Aula del _Tribunale verde_ (_Batràchio_).[3] Pareti colorite in
verde. Su alcune colonne sono scolpite in tavole le leggi penali.
Verso il boccascena, a sinistra, è disposto il seggio elevato del
Tesmoteta, che vestito di bianco e coronato di mirto, presiede.
Accanto a lui, dai due lati, si stendono le gradinate o banchi di
legno, coperti di stuoie (πίαδια)[4] per i giudici (_eliasti_)
occupanti tutta la sinistra del palcoscenico, e supponentisi
continuare in platea. Il recinto dei giudici è circoscritto nello
sfondo da steccato o sbarre (δρυφάκτοις), di là dalle quali è
lo spazio riservato al publico dei cittadini che frequentan le
udienze: e più oltre in fondo, nel mezzo, l'ingresso, chiuso da
un cancello (κιγκλίς).[5] Presso l'ingresso, guardato da una
sentinella (_arciero scìta_),[6] sorge la statua o simulacro
di Lico[7] ed è issata una piccola bandiera. Di fronte al
Tesmoteta, nell'angolo tra lo sfondo e la destra della scena, due
tribune elevate (βήματα), quella dell'_accusatore_ (_ringhiera
dell'implacabilità_, ἀναίδεια) e quella dell'_accusato_ (_ringhiera
della protervia_, ὕβρις). Presso alla ringhiera dell'accusato
stanno i testimoni da lui citati. Dinanzi e vicino[8] alle due
ringhiere, due vasi od urne pei voti, l'una di rame, coperta
(urna del voto, κύριος κάδισκος), l'altra di legno, aperta (urna
di controllo, ἂκυρος κάδισκος). Più innanzi, ma vicino sempre
alle tribune, due tavoli, l'uno del _cancelliere_ o scrivano
(γραμματεύς) su cui è il vaso (ἐχιῖνος) contenente i documenti
e altri papiri distesi sul tavolo; sull'altro più piccolo la
_clessidra_ od orologio ad acqua, regolata da un servo, soprastante
alla stessa (ἐφ’ ὕδωρ).[9] Costui ha presso di sè due anfore, una
grande contenente l'acqua, e una più piccola per attingerne le
misure.
All'alzarsi della tela, i due litiganti son ritti in piedi nello
sfondo. Il Tesmoteta (in veste bianca e con la corona di mirto) è
già seduto: gli Eliasti entrano e vanno a prendere i posti. Essi
hanno tutti in mano un bastone (βακτηρία) verde anch'esso come il
color del Tribunale, e terminante in pomo. Man mano entrano, avanti
sedersi, ritirano dal Tesmoteta una tavoletta di cera (gettone
di presenza, ούμβολον). L'Araldo ch'è sul davanti della scena,
in veste bianca, sta bruciando nel tripode dei rami di mirto e
dell'incenso.[10]
1º EL. (_prendendo posto_). Neh, Simone, speriamo la tengan corta...
2º EL. Spero bene. Un bel piatto di lenticchie[11] m'aspetta a cena. Se
l'accusato va per le lunghe, piangerà senza mangiar cipolle...[12]
TESMOT. Araldo, recita la preghiera e le imprecazioni.
AR. (_proseguendo ad ardere l'incenso_).[13] «O Giove e Febo Apollo, e
Pallade protettrice della rocca, e dèi Pizii, e dee Pizie, e Delìaci e
Delìache, assistete al giudizio, illuminate il voto. E se alcun giudice
abbia preso danari o doni dalle parti, o non le ascolti entrambe con
animo eguale, e non giudichi secondo le leggi e il giuramento,[14]
sia maledizione e ruina a lui e alla casa sua.[15] E se alcuno dei
contendenti o testimoni inganni i giudici, e asserisca o giuri cose
false, sia maledizione e ruina a lui e alla casa sua. Chi osserverà
il giuramento, gli sia ogni evento felice. Così piaccia a Giove, e a
Nettuno, e a Cerere».
TESMOT. ed ELIASTI (_in coro_). _Così piaccia_...
TESMOT. Araldo, vedi se vi son giudici ancora fuori. Appena si
incominci non entrerà più alcuno.[16]
AR. (_guardando e verso i cancelli e verso la platea_). Pare ci sian
tutti...
TESMOT. (_accennando verso l'ingresso_). Sian chiusi i cancelli. Chi
dei giudici fosse ancor fuori, perderà la paga...
4º EL. e altri GIUDICI (_in ritardo, che vengon correndo mentre la
sentinella sta per chiudere i cancelli_). Aspetta! aspetta!
1º EL. (_a quei che vengono di corsa_). Oh, oh, Carione! Zantia!
Presto, presto! se no, non bevi il latte del questore!...[17]
4º EL. (_sedendosi cogli ultimi arrivati_). Auff!... maledetta la
furia!... Buon dì, Simone...
TESMOT. Silenzio!... (_all'araldo_) È chiuso? Chiama i litiganti.
AR. Causa di Beoto, figlio di Blèpiro, del borgo di Tòrico...
BEOTO (_avanzandosi_). Presente!
AR. Contro Eudemonippo, figlio di Evalce, del borgo di Cefiso...
EUDEM. (_avanzandosi_). Presente!
TESMOT. Cancelliere, recita l'accusa.
CANCEL. (_leggendo_).[18] «Il giorno sei della luna crescente di
Munichione,[19] Beoto di Blepiro, Toricese, innanzi all'Arconte accusò
con giuramento Eudemonippo, autore comico, di leggi violate e corruzion
del costume, perchè nella commedia _La Sposa di Mènecle_, presentata
all'ultima gara delle feste Dionìsie,[20] mise in iscena cittadini col
loro nome, disse ingiuria a magistrati, e divulgò idee contrarie alle
leggi, alla famiglia, alle cose sante e stabilite della città. La pena
sia dieci talenti e il bando dalle gare teatrali.[21] Stia in carcere
fin che avrà pagato».[22]
TESMOT. Giudici, udiste l'accusa. Fu affissa nel termine prescritto,
sotto le statue degli eroi.[23] Le parti hanno dato il giuramento.[24]
Accusatore Beoto, monta in ringhiera.[25] Silenzio!...
(Beoto sale lento la ringhiera, dispone le carte a sè davanti, ne
passa alcune giù al cancelliere con cui scambia sottovoce brevi
parole, per mostrargli quelle da tener pronte, poi si mette la
corona in testa e si soffia il naso).[26]
3º EL. (_durante la pausa preparatoria i giudici disattenti van
chiacchierando fra loro_).[27] Sai, chi ho visto ieri? Alce la
sonatrice...
1º EL. Come? È qui?
3º EL. È tornata da Mileto, dove ha fatto fortuna. E come s'è fatta
bella!...
1º EL. Dove la sta?...
3º EL. Ih, che fretta! Dietro il Pritanèo. Zitto... Sentiam questo
chiacchierone...