in persona la richiesta
scritta all'Arconte».[70]
EUDEM. Basta così. Queste savie leggi, o Ateniesi, a noi ha dato
Solone: voi direte se ad esse scrupolosamente conforme il tema della
commedia e la condotta di Mènecle non sia. Ben vero costui s'alza e vi
dice: A Mènecle, ne' panni suoi, per fargli onore, miglior partito era
scendere, volontaria ombra, fra i morti. E tu che lo affermi, l'avresti
fatto? Tu che adduci la legge, perchè non l'adduci intera?[71] Perchè
sapevi che, nel caso di Mènecle, il Senato di andar fra l'ombre
anzi il tempo non gli avrebbe data licenza. Leggila tutta... Occhio
all'acqua!...
CANCEL. «Chiunque a cui siasi fatta grave la vita, lo annunzi al
Senato, esponendone le cagioni: privazione di figli, perdita di
sostanze, corpo mutilato, o morbo incurabile...
EUDEM. Senti?...
CANCEL. .... e impetrato dal Senato il permesso, beva la cicuta e vada
pure».[72]
EUDEM. Hai udito le cagioni che la legge enumera? Mi dirai che l'avere
a sessantacinque anni una sposina di venti, sia compreso dalla legge
nella rubrica dei morbi incurabili?
BEOTO. Certo.
EUDEM. Ammettiamolo. Chi ti dice che lo ammetteranno, per proprio
conto, i senatori? E che a tutti poi accomodi di contar in piazza,
al Senato, malattie di forma così atroce? E se il permesso è negato,
perchè non parli della pena ai trasgressori?... Dilla tu.
CANCEL. «Se uno si uccida da sè senza licenza, la mano che questo fece,
sia seppellita separata dal corpo».[73]
EUDEM. E tu, difensor delle leggi, tu volevi da me sulla scena
l'esempio di un Arconte che le leggi offendesse, o scendesse col
moncherino alla barca di Caronte, senza la mano per pagar l'obolo e
ritirare il resto? Ma tagliati la tua che ha scritto più menzogne sulle
tabelle di quanti abbi capelli sulla testa!...
Che resta adunque delle accuse di questo tristo? Una sola. Aver messo
in iscena, contro la legge, cittadini Ateniesi col loro nome. Io non
dirò che la legge, se tale fosse, fu posta da Làmaco, uno dei Trenta
tiranni, quando la tirannide infuriava tra noi, e che le leggi dei
Trenta sono a ritenersi abolite...[74] Non dirò che l'attica Musa, nei
tempi d'oro della libertà nostra, ripudiò i freni come sacrileghi, e
Pericle istesso, provatosi a porne, vi rinunziò.[75] Non dirò...
TESMOT. Neh, accusato, quello che non dirai, lascialo da parte.
EUDEM. Ebbene, dirò che la legge, se tale foss'anche, costui non l'ha
letta neppure. Dimmela su.
CANCEL. (_legge_). «Làmaco disse e il Consiglio dei Trenta e il Senato
decretarono: non sia lecito porre in commedia fatti contemporanei,
o cittadini reali e viventi col loro nome. Il trasgressore qualunque
cittadino possa citarlo in giudizio, e scriva la pena».
EUDEM. Dunque la legge parla di fatti contemporanei: ora invece la
commedia risale ai dì della 100ma Olimpiade, quando Atene raccolse i
fuorusciti di Tebe, e Pelopida ed Epaminonda prepararono la riscossa.
La legge parla di cittadini viventi: ora ecco ben sessant'anni che
il buon Mènecle riposa nel sepolcro degli avi; ecco dieci anni che
Aglae lo raggiunse, veneranda vecchierella, benedetta dai figli dei
figli suoi. E se la legge dà al cittadin nominato facoltà di trarre in
giudizio chi lo nomina, io sbaglierò, ma parmi, o giudici, che per far
questo egli debba prima di tutto esser vivo... ti pare, o Arconte?...
TESMOT. Sì... mi pare...
EUDEM. Perchè ai morti non è data facoltà di querela, e all'infuori
di Orfeo, di Teseo e di Ercole non so chi altri fin qui sia tornato
dalle porte dell'Erebo. Così Mènecle potesse tornarne!... egli, pel
primo, pregherebbe, o giudici, a me propizio il vostro voto! (_prende
in mano un ramuscello[76] e lo stende verso i giudici_) Egli ve ne
pregherebbe, o voi giovani, per la memoria dell'atto suo generoso,
a cui resero giustizia qui in quest'aula istessa, innanzi a questa
effigie istessa di Lico eroe, i padri vostri, quando ad essi la parola
eloquente di Iseo la raccontò. Egli ve ne pregherebbe, o vegliardi, non
per lo squallore che costui vi minaccia, dei talami solitari, ma per i
giorni sereni e consolati di affetti cari, che a lui furono compenso
e letizia della tardissima età. Ben vero, egli non morse, il vecchio
Mènecle, alla mela cotogna che la legge invita gli sposi a mangiar
insieme, la notte delle nozze:[77] ben vero, per lui i bianchissimi
graziosi dentini di giovinetta non furono costretti a cercar nella
scorza del frutto sacro alla gamèlia Giunone, i solchi di denti gialli
e tarlati...
1º EL. al 2º. Come i tuoi...
2º EL. Eh già... de' tuoi no certo... non ne hai più...
EUDEM. Ma egli ebbe il conforto, raro concesso a mortali, nell'ora
suprema, di leggere in isplendide pupille il dolore di lagrime vere...
Ah no, o giudici, non voi irriderete alla preghiera che di sotterra il
buon vecchio vi manda per me: non voi raccoglierete la iniqua accusa di
questo furfante...
BEOTO (_al Tesmoteta_). Arconte!...
TESMOT. (_a Beoto_). Furfante... è un termine di giurisprudenza...
EUDEM. (_insistendo_) ... di questo furfante, leggi invocando dai
tiranni bandite, o la mia Musa incolpando di corrompere il costume. Ah
non cambiano i carmi il midollo nelle ossa umane! Da ottanta e più anni
dorme la vecchia commedia politica, tace e dorme la satira sfrenata,
lussuriosa di Aristofane, e non perciò del suo silenzio la città e i
costumi s'avvantaggiarono; oggi sovr'essi il mio collega Filìppide mena
di nuovo la sferza,[78] e non perciò delle sue sferzate città e costumi
miglioreranno. Poveri costumi, se non bastarono a salvarvi nè la parola
di Demostene, nè il sangue dei morti a Cheronea!... Voi tutti le avete
vedute le patrie fortune cadute in basso coll'andarsene delle patrie
virtù; le avete vedute le apostasie dei caratteri, e le fedi instabili
voltarsi al voltarsi dei venti, e i tribuni mutati in cortigiani; e
le 360 statue inalzate a Demetrio Falerèo, rovesciate all'indomani per
ergere gli altari al Poliorcète; e le supine adulazioni di Stratocle,
le bassezze buffonesche di Dromòclide,[79] e la caccia febbrile agli
uffici, alle ricchezze, ai vili onori: e la viltà fatta abitudine, la
menzogna eretta in legge, la ciarlataneria surta a costume: _queste
son le cose_, dirò anch'io col poeta, _queste son le cose, e non già le
commedie, che mandano il popolo in rovina!_[80] Condannatelo il poeta,
se offende le leggi della eterna bellezza!... ma voi... voi pensateci
per vostro conto a quelle eterne della virtù!...
(Durante l'ultima parte dell'arringa, il Tesmoteta e i giudici
danno segni visibili di stanchezza sonnolenta. Il Tesmoteta abbassa
più volte la testa sul petto, rialzandola tratto tratto come chi
combatte contro il sonno. Quando Eudemonippo ha finito e si leva la
corona, il Tesmoteta rialza, scotendosi, vivamente il capo).
TESMOT. Finito?... (_vede Eudemonippo che si leva la corona_). Ah...
Passerem dunque, prima dei voti, alla recita della commedia in atti...
Or quindi, o giudici, l'arringa che udiste...
CANCELL. (_udendo un certo rumore si è mosso dal suo stallo e
si è appressato ai giudici per vedere che cos'è... poi fa segno
maliziosamente all'arconte additandoli, e continuando la frase di lui_)
... li ha già persuasi... (_addita i giudici_) Dormono.
TESMOT. Dormono? (_vivamente all'accusato_). Recita, ch'è il momento
buono!...
(CADE RAPIDAMENTE LA TELA).