V. Genesi dello Stato ateniese.

In nessun luogo, meglio che nell'antica Atene, ci è dato seguire almeno

le prime traccie dello svilupparsi dello Stato, che avvenne dopochè gli

organi della costituzione _gentile_, in parte trasformati, in parte

soppiantati dall'intrusione di organi nuovi, finirono per cedere il

posto a vere magistrature di Stato, e il «popolo in armi» che, nelle

sue _genti_, fratrie, tribù, difendeva sè stesso, fu sostituito dalla

«forza pubblica» armata, che obbediva a quelle magistrature e poteva

così essere rivolta anche contro il popolo. I cangiamenti di forma

sono, nei punti essenziali, esposti da Morgan; io devo aggiungere in

gran parte il contenuto economico che li produce.

Ai tempi eroici le quattro tribù ateniesi dimoravano ancora,

nell'Attica, su territorii distinti; pare che anche le dodici fratrie,

che le componevano, avessero avuto sedi separate nelle dodici città

di Cecrope. La costituzione era quella dei tempi eroici: Assemblea

pubblica, Consiglio del popolo, _basileus_. Fin dove risale la storia

scritta, il terreno era già diviso e passato in proprietà privata,

conforme alla produzione mercantile già relativamente sviluppata sullo

scorcio dello stadio superiore della Barbarie, e al commercio che le

corrisponde. Oltre al grano si produsse il vino e l'olio; il commercio

sull'Egèo venne semprepiù sottratto ai Fenici e cadde in gran parte in

mani attiche. Colla compra e colla vendita della proprietà fondiaria,

colla crescente divisione del lavoro fra l'agricoltura e il mestiere,

fra il commercio e la navigazione, i membri delle _genti_, delle

fratrie e delle tribù dovettero bentosto confondersi; nei distretti

della fratria e della tribù vennero abitatori, che, sebbene dello

stesso popolo, tuttavia non appartenevano a quelle corporazioni, ed

erano così stranieri nella loro propria residenza. Perciocchè ogni

fratria ed ogni tribù amministrava essa stessa in tempo di pace i suoi

proprii affari, senza ricorrere al Consiglio popolare o al _basileus

_di Atene. Ma chi abitava nel territorio della fratria e della tribù

senza appartenervi, non poteva, naturalmente, prender parte alcuna a

quest'amministrazione.

Il regolare andamento della costituzione _gentile _ne ebbe tale

dissesto, che già ai tempi eroici si dovette porvi riparo. Si

introdusse la costituzione attribuita a Teseo. Il cangiamento

consistette specialmente nell'istituire un'amministrazione centrale

in Atene, per cui una parte degli affari, fin allora indipendentemente

amministrati dalle tribù, vennero dichiarati affari comuni e passarono

al Consiglio generale sedente in Atene. Con ciò gli Ateniesi fecero un

passo più lungo, che mai qualsiasi popolo indigeno in America: alla

semplice federazione di tribù finitime subentrò la loro fusione in

un unico popolo. Con ciò nacque un diritto popolare comune ateniese,

che stava al disopra dei diritti consuetudinarii delle tribù e delle

_genti_; il cittadino ateniese ebbe, come tale, determinati diritti

e nuova protezione giuridica, anche sul territorio dov'era estraneo

alla tribù. Ma era questo anche il primo passo allo sfacelo della

costituzione _gentile_; perchè era l'adito aperto all'ammissione

di cittadini estranei a tutte le tribù dell'Attica, e che pertanto

erano e rimasero affatto fuori della costituzione _gentile_ ateniese.

Una seconda istituzione attribuita a Teseo fu la divisione di tutto

il popolo, senza riguardo a _gente_, a fratria o tribù, in tre

classi: _eupatridi_ o nobili, _geomori_ o agricoltori, e _demiurghi_

o artigiani, e l'attribuzione ai nobili dell'esclusivo diritto ai

pubblici uffici. All'infuori di quest'ultimo privilegio, tale divisione

restò senza effetti, non fondando fra le tre classi alcuna differenza

di diritti. Ma essa è importante, perchè ci presenta i nuovi elementi

sociali che silenziosamente si erano sviluppati. Essa mostra, che la

consuetudine degli uffici _gentili_ in certe famiglie era già divenuta

per esse un titolo alle cariche poco contestato; che queste famiglie,

già potenti per ricchezza, cominciavano a comporsi, fuori delle loro

_genti_, in classe distinta privilegiata; e che lo Stato, che sorgeva

appunto allora, consacrò queste usurpazioni. Essa mostra altresì che la

divisione del lavoro tra agricoltori ed artigiani era già abbastanza

forte per emulare, in importanza sociale, l'antica divisione per

_genti_ e per tribù. Essa proclama finalmente l'inconciliabile antitesi

tra società _gentile_ e Stato; il primo conato di formazione d'uno

Stato consiste nello smembrare le _genti_, dividendole in privilegiati

e posposti, e questi ultimi separando pure in due classi di lavoratori,

l'una contrapposta all'altra.

La ulteriore storia politica di Atene sino a Solone non è che

imperfettamente conosciuta. L'uffizio di _basileus_ cadde in disuso;

alla testa dello Stato si posero arconti, scelti fra la nobiltà. Il

dominio dei nobili crebbe semprepiù, sino a che, verso il 600 dell'era

nostra, divenne intollerabile. E i mezzi principali per sopprimere la

libertà comune furono il danaro e l'usura. La principale sede della

nobiltà era Atene co' suoi dintorni, dove il commercio marittimo,

aiutato spesso dalla pirateria, l'arricchiva, e concentrava il denaro

nelle sue mani. Da ciò la sorgente economia a denaro penetrò come un

corrosivo nel costume tradizionale delle comunità rurali, fondate

sulla primitiva economia in natura. La costituzione _gentile_ è

assolutamente incompatibile coll'economia a denaro; la rovina dei

piccoli contadini dell'Attica coincise col rallentarsi dei vecchi

legami _gentili_ che, avvincendoli, li proteggevano. La dichiarazione

di debito e il pignoramento (gli Ateniesi avevano già inventata anche

l'ipoteca) non rispettavano nè la _gente_ nè la fratria. E l'antica

costituzione _gentile_ non conosceva nè il denaro, nè i prestiti

e i debiti in denaro. Onde il dominio finanziario della nobiltà,

sempre più rigoglioso, elaborò anche un nuovo diritto consuetudinario

per garantire il creditore contro il debitore e per consacrare lo

sfruttamento fatto dal possessore di denaro sul contadino. Intere

distese di terreno nell'Attica erano irte di colonne ipotecarie. sulle

quali stava scritto che il fondo che le portava era impegnato a questo

od a quello per tanto o tanto denaro. I campi, che non erano così

designati, erano in gran parte già venduti per la avvenuta scadenza

dell'ipoteca o degli interessi e passati in proprietà del nobile

strozzino; il contadino poteva esser lieto, se gli veniva concesso di

continuarvi a restare come fittaiuolo e di vivere di _un sesto_ del

prodotto del suo lavoro, pagando gli altri _cinque sesti_ come fitto

al nuovo signore. C'è di più. Se il ricavo della vendita del fondo

non copriva il debito, o se questo era stato contratto senza ipoteca,

il debitore doveva vendere schiavi i suoi figli all'estero per pagare

il creditore. Il padre che vende i figli — ecco il primo frutto del

diritto paterno e della monogamia! E se il vampiro non era ancor sazio,

poteva vendere come schiavo lo stesso debitore. Fu questa la dolce

aurora dell'epoca civile presso il popolo ateniese.

Nel passato, allorchè la condizione del popolo corrispondeva ancora

alla costituzione _gentile_, un tale sconvolgimento non sarebbe stato

possibile; e ora era avvenuto, non sapevasi come. Ritorniamo un istante

ai nostri Irocchesi. Là sarebbe stata inconcepibile una situazione,

quale agli Ateniesi si era imposta, per così dire, senza il loro

concorso e certo contro il loro volere. Là i metodi di produzione

delle sussistenze, rimanendo d'anno in anno supergiù invariati, non

potevano generare nè siffatti conflitti, che apparivano come imposti

dal di fuori, nè alcuna antitesi di ricchi e di poveri, di sfruttatori

e di sfruttati. Gli Irocchesi erano ancora ben lontani dal dominare

la natura, ma, nei limiti naturali loro imposti, essi dominavano la

loro propria produzione. A parte il caso, di un cattivo raccolto dei

loro orti, o l'esaurimento della provvista dei pesci dei loro laghi e

fiumi e della selvaggina dei loro boschi, essi sapevano quanto potevano

trarre dalla loro maniera di procurarsi le sussistenze. Potevano

trarne un sostentamento più o meno abbondante o scarso; ma non mai

sconvolgimenti sociali imprevisti, non mai la dissoluzione dei vincoli

_gentili_, la scissione dei compagni della _gente_ o della tribù in

classi antagoniste e reciprocamente combattentisi. La produzione si

muoveva nei più angusti limiti; ma i produttori dominavano il loro

proprio prodotto. Era questo l'immenso vantaggio della produzione

barbarica, che andò perduto coll'avvento della civiltà, e riconquistare

il quale è il compito della prossima generazione, ma sulla base del

potente dominio ormai raggiunto dagli uomini sulla natura, e della

libera associazione che oggi è possibile.

Non così fra i Greci. La proprietà privata degli armenti e delle

suppellettili di lusso condusse allo scambio tra gl'individui, alla

trasformazione dei prodotti in merci. Questo il germe di tutta la

trasformazione successiva. Tostochè i produttori non consumarono

più essi stessi direttamente il loro prodotto, ma se lo lasciarono

uscir di mano cogli scambî, essi cessarono di esserne i padroni. Essi

non sapevano più ciò che ne accadeva, e sorgeva la possibilità che

un giorno il prodotto venisse impiegato contro il produttore, per

sfruttarlo ed opprimerlo. Perciò nessuna società, che non abolisca lo

scambio tra gl'individui, può conservare a lungo il dominio sulla sua

propria produzione e il controllo sugli effetti sociali del suo sistema

di produzione.

Ma gli Ateniesi dovevano imparare quanto rapidamente, sorto lo scambio

tra gli individui e trasformatisi i prodotti in merci, il prodotto

padroneggia i produttori. Colla produzione mercantile, apparve la

coltivazione del terreno fatta dagli individui per proprio conto, e

con ciò bentosto la proprietà fondiaria individuale. Sorse inoltre

il denaro, la merce universale, con la quale tutte le altre potevano

scambiarsi; ma, inventando il denaro, gli uomini non sapevano di creare

una nuova forza sociale, l'unica forza universale, dinanzi alla quale

tutta la società avrebbe dovuto inchinarsi. E questa nuova forza, sorta

improvvisamente all'insaputa e a malgrado de' suoi proprii creatori,

fece sentire agli Ateniesi il suo dominio con tutta la brutalità della

sua giovinezza.

Che fare? L'antica costituzione _gentile_ non solo si era dimostrata

impotente contro la marcia trionfale del denaro; essa era inoltre

assolutamente incapace di trovar posto in sè stessa per qualcosa

come il denaro, i creditori e i debitori, la riscossione coattiva dei

crediti. Ma la nuova forza sociale era omai là, e nè pii desiderii,

nè aneliti al ritorno del buon tempo antico cacciavano dal mondo il

denaro e l'usura. Per giunta una serie di altre breccie minori doveva

subire la costituzione _gentile_. Il frammischiarsi dei compagni delle

_genti_ e delle fratrie su tutto il territorio attico, particolarmente

in Atene medesima, era aumentato di generazione in generazione,

benchè l'Ateniese potesse bensì vendere fuori della propria _gente_

il suo fondo, ma non ancora la sua casa di abitazione. La divisione

del lavoro tra i diversi rami della produzione, l'agricoltura e il

mestiere, e nel mestiere stesso le innumerevoli suddivisioni, il

commercio, la navigazione, ecc., si erano sviluppate sempre più coi

progressi dell'industria e del traffico; la popolazione si divideva

ormai, secondo l'occupazione, in gruppi quasi fissi, ciascun dei quali

aveva una serie di nuovi interessi comuni, che non trovavano posto

nella _gente_ o nella fratria, e la cui tutela esigeva quindi nuove

cariche. Il numero degli schiavi si era considerevolmente accresciuto,

e già allora deve aver superato di molto quello degli Ateniesi liberi;

in origine la costituzione _gentile_ ignorava la schiavitù, e quindi

i mezzi di tener a freno questa massa di non liberi. E finalmente il

commercio aveva attirata in Atene una moltitudine di stranieri, che vi

si stabilivano per far denaro più facilmente, che l'antica costituzione

lasciava privi di diritti e di difesa, e che, malgrado la tradizionale

tolleranza, rimanevano nel popolo come un elemento estraneo e

perturbatore.

In breve, la costituzione _gentile_ volgeva al suo termine. La società

ne traripava ogni giorno più, e quella costituzione non poteva nè

arrestare, nè rimuovere neanche i mali più funesti, nati sotto i suoi

occhi. Lo Stato, frattanto, s'era sviluppato in silenzio. I nuovi

gruppi, nati dalla divisione del lavoro, dapprima fra città e campagna,

poi fra i varî rami del lavoro urbano, avevano generato nuovi organi

per la tutela dei loro interessi; cariche d'ogni sorta erano state

istituite. E allora il giovine Stato abbisognò sopratutto di una

forza propria, che, presso gli Ateniesi navigatori, doveva essere da

principio soltanto una forza marittima per le piccole guerre e per la

protezione delle navi mercantili. In un tempo imprecisato, prima di

Solone, vennero istituite le _naucrarie_, piccoli distretti, dodici

per ciascuna tribù; ogni _naucraria_ doveva allestire, armare ed

equipaggiare un vascello da guerra e fornire inoltre due cavalieri.

Questa istituzione intaccava doppiamente la costituzione _gentile_;

in primo luogo, creando una forza pubblica, che non coincideva più

senz'altro coll'insieme del popolo armato, e, in secondo luogo,

dividendo per la prima volta il popolo a pubblici fini, non più per

gruppi di parentela, ma a norma dell'_abitazione locale._ E di ciò si

vedrà poi l'importanza.

Non potendo la costituzione _gentile_ recare alcun aiuto al popolo

sfruttato, non rimaneva che lo Stato nascente. E questo lo aiutò

colla costituzione di Solone, mentre esso si rafforzava sempre più

a spese dell'antica costituzione. Solone — qui non c'interessa come

fu introdotta la sua riforma, nell'anno 594 avanti la nostra êra —

Solone aprì la serie delle cosiddette rivoluzioni politiche, e lo

fece con un attacco alla proprietà. Tutte le rivoluzioni avvenute

fino ad oggi furono rivoluzioni per la difesa di una forma della

proprietà contro un'altra. Esse non possono proteggere l'una senza

danneggiare l'altra. Nella grande rivoluzione francese la proprietà

feudale fu sacrificata per salvare la borghese; in quella di Solone

fu la proprietà del creditore che dovette soffrire a vantaggio di

quella del debitore. I debiti furono semplicemente dichiarati nulli.

Le particolarità non ci sono esattamente note, ma Solone si vanta

nelle sue poesie di aver rimosse le colonne ipotecarie dai terreni

indebitati, e di aver ricondotti in patria i cittadini venduti o

fuggiti all'estero per debiti. Questo non era possibile che coll'aperta

violazione della proprietà. E infatti, tutte, dalla prima all'ultima,

le cosiddette rivoluzioni politiche si fecero a vantaggio di _una

forma_ di proprietà, colla confisca, chiamata anche furto, _di un'altra

forma_. Tanto egli è vero, che, da duemila e cinquecento anni in poi,

la proprietà non potè esser conservata se non colla violazione continua

della proprietà.

Ma ora trattavasi d'impedire il ritorno di un siffatto asservimento

dei liberi Ateniesi. Ciò avvenne anzitutto con misure generali, per

esempio colla inibizione dei contratti di debito nei quali fosse

pegno la persona del debitore. Fu inoltre stabilito un limite massimo

della proprietà fondiaria che un individuo potesse possedere, per

porre almeno qualche freno alla bulimia della nobiltà pel terreno dei

contadini. Si introdussero poi cangiamenti nella costituzione; i più

importanti per noi sono questi:

Il Consiglio fu portato a quattrocento membri, cento per ogni tribù;

quì la base era ancora la tribù. Ma questo era anche l'unico lato,

pel quale l'antica costituzione riappariva nel nuovo corpo dello

Stato. Giacchè, pel resto, Solone divise i cittadini in quattro classi

secondo la loro proprietà fondiaria e il suo reddito; 500, 300 e 150

_medimni _di grano (un _medimno_ vale circa 41 litri) erano i ricavi

minimi per le prime tre classi; chi aveva una proprietà fondiaria

minore o non ne aveva punto cadeva nella quarta classe. Le cariche

pubbliche potevano essere coperte soltanto dalle tre prime; le più

elevate, solo dalla prima classe; la quarta classe non aveva che il

diritto di parlare e di votare nell'assemblea popolare; la quale però

eleggeva tutti i funzionarii; a questa essi dovevano rendere i conti;

era essa che faceva tutte le leggi, e in essa la quarta classe formava

la maggioranza. I privilegi aristocratici furono in parte rinnovati

sotto forma di privilegi della ricchezza, ma il popolo conservò il

potere sovrano. Le quattro classi formarono inoltre la base di una

nuova organizzazione dell'esercito. Le due prime classi fornivano la

cavalleria; la terza doveva servire come fanteria pesante; la quarta

come fanteria leggiera, senza corazza, o sulla flotta, e probabilmente

veniva anche stipendiata.

Qui è dunque introdotto nella costituzione un elemento affatto nuovo:

la proprietà privata. I diritti e i doveri dei cittadini dello Stato

vengono misurati dalla grandezza della loro proprietà fondiaria, e

di quanto guadagnano influenza le classi facoltose, di altrettanto si

rattrappiscono le antiche corporazioni consanguinee; la costituzione

_gentile _aveva sofferto un nuovo strazio.

L'attribuzione dei diritti politici a seconda dei beni non era però una

di quelle istituzioni, senza cui lo Stato non può esistere. Sebbene

essa abbia rappresentato una parte importante nella storia della

costituzione degli Stati, nondimeno moltissimi Stati, e precisamente

quelli più completamente evoluti, non ne ebbero bisogno. Anche in Atene

essa non fu che transitoria; dopo Aristide, tutti gli uffizi erano

accessibili a tutti i cittadini.

Durante i successivi ottant'anni, la società ateniese assunse a mano a

mano l'indirizzo, che più poi sviluppò nei secoli successivi. All'usura

sui terreni, così fiorente prima di Solone, fu posto fine, come pure

all'eccessivo accentramento della proprietà fondiaria. Il commercio, il

mestiere esercitato sempre più in grande coll'opera degli schiavi, e il

lavoro degli artigiani, divennero i principali rami di produzione. Si

divenne più illuminati. Scambio di sfruttare i concittadini brutalmente

come da principio, si sfruttarono piuttosto gli schiavi e la clientela

extra-ateniese. La proprietà mobile, la ricchezza finanziaria, il

numero degli schiavi e dei vascelli cresceva sempre più, ma non erano

più un semplice mezzo di acquistare proprietà fondiaria, come nella

malaccorta epoca precedente; divennero uno scopo essi stessi. Con ciò,

da una parte, fu creata una vittoriosa concorrenza all'antica potenza

della nobiltà colla nuova classe di ricchi industriali e commercianti,

ma, dall'altra, fu anche tolto l'ultimo terreno agli avanzi dell'antica

costituzione _gentile_. I membri delle _genti_, delle fratrie e delle

tribù, sparpagliati per tutta l'Attica e completamente mescolati,

non potevano più formare corporazioni politiche; una moltitudine di

cittadini ateniesi non apparteneva ad alcuna _gente_; erano immigrati,

ammessi bensì nel diritto civico, ma non in alcuno degli antichi gruppi

consanguinei; accanto ad essi vi era poi il sempre crescente numero

degl'immigrati stranieri, semplici clienti.

Nel frattempo le lotte di partito proseguivano; la nobiltà tentava

riconquistare i suoi passati privilegi, e per un istante riottenne il

predominio, finchè la rivoluzione di Cleistene (509 avanti la nostra

êra) l'abbattè definitivamente; ma con essa abbattè pure l'ultimo

residuo della costituzione _gentile_.

Cleistene, nella sua nuova costituzione, disconobbe le quattro antiche

tribù fondate sulle _genti _e sulle fratrie. Subentrò un'organizzazione

affatto nuova, sulla base della divisione dei cittadini secondo la

residenza, come si era fatto per le _naucrarie_. L'essenziale non era

più l'appartenere a gruppi consanguinei, ma il luogo dell'abitazione;

non veniva diviso il popolo, ma il territorio, e gli abitanti divennero

politicamente una semplice appendice del territorio.

Tutta l'Attica fu divisa in cento distretti comunali, o _demi_, ciascun

dei quali si amministrava da sè. I cittadini residenti in ogni _demo_

(_demoti_) eleggevano il loro capo (_demarco_) e il loro tesoriere, più

trenta giudici con giurisdizione sulle piccole controversie. Avevano

ancora un proprio tempio e un dio protettore, o eroe, di cui eleggevano

i sacerdoti. Nel _demo_ il supremo potere era l'assemblea dei _demoti_.

È, come ben osserva Morgan, il tipo dei Comuni urbani d'America, che

si governano da sè stessi. Il nascente Stato ateniese partiva da quella

stessa unità, con la quale finisce lo Stato moderno nel suo più elevato

sviluppo.

Dieci di queste unità, _demi_, formavano una tribù, che ora, a

differenza dalle antiche tribù consanguinee, piglia nome di tribù

locale. La tribù locale non era solo una tribù politica autonoma, era

anche una corporazione militare; eleggeva il _filarco_, o capo della

tribù, che comandava la cavalleria, il _tassiarco_ per la fanteria, e

lo _stratega_ che comandava tutta la milizia reclutata nel territorio

della tribù. Forniva inoltre cinque navi da guerra con rispettivi

equipaggi e comandanti, e aveva per sacro patrono un eroe attico, dal

cui nome si intitolava. Finalmente eleggeva cinquanta consiglieri nel

Consiglio ateniese.

La somma di tutto ciò era lo Stato ateniese, retto dal Consiglio

composto dei cinquecento eletti delle dieci tribù, e in ultima istanza

dall'Assemblea del popolo, dove ogni cittadino ateniese aveva accesso

e diritto di voto; allato, arconti ed altri funzionari curavano i

differenti rami amministrativi e giudiziarii. Un funzionario supremo

del potere esecutivo non esisteva in Atene.

Con questa nuova costituzione e coll'ammissione di un grandissimo

numero di clienti, in parte immigrati, in parte schiavi affrancati,

gli organi della costituzione _gentile_ erano stati scacciati dagli

affari pubblici; essi discesero al grado di riunioni private e di

confraternite religiose. Ma l'influenza morale, il tradizionale modo

di concepire e di pensare dell'antica epoca _gentile_, continuarono ad

ereditarsi per lungo tempo e non svanirono che a poco a poco. Ciò si

vide in una ulteriore istituzione dello Stato.

Vedemmo che una delle essenziali caratteristiche dello Stato consiste

in una forza pubblica distinta dalla massa del popolo. Atene non aveva

allora che l'esercito popolare e una flotta fornita immediatamente dal

popolo; quello e questa la difendevano dall'estero e tenevano a freno

gli schiavi, che già formavano la grande maggioranza della popolazione.

Di fronte ai cittadini la forza pubblica non esistì da principio che

come polizia, la quale è vecchia quanto lo Stato, per lo che gl'ingenui

francesi del secolo XVIII non parlavano di popoli inciviliti, ma di

_nations policées_. Gli Ateniesi, insieme al loro Stato, istituirono

quindi anche una polizia, una vera gendarmeria di arcieri a piedi e

a cavallo. Ma questa gendarmeria era formata... di schiavi. Sembrava

così degradante questo mestiere di birro al libero ateniese, che egli

si lasciava piuttosto arrestare da schiavi armati, anzi che prestarsi

esso stesso a tale ignominia. Questo era ancora l'antico sentimento

_gentile_. Lo Stato non poteva sussistere senza polizia, ma esso era

ancora giovane, e non godeva ancora sufficiente autorità morale, per

rendere stimabile un mestiere, che agli antichi compagni _gentili_

appariva necessariamente infame.

Quanto lo Stato, organato omai nei suoi tratti essenziali, fosse

adatto alla nuova condizione sociale degli Ateniesi, lo mostra il

rapido fiorire della ricchezza, del commercio e dell'industria.

L'antagonismo di classi, sul quale riposavano le istituzioni politiche

e sociali, non era più fra nobiltà e popolo comune, ma fra schiavi e

liberi, fra clienti e cittadini. Al tempo del massimo fiore l'intera

cittadinanza ateniese libera, donne e fanciulli compresi, consisteva

di circa 90,000 individui, accanto ai quali si contavano 365,000

schiavi di ambo i sessi e 45,000 clienti — stranieri ed affrancati.

Per ogni cittadino maschio adulto v'erano quindi almeno 18 schiavi,

e più di due clienti. Il gran numero di schiavi proveniva dal fatto,

che molti di essi lavoravano insieme nelle manifatture, grandi

officine, sotto la sorveglianza d'ispettori. Ma, collo sviluppo del

commercio e dell'industria, vennero l'accumulazione e la concentrazione

delle ricchezze in poche mani, l'impoverimento della massa dei

liberi cittadini, ai quali non rimaneva altra scelta, che, o di far

concorrenza al lavoro schiavo col proprio lavoro manuale — ciò che

passava per disonorevole, «_banauso_», e prometteva anche poco profitto

— o diventare dei parassiti. Per necessità, date le circostanze,

abbracciarono il secondo partito, ed essendo essi la massa, portarono

con ciò lo sfacelo in tutto lo Stato ateniese. Non la democrazia rovinò

Atene, come pretendono i pedanti piaggiatori dei principi europei, ma

la schiavitù, che proscriveva il lavoro del cittadino libero.

La genesi dello Stato presso gli Ateniesi è un modello particolarmente

tipico della formazione dello Stato in generale, perchè, da un lato,

ha luogo senza perturbazioni, senza influsso di violenze interne od

esterne — la usurpazione di Pisistrato non lasciò traccia della sua

breve durata — e perchè, d'altro lato, fa scaturire direttamente dalla

società _gentile_ una forma di Stato già assai evoluta, la repubblica

democratica; e, finalmente, perchè conosciamo sufficientemente tutte le

sue particolarità essenziali.

L'origine della Famiglia della Proprietà privata e dello Stato in relazione alle ricerche di L. H. Morgan · 第 21 / 28 题