CAPITOLO PRIMO.

»Odi qual suon di fazïose grida

»Empie la valle e il monte? Ah! fan pur fede,

»Che da chi disdegnò virtude a guida

»La pace anco del cor ritorce il piede.»

_Burns._

Dopo che Morton ebbe abbandonate le ultime stazioni del campo reale, e

giunto a quelle de' Presbiteriani, lo colpì fortemente la diversità

immensa di disciplina che fra un esercito e l'altro scorgeasi; laonde

mal augurò della pugna che già era imminente. La discordia impadronitasi

dianzi, come vedemmo, de' consigli presbiteriani, s'era propagata

successivamente fra i semplici soldati, nè v'era drappello d'essi, o

corpo di guardia anco il men ragguardevole, ove lo studio di disputare

spietatamente le controversie che teneano disgiunti quegli animi non

prevalesse alla cura di vigilare sulle fazioni dell'inimico: e sì! sel

vedeano vicinissimo, e ne udivano le trombe e i tamburi.

Era stato posto un grosso presidio alla testa del ponte di Bothwel,

sopra il quale, e ciò pur dicemmo, doveano passare indispensabilmente i

Reali, ma ciascuno di questa guardia, diverso d'opinione dal suo

compagno e scoraggiato, credeasi offerto vittima ad una morte sicura, e

divisava ritrarsi al centro dell'esercito; condotta che avrebbe

anticipato il generale disastro, poichè ogni speranza di buon successo

si stava nell'impedire quel varco. Forzato quello, il nemico diveniva

padrone di una grande pianura, frastagliata sol lievemente dalle

boscaglie, e sulla quale un esercito regolare avea l'assoluto vantaggio

sopra bande mal disciplinate, povere di cavalleria, sfornite affatto

d'artiglieria.

Pertanto le prime considerazioni di Morton si portarono su questo sito,

che gli parve atto a farvi buona difesa sol che venissero occupate

alcune case giacenti a sinistra del fiume ed alcune macchie che ne

proteggeano la riva. E a questo appunto intesero i primi comandi venuti

da lui, oltre al far rompere lo stesso ponte dalla parte dell'inimico, e

chiudere una porta situata sull'arco di mezzo giusta una costumanza

antica scozzese. Raccomandò sino al suplicarlo al capo di quelle scolte

non abbandonasse un tal luogo, importante sì che la salvezza

dell'esercito ne dependea, promettendo di inviarvi sollecitamente

poderosi rinforzi. L'intrepidezza, l'intelligenza, lo zelo di Morton

ristorarono gli abbattuti animi di quella gente che riprese coraggio,

eseguì appuntino gli avuti suggerimenti, e accompagnò con reiterati

applausi la partenza del duce, che corse di grande galoppo al quartier

generale.

Ma qual ne fu la sorpresa e la costernazione in veggendo il disordine e

la compiuta confusione che regnavano per ogni dove! In vece di por mente

ai cenni de' proprj ufiziali e d'ordinarsi in file regolari, quei

soldati uniti in confusa turba, rassembravano piuttosto ad una massa

agitata a guisa di flutto in tempesta. Mille voci parlavano, o a dir

meglio, gridavano in una volta; nessuno ascoltava. Lasciamo che Morton

pensi a scoprire le cagioni d'un tanto scompiglio, e a trovar modi a

correggerlo, intantochè faremo consapevoli i nostri leggitori delle cose

che accaddero mentre questi era assente.

Si ricordano essi, non v'ha dubbio, come all'atto della partenza di

Morton, fu risoluto che Poundtext e Kettledrumle reciterebbero un

sermone, ciascuno a lor volta, nè v'era chi solamente sognasse la

possibilità che per un giorno o due il nemico attaccasse battaglia. Ad

uso degli spettabili predicatori venne collocata una fila d'assi

congiunte su i lor cavalletti, e il reverendo Poundtext si avanzava a

passi gravi e lenti per salir quel pergamo, allorquando il prevenne

Abacucco Mucklewrath che con violenta precipitazione occupò quella sede.

D'indi fu la prima origine del tumulto. Chi volea che costui cedesse

luogo a Poundtext, altri, ed erano questi i più energumeni fra i

Puritani, si sfiatavan gridando: »È inspirato! è inspirato! conviene

ascoltarlo» il qual partito prevalendo, Abacucco restò padrone delle

assi converse in pulpito.

Nè i nostri leggitori avranno tampoco dimenticato quanto furibonda fosse

l'indole d'Abacucco, il più violento fra i puritani predicatori. I

moderati, nè a torto, lo avevano per un matto; ma in tanto più alta

venerazione il tenevano gli _ultra-puritani_, persuasissimi che le

stravaganze d'una immaginazione in delirio fossero inspirazioni del

cielo.

Pervenuto a far fare silenzio Abacucco, prese per testo del suo discorso

il seguente passo del Deuteronomio: »Più d'un figliuolo di Belial è

uscito di mezzo a voi e ha condotti seco i proprj concittadini dicendo

loro: _andiamo a servire altri Dei che non avete mai conosciuti._»

Poi girando attorno a guisa di furioso gli occhi stravolti, incominciò

con istile enfatico e sconnesso un discorso che riferivasi per intero a

quanto era stato argomento di controversia e di discordie fra le persone

dell'esercito. Promulgò eretici i moderati, sollecitando i fedeli

Puritani a far causa separata da essi e a non contaminarsi col

combattere seco loro nelle medesime file. Indi applicò individualmente a

Morton le parole del testo, conchiudendo sulla necessità di lapidarlo

siccome empio, e d'arderne il corpo, e di sperderne al vento le ceneri.

Una simile invettiva, volta così all'impensata contra uno de' principali

capi dell'esercito, fu seguita da tumulto sì violento ch'è per sin

difficile il farsene giusta idea. I Puritani proruppero con quel detto

lor favorito. _Chi non è con noi è contra noi_; non valer meglio un uom

tepido d'un partigian de' Reali; doversi tosto procedere ad una nuova

elezione di ufiziali, nè conferire un tal grado se non se a quelli che

non volevano co' malvagi nè pace nè tregua. Parimente non si stavano i

moderati dall'accusare i loro nemici di nuocere al buon successo della

causa generale con uno zelo fuor di misura e con ridicole pretensioni,

rampognandoli come i soli che seminavano zizzania in mezzo all'esercito.

Ben s'adoperavano Poundtext e alcuni altri a calmare gli animi e a tor

di mezzo una discordia tanto funesta; e per vero dire in quel momento lo

stesso Burley fece prova di sua prevalenza a ritornare l'ordine e la

tranquillità. Ma tutto fu indarno; che lo spirito d'Abacucco pareva

avesse invasato la massima parte di quella genia, la quale pensando

unicamente alle intestine dissensioni parea dimentica della formidabile

oste che stava per assalirla. Già i più prudenti, ovvero sia i più

pusillanimi della congrega si ritiravano abbandonando una causa che non

offeriva più speranza di buon successo. Gli altri passando alla nomina

d'altri ufiziali, scacciavano quelli, cui fino allora avean obbedito,

chiamandoli _figli delle tenebre e della perdizione_. In somma il

tumulto, l'insubordinazione, il disordine non poteano giugnere più in

là.

In tal momento arrivò Morton, nè tale venuta contribuì di poco ad

accrescere il baccano che costoro facevano; applausi da una parte,

imprecazioni dall'altra.

Burley stanco per gli sforzi inutilmente operati a ricondurre nel campo

il buon ordine, e disperato in veggendo che la confusione ad ogn'istante

crescea, erasi adagiato sopra un tamburo col capo appoggiato sulla

propria sciabola. Gli si volse Morton che in tale atteggiamento lo

scorse.

»E che vuol dire questo disordine in tale momento?»

»Vuol dire, rispose Burley, che Dio ha risoluto abbandonarci fra le mani

de' nostri nemici.»

»No: non è Dio quegli che ne abbandona, si fece allora a dir Morton.

Siamo noi che abbandoniamo Dio, e disonoriamo noi stessi col tradire la

causa della libertà e della religione.»

Lanciatosi allora sul palco, già stato pulpito ad Abacucco esclamò:

»Amici miei, di grazia ascoltatemi.» Tornò il silenzio per un istante.

»Il nemico vi offre la pace; ma pretende che mettiate giù l'armi; amate

meglio difendervi? Potete tuttavia opporre una onorevole resistenza. Ma

il tempo strigne; v'è d'uopo risolvere sull'istante. Non si dica mai che

diecimila Scozzesi non seppero avere nè il coraggio di combattere, nè il

senno di far la pace, nè quella prudenza che han persino i codardi,

d'assicurarsi almeno una qualche via di ritirata.» Nuovo tumulto

d'applausi e d'imprecazioni prevalsero in tal momento alla sua voce.

Intanto egli scôrse le schiere de' nemici che a grandi passi si

avvicinavano al Clyde. »Fate silenzio! esclamò, fate silenzio! Ecco il

nemico. Dal conservare il ponte dipende la nostra vita o la nostra

morte. Chiunque ama la patria mi segua.»

Voltesi le turbe ver la parte d'onde l'arrivo del nemico doveva temersi,

videro, e quella ben ordinata fanteria, e la formidabile cavalleria che

la fiancheggiava, e persino gli artiglieri che già collocavano una

batteria di cannoni per fulminare il campo presbiteriano. Un cupo

silenzio succedè d'improvviso al clamoroso strepito di pochi istanti

prima. Tutti furono compresi da tale sbigottimento, come se l'assalto al

qual s'accigneano i Reali fosse avvenimento da non essersi potuto

prevedere. I soldati si guardavan l'un l'altro in volto, ed in uno

volgeano occhiate su i loro capi che ricordavano la spossatezza d'un

infermo al cessare dell'impeto d'ardente febbre.

In questo mezzo, Morton seguito da un centinaio di giovani che in

singolar guisa gli erano affezionati, correa verso il ponte di gran

galoppo.

»Efraim, sì disse Burley a Macbriar, la Provvidenza ha voluto prevalersi

della saggezza mondana di questo giovane per additarci la sola strada di

salvezza che ne rimane. — Seguitemi amici! Presto! avviamoci verso il

ponte.»

»Fermati, esclamò Macbriar. Non è il soccorso d'un Enrico Morton o

quello dei pari suoi che possano salvare il tempio di Gerusalemme; temo

d'un tradimento. Tu non devi seguire colui; tu il lione di Giuda! tu il

forte d'Israello! rimanti con noi.»

»Taci, gli rispose guardandolo con volto d'indignazione Burley; egli ha

detto la verità. Ogni cosa è perduta se il nemico si impadronisce del

ponte. Non trattenermi. Corri le file, fa d'inviarmi munizioni e

rinforzi; schiera i soldati sotto gli stendardi de' loro capi.»

Detto ciò, prese il cammino del ponte, accompagnato soltanto da dugento

circa dei più zelanti fra' suoi partigiani.

Dopo la partenza di Morton e di Burley un totale scoraggiamento

s'impossessò dell'esercito, nè più alcuno parlò di dispareri o

disputazioni teologiche; del qual istante s'approfittarono i capi per

ricondurre qualche ordine tra le file: i soldati non opposero veruna

resistenza e ne seguirono i comandi a guisa d'armenti docili alla verga

del pastore; ma l'entusiasmo loro, l'ardore, il coraggio dileguati

s'erano affatto.

Ciò nulla ostante pervennero a dare un aspetto tuttavia rispettabile

all'esercito, e per far prova di rialzarne gli spiriti, Macbriar,

Poundtext e Kettledrumle intonarono di concerto un salmo, ma non vi fu

chi accompagnasse quel canto; onde si ebbe dai più fanatici

superstiziosi per un sinistro presagio l'osservare, che quella cantilena

imitava la salmodia penitenziale che si recita sul palco del colpevole

dannato a morte anzichè gli inni di gioia, onde risonarono i poggi di

Loudon-Hill innanzi a quella memorabil vittoria, di cui rimaneva or

soltanto la rimembranza. Nè guari andò che la tetra melodia ebbe un

accompagnamento ancor più lugubre dal fragor de' cannoni che veniano

sparati dalla riva opposta del Clyde, e da quello degli archibusi, sole

armi onde ai Reali rispondevano i Puritani. Finalmente una densa nube di

polve nascose i combattenti agli sguardi d'ognuno.

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 2 / 22 题