CAPITOLO II.

Pria nerricci, i caledonii

Gioghi van di sangue or tinti.

Ah! dai lor petti il versarono

Della Scozia i figli estinti.

Li mietero i truci ferri

De nemici d'Israel.

Così mentre abeti e cerri

Al furor cedon de' venti

Improvvisa su gli armenti

Piomba grandine dal ciel.

_Antica ballata._

Prima che Morton fosse giunto al sito che gli rilevava difendere, il

nemico ne avea incominciato l'assalto, e i marraiuoli reali davano opera

a rifare col ministerio di travi la parte del varco interrotta

dall'atterramento di mezzo il ponte. Gli assicurava in tale impresa il

continuo fuoco di due reggimenti di fanteria, fuoco però cui altrettanto

ne contrapponean con coraggio, benchè inferiori di numero, i Puritani, e

facean con questo più danno ai nemici di quello che ne ritraessero;

perchè protetti dalle case che aveano occupate e dalle macchie che

guernivano quella riva di Clyde, intanto che i Reali non aveano a pro

loro alcuno di sì fatti vantaggi. L'arrivo di Morton e il rinforzo che

lo seguiva fece ai Presbiteriani abilità di sostenersi anche meglio, e

il buon successo si manifestava affatto per essi quando s'aggiunse

Burley; talchè i due reggimenti di Reali dopo perduti molti de' loro, e

averne uccisi ben pochi della parte contraria, incominciavano a piegare.

Monmouth, del quale primo scopo era sempre il far risparmio di sangue,

avea comandato si traesse sul più grosso corpo de' Puritani a fine di

sgomentirli, e così indurli a disciogliersi. Ma accortosi della troppo

seria e inaspettata resistenza che la testa di ponte contraria

opponeagli, fece addirizzare il cannone contra quelli che il

difendevano, e pervenne a snidiarli dalle case ove fino allora si

tennero riparati, e che ridotte in mucchi di rottami pur servirono lor

di trincee.

Ma intanto riaperta la comunicazione del ponte, Dalzell postosi a capo

dei montanari Scozzesi ne imprese il passaggio. Per loro sciagura i

sollevati incominciavano a difettare di munizioni, e divenendo più lento

il lor trarre, s'accorsero di ciò i Reali che altrettanto raddoppiarono

di sforzi per impadronirsi dell'intero ponte. S'affaticava indarno

Burley spedendo messaggi sopra messaggi al campo affinchè gli

s'inviassero rinforzi e soprattutto polvere e piombo. Nessuna di tali

cose ottenea, e sarebbesi detto che colà non fossero più persone capaci

nè di obbedire nè di comandare.

Posto il piede una volta sul ponte le truppe reali, incominciarono a

vincere gli ostacoli che si paravano alla loro impresa. La porta

collocata sull'arco di mezzo fu fracassata, e rotti del pari i palizzati

eretti sulla seconda parte di ponte, ne gettarono i frantumi nell'acqua.

In somma Dalzell e i suoi montanari pervennero a sbucar fuori della

sinistra riva del Clyde.

Il qual successo però non riportarono prima d'aver vinto una resistenza

tremenda; perchè Burley e Morton, primi innanzi alle file de' lor

soldati e incoraggiandoli collo esempio e coi detti contendevano ogni

palmo di terreno al nemico. Per qualche tempo non ebbero a tener fronte

che a Dalzell e ai suoi montanari, perchè essendo per così dire

altrettanto stretto quanto lungo il passaggio, non ci capivano in una

volta se non se pochi soldati che si succedevano l'uno all'altro. Ma

poichè Monmouth a capo di tutto il suo reggimento di guardie ebbe

valicato il fiume, i due duci presbiteriani previdero, che breve omai

poteva essere la resistenza. I più valorosi fra' lor soldati cadean

mietuti dalle sciabole de' Reali, e una parte di quelli dell'ultime file

se ne stoglievano a quando a quando per raggiugnere il centro

dell'esercito.

»Pure, tale fu l'osservazione che Burley fece con Morton, se la nostra

cavalleria potesse piombar loro addosso prima che avessero tempo

d'ordinarsi in battaglia, non sarebbe tanto difficile il rispignerli, e

riguadagnare anche il ponte. — Andatele a portar l'ordine di marciare,

ed io mi assumo di resistere finchè torniate.»

Comprese Morton la saggezza di questo avviso e senza perdere istante

spinse come di volo il suo corridore verso l'ala sinistra della

cavalleria, siccome a lui più vicina. Ma essendo questa composta de' più

infanatichiti fra i Puritani costoro lo salutarono con grida

d'improperio.

»Egli fugge! sclamarono. Egli fugge! il codardo, il fellone, fugge a

guisa di lepre al cospetto del cacciatore, ed ha abbandonato il prode

Burley in mezzo alla strage!»

»Non fuggo, no, gridò Morton; vengo anzi per condurvi dinanzi al nemico.

Questo è l'istante di assalirlo con vantaggio. Seguitemi.»

»Non lo seguite, non lo seguite! si urlava per tutte le file. Costui vi

ha venduti alle spade dei vostri oppressori.»

Ma intantochè Morton usava indarno le preci, la persuasione e le

rimostranze per condur costoro nel proprio avviso, il tempo di fare

un'utile diversione trascorrea. Burley col piccolo numero d'uomini

rimastigli era stato respinto, e costretto ad unirsi egli pure al corpo

principal dell'esercito, il quale certamente in contemplando tale

ritratta non riacquistò quel coraggio che lo aveva già abbandonato.

In questo mezzo, l'esercito dei Reali passava il ponte senza contrasto e

schieravasi in ordine di pugna. Claverhouse comandando la cavalleria

fece impeto sul bel mezzo del più grosso corpo de' sollevati, la cui

prima fila operò appena una scarica d'archibusi; d'indi in poi il campo

di battaglia non offerse più che una scena d'orrore e di confusione. I

Presbiteriani, rotti da ogni banda, non pensavano neanco alla difesa, e

la maggior parte di essi gettava l'armi per essere più lesta alla fuga.

Udiasi Claverhouse gridare a' suoi con una voce di tuono: »Uccidete,

uccidete! Non si dia quartiere a nessuno! Ricordatevi di Riccardo

Graham!» Eccittamento a vendetta del quale non abbisognavano quei

dragoni, già memori assai della disfatta che sofferta avevano a

Loudon-Hill; tanto più che non rimanea loro altra fatica se non se

d'uccidere uomini i quali non sapeano più qual cosa fosse il difendersi;

laonde ben presto fu coperta di cadaveri l'intera pianura.

Un corpo di mille dugento sollevati che trovavasi all'ala sinistra

buttando via l'armi all'appressarsi del duca di Monmouth gli si rendè a

discrezione. Ma questo generale, umanissimo quanto prode, concedè ad

essi quartiere, ed accorgendosi che il potea con sicurezza, trascorse in

lungo ed in largo il campo di battaglia per far cessare la strage.

Giunto alla parte dell'ala destra di quegli infelici vi trovò il

generale Dalzell, che esortava i suoi montanari a dar prove di zelo per

la causa del re, cogli eccidj, e _collo spegnere_, così dicea, _il fuoco

della ribellione entro il sangue di chi avea ribellato_.

»Generale, sclamò il duca, fate sonare a ritratta. Si è versato sangue a

bastanza. È ora d'usar indulgenza ai sudditi traviati di una maestà.»

»Obbedisco ai vostri comandi, rispose Dalzell rimettendo in

quell'istante la spada nel fodero: ma vi avverto che non abbiamo ancora

intimoriti assai questi malvagi. Ignorate forse che Basilio Olifant ha

levato una grossa banda d'uomini ed è già in cammino per unirsi a

costoro?»

»Basilio Olifant! Chi è questo Basilio Olifant?»

»Un ricchissimo feudatario; l'ultimo erede maschio del defunto conte di

Torwood. Egli armava dritti sull'eredità del padre di lady Margherita

Bellenden, ed è mal contento del governo che ne ha invece posta in

possesso la figlia. Spera, non v'ha dubbio all'ombra delle civiche

turbolenze ottener dalla forza quanto la giustizia non gli ha

conceduto.»

»Sieno quali si vogliono i motivi che guidano costui, non è più da

temersi. Questo esercito è troppo sconfitto perchè altri possa adesso

riordinarlo. Vel ripeto adunque; fate cessare ogni strage, ogni

persecuzione.»

»Vostra altezza ha il diritto di dar comandi; riprese a dire Dalzell, e

le conseguenze d'avergli eseguiti torneranno sopra di lei.» Nel tempo

stesso dando i segni d'una manifestissima ripugnanza, fe' quanto doveasi

per arrestare il furor de' soldati.

Ma Claverhouse, implacabile nelle concette idee di vendetta, trovavasi a

troppa distanza per poter intendere il segnale della ritratta; laonde a

capo del suo reggimento, inseguiva accanitamente i fuggitivi, e

trucidava e faceva trucidare quanti ne raggiugnea.

Morton e Burley combattettero sino alla ultima estremità; nè

risparmiarono sforzi per proteggere la ritratta del loro esercito,

sintantochè non si videro abbandonati fin da que' pochi rimasti più

costanti alle loro bandiere. In quel momento una palla colse il braccio

destro e lo infranse a Burley.

»Non sono più in istato di battermi, diss'egli a Morton. Poi a che giova

omai il resistere? Or non pensate che a serbare ad un miglior uopo la

vostra vita. Addio. Udrete ancora parlare di me.»

Detto ciò, volse la briglia del suo cavallo, e si perdè in mezzo alla

folla de' fuggitivi.

S'avvide allora Morton dell'inutilità di ogni sforzo ch'ei potesse

tentar tuttavia, e spiacendogli del pari il sacrificarsi indarno per una

causa vuota già di speranza e il cader prigioniero, s'appigliò al

partito di abbandonare la battaglia, seguendolo nella ritratta il suo

fedele Cuddy. Forti entrambi di buona cavalcatura si trovarono ben

presto fuor del pericolo d'essere ulteriormente inseguiti.

Dalla prima eminenza che venne lor fatto d'aggiungnere diedero

un'occhiata ai campi posti all'intorno, e videro da un lato l'esercito

de' Reali che in ottimo ordine prendea campo di riposo in sulle sponde

del Clyde, dall'altro, ma in lontananza, i fuggiaschi che correano per

tutti i versi inseguiti dai dragoni di Claverhouse, le cui sciabole non

la perdonavano alla minor celerità di quegli sfortunati pedoni.

»Questa giornata non somiglia a quella di Loudon-Hill, disse sospirando

Cuddy. Oh qual terribil cosa è la guerra! Stimo bravo chi mi vi trappola

un'altra volta. — Ma per amor di Dio sig. Enrico! non istiamo a fermarci

e prendiamo ancora un po' più di largo.»

»Vedo anch'io. È impossibile il tornarli ad unire» soggiunse Morton, che

fe' galoppare il suo cavallo, e prese la dirittura delle montagne colla

speranza di trovare colà qualche avanzo dell'esercito disperso, e di

potere con questo opporre tuttavia alcuna resistenza ai vincitori, od

ottenerne almeno patti più vantaggiosi.

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 3 / 22 题