Morgan, che passò gran parte della sua vita tra gli Irocchesi che
anche ora hanno sede nello Stato di Nuova-York, e che fu adottato in
una delle loro tribù (quella dei Senecca), trovò in vigore fra essi un
sistema di parentela, che contraddiceva coi loro rapporti di famiglia
effettiva. Regnava tra essi quella specie di connubio individuale,
facilmente dissolubile dalle due parti, che Morgan designò come
_famiglia sindiasmica_ (dal greco συνδιαξω, accoppiarsi). La prole di
un tale connubio era quindi manifesta e riconosciuta da tutti; nissun
dubbio a chi dovessero applicarsi le qualifiche di padre, madre,
figlio, figlia, fratello, sorella. Ma ciò non ha riscontro nell'uso
effettivo di queste espressioni. L'Irocchese chiama suoi figli e sue
figlie non soltanto i suoi proprii figli, ma anche quelli dei suoi
fratelli; ed essi lo chiamano padre. Egli chiama invece nipoti i
figli delle sue sorelle, ed essi lo chiamano zio. Inversamente, la
Irocchese chiama suoi figli e sue figlie i figli proprii e quelli
delle sue sorelle, e questi la chiamano madre. Essa chiama invece suoi
nipoti i figli dei suoi fratelli, ed essi la chiamano zia. I figli dei
fratelli si chiamano quindi tra loro fratelli e sorelle; similmente i
figli delle sorelle. I figli di una donna e quelli dei suoi fratelli
si chiamano invece reciprocamente cugini. E questi non sono semplici
nomi, ma espressioni che racchiudono concetti reali di prossimità e di
lontananza, di eguaglianza e di disuguaglianza della consanguineità, e
servono di base a un sistema di parentela completamente elaborato, che
è in grado di esprimere parecchie centinaia di rapporti di parentela
differenti di un solo individuo. V'ha di più. Questo sistema non è
soltanto in pieno vigore presso tutti gl'Indiani americani (finora non
s'è trovata alcuna eccezione), ma vige anche quasi invariato presso
gli aborigeni dell'India, nelle tribù dravidiane del _Dekan_ e nelle
tribù _Gaura_ dell'Indostan. Le espressioni di parentela dei Tamili
nell'India del Sud, e degl'Irocchesi della tribù Senecca nello Stato
di Nuova-York, concordano ancora oggi per più di duecento diverse
designazioni di parentela. E anche fra queste tribù dell'India, come
fra tutti gl'Indiani americani, le relazioni di parentela, nascenti
dalla forma di famiglia in vigore, stanno in contraddizione col sistema
di parentela.
Come spiegare ciò? Dato il valore grandissimo della parentela
nell'ordinamento sociale di tutti i popoli selvaggi e barbari, non
si può con delle frasi distruggere l'importanza di un sistema tanto
diffuso. Un sistema, che è generalmente in vigore nell'America, che
esiste parimente nell'Asia presso popolazioni di razze affatto diverse,
del quale abbondano forme più o meno modificate dapertutto in Africa e
in Australia, vuol essere spiegato storicamente, non messo da parte con
delle frasi, come tentò per esempio il Mac Lennan. Le designazioni di
padre, figlio, fratello, sorella non sono semplici titoli d'onore, ma
importano doveri reciproci ben determinati e seriissimi, l'insieme dei
quali è parte essenziale della costituzione sociale di quei popoli. E
la spiegazione fu trovata. Alle isole Sandwich (Hawai) esisteva ancora
nella prima metà di questo secolo una forma di famiglia, che presentava
esattamente siffatti padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie,
zii e nipoti, quali li suppone il sistema di parentela dei primitivi
Indiani dell'America. Ma, cosa strana! il sistema di parentela in
vigore in Hawai non concordava a sua volta colla forma di famiglia
ivi realmente esistente. Là, cioè, tutti i figli dei fratelli e delle
sorelle sono indistintamente fratelli e sorelle, e son ritenuti figli
comuni, non soltanto della loro madre e delle sue sorelle, o del loro
padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli e di tutte le sorelle
dei loro genitori senza distinzione. Se dunque il sistema di parentela
americano presuppone una forma di famiglia primitiva che in America più
non esiste e che noi troviamo ancora realmente esistente nell'Hawai,
il sistema di parentela dell'Hawai ci rinvia, dal canto suo, a una
forma di famiglia ancor più primitiva, di cui certamente non possiamo
dimostrare più l'esistenza in nessun luogo, ma che dev'essere esistita,
poichè in caso diverso non avrebbe potuto nascere il corrispondente
sistema di parentela. «La famiglia — dice il Morgan — è l'elemento
attivo; essa non è mai stazionaria, ma progredisce da una forma
inferiore ad una superiore, a misura che la società si sviluppa da uno
stadio più basso ad uno più alto. I sistemi di parentela al contrario
sono passivi; solo a lunghi intervalli essi registrano i progressi
fatti dalla famiglia nel corso del tempo, e subiscono cangiamenti
radicali solo allorquando la famiglia si è radicalmente cangiata.» —
«E — aggiunge il Marx — questo è vero in generale anche dei sistemi
politici, giuridici, religiosi, filosofici.» Mentre la famiglia
progredisce, il sistema di parentela si ossifica, e mentre questo
si mantiene per consuetudine, la famiglia lo oltrepassa. Ma, colla
stessa sicurezza, colla quale il Cuvier, dalle ossa marsupiali di uno
scheletro di animale, trovate presso Parigi, potè stabilire che esso
era di un marsupiale, e che ivi un tempo erano vissuti dei marsupiali
ora estinti; colla stessa sicurezza noi possiamo indurre, da un sistema
di parentela storicamente pervenutoci, la precedente esistenza della
forma di famiglia estinta, ad esso corrispondente.
I sistemi di parentela e le forme di famiglia testè menzionati
differiscono da quelli ora dominanti in ciò, che ogni figlio ha più
padri e più madri. Nel sistema di parentela americano, al quale
corrisponde la famiglia dell'Hawai, il fratello e la sorella non
possono essere padre e madre dello stesso figliuolo: ma il sistema di
parentela dell'Hawai presuppone una famiglia, nella quale questa era
invece la regola. Eccoci ricondotti a una serie di forme di famiglia,
che contraddicono recisamente a quelle sinora ordinariamente ammesse
come le sole che siano esistite. Le idee correnti conoscono soltanto
il connubio individuale, allato ad esso la poligamia, e tutt'al più la
poliandria, e dissimulano, come si addice al moralista filisteo, che la
pratica, tacitamente ma con tutta disinvoltura, scavalca questi limiti
posti dalla società ufficiale. Lo studio della storia primitiva ci
presenta invece condizioni, nelle quali gli uomini vivono in poligamia,
e le loro mogli contemporaneamente in poliandria, e i figli comuni sono
quindi considerati come comuni a tutti loro; condizioni che percorrono
a loro volta tutta una serie di cangiamenti sino al loro definitivo
risolversi nel connubio individuale. Questi cangiamenti sono tali, che
il circolo del vincolo coniugale comune, larghissimo da principio, si
restringe sempre più, finchè alla fine lascia sussistere soltanto la
coppia unica, che oggi predomina.
Ricostruendo così a ritroso la storia della famiglia, Morgan, d'accordo
in ciò colla più parte dei suoi colleghi, arriva ad uno stato
primitivo, nel quale regnava nella tribù la promiscuità completa,
sicchè ogni donna apparteneva ad ogni uomo, ed ogni uomo egualmente
ad ogni donna. Di un tale stato primitivo già si è parlato fin dal
secolo scorso, ma soltanto con frasi generiche; Bachofen pel primo,
ed è questo uno dei suoi grandi meriti, lo prese sul serio e ne cercò
tracce nelle tradizioni storiche e religiose. Noi sappiamo oggi, che
queste tracce da lui rinvenute non riconducono affatto a un periodo
sociale di illimitata promiscuità sessuale; ma ad una forma molto
posteriore, al matrimonio per gruppi. Quel periodo sociale primitivo,
se effettivamente ha esistito, appartiene ad un'epoca così remota, che
difficilmente possiamo sperare di trovarne prove _dirette_ nei fossili
sociali, presso i selvaggi più arretrati. Il gran merito di Bachofen
sta appunto nel l'aver portato tale questione al primo posto delle
nostre indagini[9].
Venne di moda testè di negare questo periodo iniziale della vita
sessuale dell'uomo. Si vuol risparmiare questa «vergogna» all'umanità.
E per ciò si fa valere non soltanto il difetto di qualsiasi prova
diretta, ma anche l'esempio del rimanente mondo animale. LETOURNEAU
(_Évolution du mariage et de la famille_, 1888) ne ricava numerosi
fatti, secondo i quali una promiscuità sessuale assolutamente
illimitata non apparterrebbe che alle infime specie. Ma da tutti questi
fatti io posso trarre soltanto l'illazione, che essi non provano
assolutamente nulla per l'uomo e per le sue relazioni nella vita
primitiva. I connubii a lungo termine fra i vertebrati si spiegano
sufficientemente con cause fisiologiche; per esempio, negli uccelli,
col bisogno di aiuto che hanno le femmine durante la covatura; nè gli
esempi di fedele monogamia, che si trovano presso gli uccelli, provano
alcunchè per gli uomini, appunto perchè questi non discendono dagli
uccelli. E se la stretta monogamia fosse il culmine di ogni virtù,
la palma ne spetterebbe al tenia, che, in ognuno dei suoi da 50 a
200 proglottidi o sezioni, possiede un completo apparato sessuale
femminile e maschile, e passa tutta la vita ad accoppiarsi con sè
stesso in ognuna di queste sezioni. Ma, se ci limitiamo ai mammiferi,
noi troviamo in essi tutte le forme della vita sessuale; promiscuità,
principi di matrimonio per gruppi, poligamia, connubio individuale; non
manca che la poliandria, la quale non era possibile che agli uomini.
Anche i nostri più prossimi parenti, i quadrumani, ci offrono tutte
le possibili varietà di aggruppamenti di maschi e di femmine; e, se ci
teniamo in limiti ancor più angusti, e consideriamo soltanto le quattro
scimmie antropomorfe, Letourneau ci sa dire soltanto che esse ora sono
monogame, ora poligame, mentre Saussure, citato da Giraud-Teulon, le
dichiara monogame. Anche le affermazioni più recenti, di WESTERMARCK
(_The History of Human Marriage_, London 1891), sulla monogamia delle
scimmie antropomorfe, sono ancora ben lungi dall'essere una prova.
Insomma, i ragguagli sono tali, che Letourneau sinceramente ammette:
«che non vi ha, del resto, tra i mammiferi alcun rigoroso rapporto tra
il grado dello sviluppo intellettuale e la forma dell'unione sessuale».
Ed ESPINAS (_Des sociétés animales_, 1877) dice addirittura: «L'orda
è il gruppo sociale più elevato, che possiamo osservare negli animali.
Essa è, _a quanto sembra_, composta di famiglie, ma sin dal principio
_la famiglia e l'orda stanno in antagonismo_, esse si sviluppano in
rapporto inverso.»
Noi non sappiamo dunque quasi nulla di determinato sugli aggruppamenti
famigliari o altri aggruppamenti sociali delle scimmie antropomorfe;
le notizie che ne abbiamo si contraddicono diametralmente. E non è
meraviglia, quando si consideri come sono contraddittorie e quanto
bisogno hanno del vaglio critico anche le notizie che possediamo sulle
tribù umane allo stato selvaggio; e si rifletta quanto più difficili
da osservarsi siano le società delle scimmie a paragone delle umane.
Sinchè dunque non avremo dati maggiori, ci è forza rinunciare a
qualsiasi conclusione in proposito.
Al contrario, il passo citato dell'Espinas ci offre una base migliore.
Orda e famiglia non sono, negli animali superiori, complementi
reciproci, ma sono in antitesi. Espinas dimostra molto bene come
la gelosia dei maschi nel tempo degli amori rallenta o dissolve
temporaneamente ogni orda sociale. «Dove la famiglia è molto
strettamente unita, non si formano le orde se non come rare eccezioni.
Dove invece esiste la promiscuità sessuale e la poligamia, l'orda
nasce quasi da sè.... Perchè nasca un'orda, devono essere rallentati
i vincoli di famiglia e l'individuo deve ridivenir libero. Gli è
perciò che negli uccelli troviamo così raramente orde organizzate...
Nei mammiferi invece troviamo società più o meno organizzate, appunto
perchè qui l'individuo non scompare nella famiglia.... La coscienza
collettiva dell'orda non può quindi avere, al suo nascere, un peggiore
nemico della coscienza collettiva della famiglia. Non esitiamo ad
affermarlo: se si è sviluppata una forma di società più elevata della
famiglia, ciò non può essere avvenuto che incorporando in sè famiglie
già profondamente alterate; il che non esclude che queste famiglie
trovassero in ciò la possibilità di ricostituirsi poi in circostanze
molto più favorevoli.» (ESPINAS, _loco citato_, da GIRAUD-TEULON,
_Origines du mariage et de la famille_, 1884, pag, 518-520).
Noi vediamo dunque, che le società degli animali possono avere, senza
dubbio, un certo valore per le conclusioni da dedurre relativamente
alle società umane, ma solo un valore negativo. Per quanto ci consta,
l'animale vertebrato superiore non conosce che due forme di famiglia:
poligamia o unione di coppie isolate; in ambo i casi non vi è se
non un maschio adulto, _uno_ sposo solo. La gelosia del maschio, che
è insieme legame e limite della famiglia, pone la famiglia animale
in antitesi con l'orda; l'orda, la forma sociale superiore, è qua
resa impossibile, là indebolita o distrutta durante gli amori, nel
migliore dei casi, ostacolata nei suoi ulteriori sviluppi, dalla
gelosia del maschio. Questo già basta a provare che famiglia animale
e società umana primitiva sono cose senza nesso fra loro; che i primi
uomini, che si elevarono dall'animalità, o non conobbero famiglia
di sorta, o tutt'al più ne conobbero una forma che non si rinviene
fra gli animali. Un animale così inerme come il futuro uomo poteva,
a rigore, in piccolo numero cavarsi d'impaccio anche nello stato di
isolamento, quello stato in cui la più elevata forma sociale è la
coppia isolata quale viene attribuita, sulla fede dei cacciatori,
dal Westermarck al gorilla e allo schimpanzé. Ma per elevarsi
dall'animalità, per effettuare il più grande progresso che si vegga in
natura, occorreva un altro elemento: occorreva compensare il difetto
della forza difensiva dell'uomo isolato, con la unione delle forze e
la cooperazione dell'orda. Con rapporti sociali simili a quelli delle
scimmie antropomorfe, non si spiegherebbe la transizione all'umanità;
queste scimmie pajono piuttosto linee collaterali deviate, regredienti
e probabilmente destinate a poco a poco a perire. Questo basta a farci
respingere qualsiasi parallelo tra le loro forme di famiglia e quelle
dell'uomo primitivo. Ma la reciproca tolleranza dei maschi adulti,
l'assenza di gelosia, era la prima condizione perchè si potessero
formare cotesti grandi e stabili gruppi, per mezzo de' quali soltanto
si poteva effettuare il passaggio dall'animalità all'umanità. E,
infatti, qual'è la forma di famiglia più antica e primitiva, di cui
la storia ci mostra inconfutabilmente l'esistenza, e che, quà e là,
possiamo ancora oggi studiare? Il connubio per gruppi, la forma nella
quale interi gruppi di uomini e interi gruppi di donne si posseggono
mutuamente e che lascia ben poco campo alla gelosia. E di più, noi
troviamo, a uno stadio posteriore di sviluppo, la forma eccezionale
della poliandria, che esclude assolutamente qualsiasi senso di gelosia
ed è quindi sconosciuta agli animali. Ma poichè le forme a noi note del
connubio per gruppi sono accompagnate da condizioni così singolarmente
complicate, che ci riconducono di necessità a forme anteriori più
semplici dei rapporti sessuali, e quindi, in ultima analisi, a un
periodo di promiscuità assoluta, corrispondente alla transizione
dall'animalità all'umanità; così il richiamo alle unioni degli
animali non vale che a ricondurci al punto dal quale ci avrebbe dovuto
allontanare per sempre.
Che cosa significa dunque: promiscuità sessuale senza regole? Significa
questo solo: che le regole o limitazioni, in vigore oggi o in un epoca
anteriore, allora non esistevano. Noi abbiamo già veduto cadere le
barriere della gelosia. Se c'è qualche cosa di certo, è che la gelosia
è un sentimento sviluppatosi relativamente tardi. Lo stesso è da dirsi
dell'idea di incesto. Non soltanto, nell'epoca primitiva, fratello e
sorella erano marito e moglie, ma oggi ancora la pratica sessuale tra
genitori e figli è in vigore presso molti popoli. BANCROFT (_The Native
Races of the Pacific Coast of North America_, 1875, vol. I) attesta
questo dei _Caviati_ sulla strada di Behring, dei _Cadiachi_ presso
Alaska, dei _Tinneh_ nell'interno del Nord America inglese; Letourneau
raccoglie ragguagli di questo stesso fatto tra i _Chippeways_ indiani,
i _Cucù_ del Chili, i _Caraibi_, i _Karens_ del fondo dell'India;
senza parlare delle narrazioni degli antichi Greci e Romani sopra i
Parti, i Persiani, gli Sciti, gli Unni, ecc. Prima che si inventasse
l'incesto (poichè esso è una vera invenzione, e delle più preziose) il
rapporto sessuale fra genitori e figli non poteva fare più scandalo del
rapporto sessuale fra persone appartenenti a due diverse generazioni.
Quest'ultimo si dà ancor oggi, nei paesi i più spigolistri, senza
destar grande orrore; zitellone di oltre 60 anni sposano pure, se
abbastanza ricche, giovanotti che rasentano i trenta. Ma se, dalle
forme di famiglia le più primitive che noi conosciamo, stacchiamo le
idee d'incesto che vi sono connesse, idee affatto diverse dalle nostre
e spesso anzi in diretta contraddizione con esse, eccoci ad una forma
di rapporto sessuale che non si può qualificare se non come «senza
regole»; e lo è nel senso che non esistono ancora le restrizioni
imposte poi dall'uso. Ma non è vero che da ciò venga necessariamente,
nella pratica quotidiana, un orribile caos. Le unioni temporanee in
singole coppie non sono punto escluse, tanto che, anche nel connubio
per gruppi, esse formano la maggioranza dei casi. E se colui che più
recentemente ha negato questo stato primitivo di cose, il Westermarck,
designa come matrimonio ogni stato, in cui due esseri di diverso sesso
rimangono uniti sino alla nascita del rampollo, ben è da dirsi che
questa specie di matrimonio poteva benissimo avverarsi nello stadio
della promiscuità senza contraddire ad essa, cioè alla mancanza di
regole fisse imposte dall'uso alle relazioni sessuali, Westermarck
parte senza dubbio dal concetto che «la mancanza di regole (o la
promiscuità) implica la compressione delle inclinazioni individuali»,
talchè «la prostituzione ne è la forma più genuina». A me pare
piuttosto che rimane impossibile ogni intelligenza dello stato di cose
primitivo finchè lo si guardi con la lente del lupanare.
Ma ritorniamo al connubio per gruppi. Secondo il Morgan, da questo
stato primitivo di rapporti sessuali senza regole, si sviluppò
probabilmente molto presto:
1.º _La famiglia consanguinea_ (_Blutsverwandtschaftsfamilie_),
primo stadio della famiglia. Qui i gruppi conjugali sono distinti per
generazioni: tutti i nonni e tutte le nonne, nei limiti della famiglia,
sono tra loro mariti e mogli, così pure i loro figli, cioè i padri e
le madri; i costoro figli formeranno a loro volta un terzo circolo di
sposi comuni, e i figli di questi ultimi, i pronipoti dei primi, un
quarto. In questa forma di famiglia sono quindi reciprocamente esclusi
dai diritti e dai doveri (come diremmo noi) del matrimonio, soltanto
predecessori e successori, genitori e figli. I fratelli e le sorelle,
i cugini e le cugine di 1.º, di 2.º e di qualsiasi altro grado più
lontano sono tutti fratelli e sorelle tra loro e, _appunto perciò_,
sono tutti marito e moglie l'uno dell'altro. Il rapporto di fratello
e sorella implica, per sè stesso in questo stadio, la pratica sessuale
reciproca[10]. La forma tipica di una tale famiglia consisterebbe nella
discendenza di una coppia, nella quale, a loro volta, i discendenti
di ogni singolo grado sono tutti fratelli e sorelle, e appunto perciò
mariti e mogli tra loro.
La famiglia consanguinea è scomparsa. Anche i popoli più rozzi, dei
quali narra la storia, non ne offrono alcun esempio. Ma come essa
debba aver esistito, ci costringe ad ammetterlo il sistema di parentela
dell'Hawai, ancora oggi in vigore in tutta la Polinesia, che esprime
gradi di parentela consanguinea, quali possono nascere soltanto da
cotesta forma di famiglia; ci costringe ad ammetterlo tutto l'ulteriore
sviluppo della famiglia, che presuppone quella forma come primo stadio
necessario.
2.º _La famiglia punalua_. Se il primo progresso dell'organizzazione
consistette nell'escludere dalla pratica sessuale reciproca i
genitori ed i figli, il secondo consistette nell'escluderne le
sorelle e i fratelli. Questo progresso, stante la maggior eguaglianza
d'età degl'interessati, fu infinitamente più importante, ma anche
più difficile; esso si effettuò gradatamente, incominciando colla
esclusione dal rapporto sessuale dei fratelli e delle sorelle
carnali[11] (cioè dal lato materno), dapprima in casi particolari,
divenendo regola a poco a poco (nell'Hawai avvenivano eccezioni ancora
in questo secolo), e terminando col divieto del connubio perfino tra
fratelli e sorelle collaterali, cioè, giusta la nostra designazione,
tra figli, nipoti e pronipoti dei fratelli e delle sorelle; esso forma,
secondo Morgan, «una eccellente illustrazione dell'azione del principio
della selezione naturale». Non v'ha dubbio che le tribù, nelle quali
il matrimonio tra consanguinei (_Inzucht_) venne limitato da questo
progresso, dovettero svilupparsi più rapidamente e più completamente
di quelle, nelle quali il matrimonio tra fratelli e sorelle restava
regola e legge. E quanto fosse sentita l'azione di questo progresso, lo
prova la istituzione della _gente_, che scaturì direttamente da esso
e che, oltrepassando di gran lunga il suo primo scopo, formò la base
dell'ordinamento sociale della maggior parte, se non di tutti, i popoli
barbari della terra, e dalla quale noi entriamo immediatamente, in
Grecia come in Roma, nel periodo della civiltà.
Ogni famiglia primitiva dovette scindersi al più tardi nel corso di due
o tre generazioni. La economia domestica comunistica originaria, che
perdura senza eccezione fino in pieno mezzo della barbarie, stabiliva
una grandezza massima della comunità di famiglia, varia secondo le
circostanze, ma supergiù determinata per ciascuna località. Appena
sorse l'idea della sconvenienza dell'unione sessuale tra figli di
una stessa madre, essa dovette agire sulle divisioni delle antiche
comunità domestiche e sulla fondazione delle nuove (che però non
coincidevano necessariamente coi gruppi di famiglie). Una o più serie
di sorelle divennero il nucleo dell'una, i loro fratelli carnali quello
dell'altra. Così, o analogamente, dalla famiglia consanguinea scaturì
la forma da Morgan denominata «famiglia punalua».
Secondo l'uso dell'Hawai, un dato numero di sorelle, carnali o di
grado più lontano (cioè cugine di 1.º, di 2.º o di qualsiasi altro
grado) erano le mogli comuni dei loro mariti comuni, ma dai quali
venivano esclusi i loro fratelli; ora questi mariti non si chiamavano
più vicendevolmente fratelli, nè in realtà occorreva che lo fossero,
ma punalua, cioè intimi compagni o associati. Così pure una serie
di fratelli carnali o di più lontano grado avevano un dato numero
di mogli, non loro sorelle, in matrimonio comune, e queste mogli
si chiamavano tra loro _punalua_. Questa la forma classica di una
disposizione di famiglie, che comportò posteriormente una serie di
variazioni, e il cui tratto caratteristico essenziale era: comunità
reciproca dei mariti e delle mogli in un determinato circolo di
famiglia, dal quale però erano esclusi i fratelli delle mogli, prima i
fratelli carnali, poi anche quelli più lontani, e inversamente del pari
le sorelle dei mariti.
Questa forma di famiglia ci presenta colla maggior precisione i gradi
di parentela, quali li esprime il sistema americano. I figli delle
sorelle di mia madre sono anche figli di lei, come pure i figli dei
fratelli di mio padre sono altresì suoi figli, ed essi sono tutti miei
fratelli e mie sorelle; ma i figli dei fratelli di mia madre sono suoi
nipoti, i figli delle sorelle di mio padre sono nipoti di mio padre, ed
essi tutti sono miei cugini e mie cugine. Perciocchè, mentre i mariti
delle sorelle di mia madre sono tuttavia suoi mariti, e così pure le
mogli dei fratelli di mio padre sono ancora sue mogli — di diritto, se
non sempre di fatto —; il divieto sociale della pratica sessuale tra
fratelli e sorelle ha diviso in due classi i figli dei fratelli e delle
sorelle, trattati sinora come fratelli e sorelle senza distinzione:
gli uni rimangono, dopo come prima, fratelli e sorelle (più lontani)
tra loro; gli altri, i figli, qui del fratello, là della sorella, non
possono essere più a lungo fratelli e sorelle, non possono più avere
comuni genitori, nè il padre, nè la madre, nè ambidue, e perciò diviene
per la prima volta necessaria la classe dei nipoti e delle nipoti,
dei cugini e delle cugine, che non avrebbe avuto senso nel passato
ordinamento di famiglia. Il sistema di parentela americano, che sembra
affatto assurdo in qualsiasi forma di famiglia basata sul connubio
individuale di qualunque specie, viene spiegato razionalmente e trovasi
naturalmente motivato, sin nelle più piccole particolarità, per mezzo
della famiglia _punalua_. Fin dove si è trovato diffuso questo sistema
di parentela, almeno fino lì dev'essere anche esistita la famiglia
_punalua_, o una forma analoga.
È verosimile che questa forma di famiglia, dimostrata effettivamente
esistente in Hawai, sarebbe stata dimostrata egualmente in tutta la
Polinesia, se i pii missionarii, come un tempo i monaci spagnuoli in
America, avessero saputo vedere in siffatti rapporti anticristiani
qualcosa più di un semplice _abominio_[12]. Quando Cesare ci narra dei
Britanni, che si trovavano allora nello stadio medio della barbarie:
«essi hanno le loro mogli in comune fra dieci o dodici di loro, e
sovente fratelli con fratelli e genitori con figli» — ciò si spiega
nel miglior modo come connubio per gruppi. Quelle madri barbare non
avevano 10 o 12 figli in età da poter tenere mogli in comune, ma
il sistema di parentela americano, che corrisponde alla famiglia
_punalua_, offre molti fratelli, perchè tutti i cugini prossimi e
lontani di un uomo sono suoi fratelli. Il «genitori con figli» può
essere un falso concetto di Cesare; non è però assolutamente escluso,
in questo sistema, che padre e figlio, o madre e figlia, possano
trovarsi nel medesimo gruppo matrimoniale, sibbene è escluso che
possano trovarvisi padre e figlia, o madre e figlio. Questa, od altra
analoga forma di famiglia del connubio per gruppi, presenta del pari
la più ovvia spiegazione dei racconti di Erodoto e di altri antichi
scrittori sulla comunione delle donne presso le popolazioni selvagge
e barbare. Famiglia _punalua_ deve anch'essere quella che _Watson_ e
_Kave_ (_The People of India_) raccontano dei _Tikurs_ dell'_Audh_ (al
nord del Gange): «Essi convivono (intendasi sessualmente) quasi senza
distinzione in grandi comunità, e, se due persone passano come coniugi,
il legame non è che nominale».
Direttamente dalla famiglia _punalua_ sembra uscita, nella grande
generalità dei casi, la istituzione della _gente_. In verità il sistema
di classi australiano ci offre un altro punto di partenza, dal quale
poteva svilupparsi questa istituzione; gli Australiani hanno _genti_,
ma non hanno ancora una famiglia _punalua_, bensì una forma più
grossolana del connubio per gruppi.
In tutte le forme della famiglia per gruppi, è incerto il padre di un
bambino, ma la sua madre è certa. Sebbene chiami suoi figli tutti figli
della famiglia collettiva ed abbia per essi doveri materni, tuttavia
essa distingue i suoi propri figli. È quindi chiaro che, finchè esiste
connubio per gruppi, la discendenza non può dimostrarsi che dal lato
materno, e quindi non è riconosciuta che la linea femminile. È questo
infatti il caso presso tutt'i popoli selvaggi e appartenenti allo
stadio inferiore della barbarie; ed averlo scoperto pel primo, è il
secondo grande merito di Bachofen. Egli designa questo riconoscimento
esclusivo della discendenza materna, e i rapporti ereditarii che col
tempo nascono da esso, col nome di «diritto materno». Per brevità
io conservo questo nome, ma esso è inesatto, poichè, a questo stadio
sociale, non può ancora parlarsi di «diritto» nel senso giuridico.
Se della famiglia _punalua_ prendiamo ora uno dei due gruppi-modello,
cioè quello di una serie di sorelle carnali e di grado più lontano
(cioè a dire discendenti in primo, in secondo o in un grado più
remoto da sorelle carnali) insieme ai loro figli e ai loro fratelli
carnali o di grado più remoto dal lato materno (che, secondo la nostra
presupposizione, non sono loro mariti), noi abbiamo appunto il circolo
delle persone, che appariscono più tardi come membri di una _gente_
nella prima forma di questa istituzione. Essi tutti hanno uno stipite
materno comune, e, in virtù di questa origine, le figlie formano
generazioni di sorelle. Ma i mariti di queste sorelle non possono esser
più i loro fratelli, non possono cioè discendere da questo stipite
materno, e quindi non possono appartenere al gruppo consanguineo, alla
futura _gente_; però i loro figli appartengono a questo gruppo, poichè
la discendenza dal lato materno è la sola decisiva, essendo la sola
certa. Una volta stabilito il divieto dell'unione sessuale fra tutti i
fratelli e tutte le sorelle, compresi i più lontani parenti collaterali
dal lato materno, il suddetto gruppo si è anche trasformato in una
_gente_, si è Costituito cioè come un circolo fisso di consanguinei
di linea femminile, che non possono più sposarsi tra loro, e che
quindinnanzi si consolida sempre più con altre istituzioni comuni
sociali e religiose ed è distinto dalle altre _genti_ della stessa
tribù. Di ciò particolareggiatamente più tardi. Ma quando troviamo, che
necessariamente, spontaneamente, la _gente_ si sviluppa dalla famiglia
_punalua_, noi siamo obbligati ad ammettere la pristina esistenza di
questa forma di famiglia come quasi certa per tutti quei popoli, presso
i quali sono dimostrabili istituzioni gentili, cioè a un di presso per
tutti i barbari e per tutti i popoli avviati a civiltà.
Quando Morgan scrisse il suo libro, le nostre nozioni intorno al
connubio per gruppi erano ancora molto limitate. Avevasi qualche
conoscenza del connubio per gruppi degli Australiani organizzati in
classi; inoltre Morgan, fin dal 1871, aveva pubblicate le notizie
che possedeva sulla famiglia punalua dell'Hawai. La famiglia punalua
forniva, da un lato, la completa spiegazione del sistema di parentela
dominante tra gli Indo-americani, che era stato per Morgan il punto
di partenza di tutte le sue indagini, e dall'altro, il vero punto
di derivazione della gente a diritto materno; essa rappresentava
poi un grado di sviluppo molto più elevato delle classi australiane.
Era quindi comprensibile che Morgan la concepisse come lo stadio di
sviluppo che precede immediatamente quello del connubio sindiasmico
e le attribuisse una generale diffusione nei tempi anteriori. Dopo
d'allora, noi imparammo a conoscere una serie di altre forme di
connubio per gruppi, e sappiamo ora che a questo proposito Morgan
andò troppo oltre. Ma egli ebbe pur sempre la fortuna di trovare nella
sua famiglia punalua la forma più elevata e classica del connubio per
gruppi, quella forma dalla quale si spiega nel modo più semplice la
transizione a una forma superiore.
Il più essenziale contributo alla conoscenza del connubio per gruppi
lo dobbiamo al missionario inglese Lorimer Fison, che per lunghi
anni studiò questa forma di famiglia sul suo terreno classico, in
Australia. Egli rinvenne il più basso grado di sviluppo presso i negri
del monte _Gambier_ nell'Australia meridionale. Qui tutta la tribù è
divisa in due grandi classi, _Kroki_ e _Kumiti_. I rapporti sessuali
in ciascuna di queste classi sono rigorosamente vietati; invece ogni
uomo di una classe è lo sposo nato di ogni donna dell'altra classe, e
reciprocamente. Non gli individui, ma gli interi gruppi son conjugati
tra loro, classe con classe. E, si noti, qui non è fatta in nessun
luogo riserva alcuna per differenze di età o per consanguineità
speciali, salvo quella che risulta dalla separazione in due classi
esogame. Un _Kroki_ ha per sposa legittima ogni donna _Kumite_; e
poichè la sua propria figlia, come figlia di una donna _Kumite_, è,
giusta il diritto materno, anche _Kumite_, essa è con ciò la sposa
nata di ogni _Kroki_, quindi anche del suo proprio padre. Almeno,
l'organizzazione di classe, quale ci si presenta, non pone a ciò alcun
ostacolo. O quindi questa organizzazione è nata in un tempo, in cui,
malgrado il vago istinto di frenare il connubio tra consanguinei, non
si trovava ancora nulla di particolarmente abbominevole nell'unione
sessuale tra genitori e figli; e in questo caso il sistema delle
classi sarebbe nato direttamente da uno stato di assoluta promiscuità
sessuale. Ovvero il rapporto sessuale tra genitori e figli era già
vietato dall'uso quando nacquero le classi; e allora lo stato attuale
richiama la famiglia consanguinea ed è il primo passo per uscirne.
Quest'ultima ipotesi è la più probabile. Per quanto mi consta, non si
hanno dall'Australia esempi di connubio tra genitori e figli, e anche
la posteriore forma della esogamia, la _gente_ a diritto materno,
presuppone di regola il tacito divieto di questa pratica, come vigente
all'epoca della sua fondazione.
Il sistema delle _due_ classi, oltre che al Monte _Gambier_
nell'Australia meridionale, si trova anche sul fiume _Darling_ più
all'est, e, al nord-est, nel _Queensland_; esso è quindi molto diffuso.
Questo sistema esclude soltanto i connubii tra fratelli e sorelle,
tra figli di fratelli e tra figli di sorelle dal lato materno, perchè
questi appartengono alla stessa classe; al contrario, i figli di
sorella e fratello possono sposarsi. Un altro passo diretto a impedire
l'unione fra consanguinei noi lo troviamo presso i _Kamilaroi_ sul
fiume _Darling_ nella Nuova Galles meridionale, dove le due classi
originarie sono suddivise in quattro, e ognuna di queste ultime si
sposa in massa con un'altra. Quelli delle prime due classi sono sposi
nati tra loro; ma, secondo che la madre apparteneva alla prima o alla
seconda, i figli passano alla terza o alla quarta; i figli di queste
due classi, pure conjugate tra loro, appartengono di nuovo alla prima
e alla seconda. Sicchè sempre una generazione appartiene alla prima e
alla seconda classe, la successiva alla terza e alla quarta, quella
che segue ritorna alla prima e alla seconda. E i figli di fratelli
e sorelle (in linea materna) non possono essere marito e moglie, ma
i nipoti di fratelli e sorelle lo possono. Quest'ordinamento così
complicato è reso ancora più complicato dall'innesto, — che avviene
in seguito — delle _genti_ a diritto materno, ma noi non possiamo
addentrarvici. Si vede tuttavia che il bisogno d'impedire l'unione di
consanguinei si fa sentire continuamente, ma si va a tentoni e senza
chiara coscienza dello scopo.
Il connubio per gruppi, che ivi, in Australia, è ancora matrimonio
di classi, un connubio in massa di tutta una classe di uomini, sparsa
sovente sopra l'intero continente, con una classe di donne altrettanto
diffusa — questo connubio per gruppi, visto da vicino, non si presenta
così abbominevole, come se lo immagina la fantasia di un filisteo
abituato al regime dei bordelli; al contrario per lunghi anni se ne
sospettò a malapena l'esistenza, e anche di recente essa venne di nuovo
messa in dubbio. All'osservatore superficiale esso si presenta come un
connubio individuale dal vincolo molto rilassato, con allato, quà e là,
della poligamia e qualche infedeltà occasionale. Bisogna impiegare anni
e anni, come fecero Fison e Howitt, per scoprire in questi rapporti
conjugali — che nella loro pratica ricordano piuttosto agli Europei
ordinarii i patrii costumi — per scoprirvi la legge regolatrice, giusta
la quale il negro australiano straniero, lontano migliaia di chilometri
dalla sua patria, tra persone il cui linguaggio gli è ignoto, trova,
e non di rado da un accampamento a un altro accampamento, da una
ad un'altra tribù, donne che si danno a lui di buon grado e senza
riluttanza; la legge, in omaggio alla quale chi ha più donne ne cede
una all'ospite per la notte. Dove l'Europeo vede assenza di leggi e di
costumi, regna in fatto una legge rigorosa. Le donne appartengono alla
classe conjugale dello straniero e sono perciò sue spose nate; quella
medesima legge consuetudinaria che intreccia i loro destini vieta,
sotto pena d'infamia, qualsiasi rapporto sessuale al di fuori delle
classi coniugali che si appartengono a vicenda. Anche ove impera il
ratto delle donne, che spesso e in molti luoghi è la regola, la legge
delle classi è rigorosamente osservata.
Del resto, nel ratto delle donne si accenna già una traccia del
passaggio al connubio individuale, almeno nella forma del connubio
sindiasmico: quando il giovane, coll'aiuto degli amici, ha rapito e
condotto via la ragazza, essa si dà a tutti per turno, ma è considerata
di poi come la moglie del giovane che ha promosso il ratto. E,
inversamente, se la donna rapita fugge dal marito ed è accolta da un
altro, essa diviene moglie di quest'ultimo e il primo ha perduto il suo
privilegio. Perciò, dentro ed accanto al connubio per gruppi, che pur
continua in generale ad esistere, si formano rapporti di esclusività,
connubii a tempo più o meno lungo, allato alla poligamia[13]; sicchè il
connubio per gruppi anche qui è in decadenza, e si tratta soltanto di
sapere chi, sotto l'influenza europea, sparirà prima dalla scena: se il
connubio per gruppi, o i negri australiani che lo praticano.
Il conjugio fra intere classi, quale esiste in Australia, è in ogni
caso una forma molto bassa e primitiva del connubio per gruppi, mentre
la famiglia _punalua_, per quanto sappiamo, è il suo più alto grado di
sviluppo. Il primo sembra la forma corrispondente allo stato sociale
dei selvaggi erranti, il secondo presuppone già società comunistiche
con sede relativamente stabile e conduce, senza transizione, allo
stadio di sviluppo immediatamente superiore. Tra i due, si troveranno
di certo altri periodi intermedii; è questo un campo d'indagini appena
dischiuso, sul quale non si son fatti che i primi passi.
3.º _La famiglia sindiasmica._ Certi connubi, a tempo più o meno
lungo, si facevano già nel connubio per gruppi, e fors'anche
prima; l'uomo aveva una moglie principale (non si può ancor dire
una moglie prediletta) tra le molte mogli, ed egli era per essa il
principale marito fra tutti. Questa circostanza contribuì non poco
alla confusione fatta dai missionarii, che nel connubio per gruppi
ora vedono la comunanza delle donne senza alcun limite, ed ora
l'adulterio a pieno libito. Ma tali connubi di consuetudine dovettero
consolidarsi semprepiù, man mano che la _gente_ si svolgeva e che
più numerose divenivano le classi dei «fratelli» e delle «sorelle»,
tra le quali il connubio non era più consentito. Il divieto delle
nozze fra consanguinei, effetto del costituirsi della _gente_, si
andò estendendo ancor più. Così fra gli Irocchesi e fra la più parte
degli altri Indiani americani, che si indugiano tuttora nello stadio
inferiore della barbarie, troviamo che il connubio è vietato fra tutti
i parenti, che conta il loro sistema, e che sono parecchie centinaia
di specie. In questo crescente complicarsi dei divieti di connubio,
i connubii per gruppi divenivano sempre meno possibili; essi furono
sostituiti dalla famiglia sindiasmica. In questo stadio un marito
convive con una moglie, in modo però, che la poligamia[14] e, occasione
capitando, l'infedeltà coniugale, rimangono un diritto dei mariti;
quantunque la prima si trovi raramente, e ciò per ragioni economiche;
mentre dalle mogli, durante la convivenza, si esige per lo più la più
rigorosa fedeltà, e il loro adulterio è duramente punito. Ma il vincolo
coniugale è facilmente risolubile dalle due parti, e, dopo come prima,
i figli appartengono soltanto alla madre.
In questa progressiva esclusione dei consanguinei dal vincolo
conjugale continua ad agire la selezione naturale. A dirla con Morgan;
«I matrimonii tra _genti_ non consanguinee producono una razza più
vigorosa, così fisicamente come intellettualmente; quando due tribù
progredite si mischiavano, i nuovi cranii e cervelli si ampliavano
naturalmente, finchè abbracciassero le attitudini di entrambe». Le
tribù, che avevano adottata la costituzione _gentile_, dovettero
acquistare così il predominio su quelle rimaste in arretrato, o trarle
seco col loro esempio.
L'evoluzione della famiglia nella storia primitiva, consiste quindi
nel continuo restringersi della cerchia abbracciante in origine tutta
la tribù, nella quale regna la comunanza del connubio tra i due sessi.
Esclusi a mano a mano, prima i parenti più prossimi, poi i più lontani,
infine anche i semplici parenti per cognazione (affini), qualsiasi
forma di connubio per gruppi finisce per diventare praticamente
impossibile, e la coppia unica, che pel momento è ancora debolmente
unita, rimane la molecola, se si scioglie la quale, cessa lo stesso
connubio. Già di qui si vede quanto poco l'amore sessuale individuale,
nell'odierno significato della parola, abbia da fare colla genesi del
connubio individuale. Ciò è dimostrato ancor meglio dalla pratica di
tutti i popoli che si trovano in questo stadio. Mentre nelle precedenti
forme di famiglia gli uomini non erano mai imbarazzati a trovar
mogli, anzi ne avevano più del bisogno, ora le mogli divenivano rare
e ricercate. Onde, colla famiglia sindiasmica, cominciano il ratto
e la compra delle donne — _sintomi_ questi molto diffusi, ma non più
che sintomi, di un sopravvenuto profondo cangiamento. Questi sintomi,
che non sono poi altro se non semplici metodi di procurarsi mogli, il
pedante scozzese Mac Lennan li ha trasformati in classi distinte di
famiglia, sotto il nome di «matrimonio per _ratto_» e di «matrimonio
per _compra_». Del resto, anche presso gli Indiani americani e altrove
(nello stesso stadio), la conchiusione del connubio non è affare degli
interessati, che spesso non vengono neanche interrogati, ma delle loro
madri. Sovente due persone, affatto sconosciute tra loro, sono così
fidanzate, e ne hanno notizia solo quando è imminente la celebrazione
degli sponsali. Prima delle nozze, lo sposo dà ai parenti _gentili_
della sposa (cioè ai suoi parenti materni, non al padre e alla costui
parentela) dei donativi come prezzo della ragazza ceduta. Il connubio
si scioglie a volontà di ciascuno dei due coniugi; nondimeno, in molte
tribù, per esempio fra gli Irocchesi, si è formata a poco a poco
un'opinione pubblica avversa a siffatte separazioni; nelle contese
intervengono come pacieri i parenti _gentili_ delle due parti, e, solo
se questa mediazione fallisce, ha luogo il divorzio; la moglie tiene
seco i figliuoli e i divorziati sono liberi entrambi di rimaritarsi.
La famiglia sindiasmica, per sè stessa troppo debole e instabile per
creare il bisogno o anche solo il desiderio di una casa propria, non
disfà menomamente l'economia domestica[15] comunistica, tramandata
dall'epoca primitiva. Ma economia domestica comunistica significa il
dominio delle donne nella casa, come pure l'esclusivo riconoscimento
di una madre carnale, derivante dalla impossibilità di conoscere
con certezza un padre carnale; significa grande stima delle donne,
cioè delle madri. Una delle più assurde idee, trasmesse dalle teorie
sociali del secolo XVIII, è che, nei primi tempi della società, la
donna fosse schiava dell'uomo. La donna, presso tutti i selvaggi e
tutti i barbari dello stadio inferiore e medio, e anche in parte del
superiore, ha una condizione non solo libera, ma altamente onorata.
Che cosa sia ancora la donna nella famiglia sindiasmica, può attestarlo
Arturo Wright, che fu missionario per lunghi anni tra gli Irocchesi del
Senecca: «Quanto alle loro famiglie, al tempo nel quale abitavano le
«lunghe case» antiche (economie domestiche comunistiche di parecchie
famiglie), il sistema dominante era sempre quello del _clan_ (_gente_),
pel quale le donne prendevano i loro mariti dagli altri _clans_...
Di solito l'elemento femminile signoreggiava nella casa; le provviste
erano comuni; ma guai all'infelice marito od amante che fosse troppo
pigro od inetto a contribuire la sua parte di provviste. Per quanti
figli o cose proprie avesse nella casa, egli doveva aspettarsi ad ogni
istante l'ordine di far fagotto e di spulezzare. E non gli era lecito
tentare di resistere, la casa gli diveniva insopportabile, non gli
rimaneva che tornare al suo proprio clan, o, più spesso, cercarsi un
nuovo matrimonio in un altro clan. Le mogli erano la vera potenza nei
clans, come dapertutto. All'occasione non esitavano a deporre un duce
e degradarlo a guerriero comune». L'economia domestica comunistica,
nella quale le mogli appartengono per la maggior parte, o tutte, a
una medesima _gente_, mentre i mariti provengono da _genti_ diverse,
è la base reale di quel predominio delle donne, generale nel tempo
primitivo, la cui scoperta è un terzo merito del Bachofen. Noto infine,
che le relazioni dei viaggiatori e dei missionarii, sull'eccessivo
lavoro di cui sono aggravate le donne tra i selvaggi e tra i barbari,
non contraddicono in verun modo a ciò che ora si è detto. La divisione
del lavoro tra i due sessi è determinata da motivi affatto diversi
da quelli che determinano la condizione della donna nella società.
Popoli, presso i quali le donne debbono lavorare molto più che a loro,
secondo il concetto nostro, non convenga, hanno per esse, sovente,
assai più stima vera che i nostri Europei. La dama della civiltà,
circondata di falsi omaggi e dispensata da ogni reale lavoro, ha una
condizione sociale infinitamente più bassa della donna della barbarie,
assoggettata a duro lavoro, ma che nel suo popolo passava per una vera
dama (_lady, frowa, Frau_ = signora) e lo era anche pel suo carattere.
Se la famiglia sindiasmica abbia oggi interamente sostituito in America
il connubio per gruppi, debbono deciderlo ricerche più approfondite
sulle popolazioni del Nord-ovest e più ancora del Sud dell'America,
che si trovano ancora nel periodo superiore dello stato selvaggio. Di
queste ultime si narrano esempi così svariati di licenza sessuale da
far supporre che ancora vi esista il vecchio connubio per gruppi. Ad
ogni modo non ne sono ancora sparite tutte le tracce. Presso almeno
quaranta tribù del Nord dell'America, l'uomo, che sposa una sorella
maggiore, ha il diritto di prendere anche per mogli tutte le sorelle
di lei non appena raggiungano l'età voluta: avanzo della comunanza
dei mariti per tutta la serie delle sorelle. E dei peninsulari della
California (grado superiore dello stato selvaggio) narra Bancroft, che
essi hanno certe festività, nelle quali convengono parecchie tribù, a
scopo di promiscuità sessuale. Evidentemente sono genti, che in queste
feste conservano la vaga reminiscenza del tempo, nel quale le donne
di una gente avevano per mariti comuni tutti gli uomini delle altre,
e viceversa. Lo stesso uso vige ancora in Australia. Avviene presso
alcuni popoli, che gli anziani, i capi e i sacerdoti-magi, sfruttano
per conto proprio la comunanza delle donne e ne monopolizzano la
maggior parte; ma in certe festività e nelle grandi riunioni popolari
essi devono restituire la vecchia comunanza e permettere che le loro
donne si sollazzino coi giovani. Westermark (pag. 28-29) cita tutta
una serie di esempii di siffatti saturnali periodici, in cui l'antica
promiscuità sessuale rivive per breve tempo: presso gli _Hos_, i
_Santali_, i _Pandscha_ e i _Colari_ delle Indie, presso alcuni popoli
australiani, ecc.; ma ne trae la singolare illazione, che ciò sia non
già un avanzo del connubio per gruppi, da lui negato, bensì... del
tempo della fregola, comune all'uomo primitivo e agli altri animali.
Arriviamo con ciò alla quarta grande scoperta di Bachofen, quella cioè
della forma di transizione molto diffusa dal connubio per gruppi alla
famiglia sindiasmica. Ciò che Bachofen presenta come un'espiazione per
la violazione degli antichi precetti divini, come una penitenza con
la quale la donna riscatta il diritto alla castità, non è in realtà se
non l'espressione mistica dell'espiazione, con cui la donna si riscatta
dall'antica comunanza degli uomini e acquista il diritto di non darsi
che a un uomo solo. Questa espiazione consiste in un limitato abbandono
di sè stesse agli amori promiscui: le donne babilonesi dovevano darsi
una volta all'anno nel tempio di Militta; altri popoli dell'Asia Minore
mandavano le loro fanciulle per degli anni nel tempio di Anaiti a
coltivarvi l'amor libero con favoriti di loro scelta, prima di potersi
maritare; usi analoghi, travestiti in riti, sono comuni a quasi tutti
i popoli asiatici, tra il Mediterraneo e il Gange. Il sacrificio
espiatorio pel riscatto diviene nel corso del tempo sempre più breve,
come già osserva Bachofen: «Il darsi ripetute volte nell'anno è
sostituito dall'abbandonarsi una sola volta; all'eterismo delle matrone
succede quello delle fanciulle; lo si pratica prima anzichè durante
il matrimonio; scambio di darsi a tutti senza limite, la donna può
prescegliere certe persone» (_Mutterrecht_, _p. XIX_). Presso altri
popoli manca il travestimento religioso: presso alcuni — come i Traci,
i Celti, ecc., nell'antichità, molti aborigeni dell'India, i popoli
malesi, gli isolani dell'Oceania e molti Indiani americani, ancor oggi
— le fanciulle, sino al matrimonio, godono della più grande libertà
sessuale. Lo stesso avviene quasi dapertutto nell'America del Sud, e
ne è testimonio chiunque vi si sia alquanto addentrato. Così AGASSIZ
(_A journey in Brazil_, Boston and New-York 1880, p. 260) narra quanto
segue di una ricca famiglia, di origine indiana: avendovi egli visto
una fanciulla, chiese di suo padre, supponendo fosse il marito della
madre, che, in qualità di ufficiale, era andato alla guerra contro il
Paraguay; ma la madre rispose sorridendo: _não tem pai, he filha da
fortuna_, essa non ha padre, è figlia del caso. «Così parlano sempre
le donne indiane, o di sangue mescolato, dei loro figli nati fuori
matrimonio, senza esitare, nè arrossire; e nonchè esser ciò una cosa
fuor dell'ordinario, sembra anzi che il contrario sia l'eccezione.
Sovente i figli non conoscono se non la madre, perciocchè tutta la
cura e tutta la responsabilità ricade su di essa; nulla sanno del
padre; sembra anzi che alla donna non baleni neppure che essa o i suoi
figli possano vantare alcun diritto verso di lui». Ciò che qui sembra
strano all'uomo incivilito è semplicemente la regola secondo il diritto
materno e nel connubio per gruppi.
Presso altri popoli, gli amici e i parenti dello sposo o i convitati
esercitano, nell'occasione stessa delle nozze, il tradizionale diritto
sulla sposa, e la volta dello sposo non viene che in ultimo; così alle
Baleari e presso gli _Augili_ africani nell'antichità, e oggi ancora
presso i _Barea_ nell'Abissinia. Presso altri popoli, un personaggio
ufficiale, il capo della tribù o della _gente_, il _cacicco_, lo
_sciamane_, il prete, il principe, o comunque si chiami, rappresenta
la comunità, ed esercita sulla sposa il diritto della prima notte.
Malgrado tutte le pretese riabilitazioni neoromantiche, questo _jus
primae noctis_ esiste ancora, come avanzo del connubio per gruppi, fra
la maggior parte degli abitanti del territorio di _Alaska_ (BANCROFT,
_Native Races_, I, 81), presso i _Tahu_ nel Messico settentrionale
(_ivi_, p. 584) e presso altri popoli; esso ha esistito, per tutto
il Medio evo, almeno nei paesi di origine celtica, tramandatovi dal
connubio per gruppi, per esempio nella provincia di Aragona. Mentre
nella Castiglia il contadino non fu mai servo, in Aragona domina la più
ignominiosa servitù, sino all'arbitrato di Ferdinando il Cattolico, nel
1486. È detto in questo documento; «Noi giudichiamo e dichiariamo, che,
quando il contadino prende moglie, i premenzionati signori (_senyors_,
Baroni) non possono dormire con essa la prima notte, o, dopo che essa
si sia messa a letto, coricarsi con lei ed usarne in segno di dominio,
nè servirsi della figlia o del figlio del contadino, con pagamento
o senza, contro la loro volontà». (Citato nell'originale catalano da
SUGENHEIM, _Leibeigenschaft_, Pietroburgo 1861, p. 35).
Bachofen ha anche perfettamente ragione, quando afferma recisamente,
che il passaggio, da ciò che egli chiama «eterismo» o «generazione di
palude», al connubio individuale, fu essenzialmente opera delle donne.
Quanto più, con lo sviluppo delle condizioni economiche dell'esistenza,
cioè col cessare del vecchio comunismo e con l'addensarsi della
popolazione, i tradizionali rapporti sessuali perdevano il carattere
ingenuo delle foreste primitive, tanto più essi dovevano apparire
umilianti ed oppressivi alle donne, e tanto più queste dovevano
desiderare il diritto alla castità, o al connubio temporaneo o
permanente con un sol uomo, come una liberazione. Questo progresso
non poteva emanare dagli uomini, perchè essi non hanno mai pensato,
e non pensano neanche oggi, a rinunziare in pratica alle attrattive
dei connubio per gruppi. Solo dopo che, mercè le donne, si passò
al connubio sindiasmico, poterono gli uomini introdurre la rigorosa
monogamia, per le sole donne, s'intende.
La famiglia sindiasmica nacque sul limite fra lo stato selvaggio e la
Barbarie, per lo più nel periodo superiore dello stato selvaggio, e
soltanto qua e là in quello inferiore della Barbarie. Essa è la forma
di famiglia caratteristica della Barbarie, come il connubio per gruppi
lo è dello stato selvaggio, e la monogamia dell'epoca civile. Perchè
potesse svilupparsi sino a una vera e salda monogamia, abbisognavano
altre cause da quelle che agirono sin qui. Nella famiglia sindiasmica
il gruppo era già ridotto alla sua ultima unità, alla sua molecola di
due atomi: un uomo e una donna. La selezione naturale aveva compiuto la
sua opera escludendo sempre più la comunanza dei connubii; in questa
direzione non le rimaneva più nulla da fare. Se dunque non emergevano
nuove forze impulsive, forze _sociali_, non vi era ragione perchè dalla
famiglia sindiasmica scaturisse una nuova forma di famiglia. Queste
forze entrarono in gioco.
Lasciamo ora l'America, la terra classica della famiglia sindiasmica.
Nessun indizio autorizza a concludere, che ivi siasi sviluppata una
forma di famiglia più elevata, e che, prima della scoperta e della
conquista, vi sia mai esistita in qualche luogo la stretta monogamia.
Non così nel vecchio mondo.
Quivi l'addomesticamento degli animali e l'allevamento degli armenti
avevano sviluppata una fonte di ricchezza non ancor presentita, e
creato rapporti sociali affatto nuovi. Sino allo stadio inferiore
della barbarie, la ricchezza che poteva conservarsi consisteva quasi
esclusivamente nella casa, nel vestito, in rozzi ornamenti, e negli
ordigni per procurarsi ed allestire gli alimenti: la barca, le armi, le
suppellettili più semplici. Gli alimenti dovevano conquistarsi giorno
per giorno. Ora, invece, cogli armenti di cavalli, cammelli, asini,
buoi, pecore, capre e porci, le inoltrantisi popolazioni nomadi — gli
Arii nella regione indica dei cinque fiumi e nel territorio del Gange,
come nelle steppe dell'Osso e del Jassarte, allora assai più ricche
di acqua; i Semiti sull'Eufrate e sul Tigri — acquistarono beni, che
esigevano solo un po' di vigilanza e le cure le più grossolane, per
moltiplicarsi sempre più, e fornire il più ricco nutrimento di latte e
di carne. Tutti i mezzi anteriori di procacciarsi gli alimenti passano
così in seconda linea; la caccia, già una necessità, diventa ora un
lusso.
Ma a chi apparteneva questa nuova ricchezza? Senza dubbio, in origine,
alla _gente_; senonchè sugli armenti dev'essersi ben presto sviluppata
la proprietà privata. È difficile dire se all'autore del cosiddetto
primo libro di Mosè, il padre Abramo apparisse possessore dei suoi
armenti in virtù di un diritto proprio, come capo di una famiglia, o in
virtù della sua qualità di effettivo capo ereditario di una _gente_.
Certo è soltanto, che non possiamo rappresentarcelo come proprietario
nel senso moderno. E certo è inoltre che, alla soglia della storia
autentica, troviamo gli armenti già dapertutto in proprietà privata dei
singoli capi di famiglia, esattamente come i prodotti dell'arte della
barbarie, gli arnesi di metallo, gli articoli di lusso, finalmente il
bestiame umano, gli schiavi.
Perciocchè a quest'epoca fu inventata anche la schiavitù. Lo schiavo
non aveva valore pei barbari dello stadio inferiore. Gli stessi Indiani
americani si comportavano coi nemici vinti affatto diversamente dai
barbari degli stadii superiori. Gli uomini erano uccisi, o accolti
come fratelli nella tribù dei vincitori; le donne venivano sposate, o
adottate insieme ai loro figli sopravvissuti. La forza di lavoro umano
non offre ancora, in questo stadio, alcun apprezzabile sopravvanzo
sul costo del suo mantenimento. Introdotti l'allevamento del bestiame,
la lavorazione dei metalli, la tessitura, e finalmente l'agricoltura,
tutto questo mutava. Come le spose, nel passato così numerose e così
facili a procurarsi, ora acquistavano un prezzo e venivano comprate,
lo stesso avvenne delle forze di lavoro, massime dacchè gli armenti
passarono definitivamente in proprietà privata. La famiglia non
aumentava così presto come il bestiame. Occorrendo un maggior numero
di persone per custodirlo, si utilizzò il nemico prigioniero di guerra,
che d'altronde si riproduceva come il bestiame.
Tali ricchezze, passate in proprietà privata e rapidamente
accresciute, diedero un terribile colpo alla società fondata sulla
famiglia sindiasmica e sulla _gente_ del diritto materno. Il connubio
sindiasmico aveva introdotto un nuovo elemento nella famiglia: allato
alla madre carnale esso aveva posto il padre carnale, autentico,
probabilmente più autentico di molti «padri» d'oggidì. Giusta la
divisione del lavoro nella famiglia di quel tempo, spettava all'uomo il
procacciare gli alimenti e gli strumenti di lavoro necessarii all'uopo,
e quindi anche gli spettava la proprietà di questi ultimi; separandosi
li portava seco, come la moglie conservava le sue masserizie. Giusta
gli usi di quella società, l'uomo era dunque proprietario delle nuove
fonti di alimentazione, il bestiame, e in seguito dei nuovi strumenti
di lavoro, gli schiavi. Ma, giusta gli usi medesimi, i suoi figli non
ereditavano da lui, poichè l'eredità si regolava come stiamo per dire.
Giusta il diritto materno, cioè finchè la discendenza non si computava
che in linea femminile, e giusta il costume ereditario primitivo
della gente, da principio i parenti _gentili_ ereditavano dai loro
defunti compagni _gentili_. I beni di fortuna dovevano restare nella
_gente_. Stante la sua poca importanza, la successione in pratica sarà
passata ai più prossimi parenti _gentili_, cioè ai consanguinei dal
lato materno. Ma i figli del marito defunto non appartenevano alla
sua _gente_, bensì a quella della madre; essi ereditavano da questa,
dapprincipio insieme cogli altri consanguinei di lei, in seguito forse
in prima linea, ma essi non potevano ereditare dal padre, poichè non
appartenevano alla sua _gente_, alla quale dovevano rimanere i suoi
beni di fortuna. Alla morte, quindi, di un possessore di armenti,
questi sarebbero passati anzitutto ai suoi fratelli e alle sue sorelle
e ai figli delle sue sorelle, o ai discendenti delle sorelle di sua
madre, ma i suoi propri figli rimanevano diseredati.