_Castello. — San Giovanni alla Castagna. — Laorca. — Pomerio.
— Ballabio. — Ballisio. — Maggio. — Mezzacca. — Colmine.
— Vedeseta. — Moggio. — Concenedo. — Cassina. — Cremeno. —
Cantello. — Barsio. — Pasturo. — Bajedo. — Chiuso. — Introbbio. —
Vimogno. — Barcone. — Gero. — Pessina. — Primaluna. — Cortabio.
— Prato San Pietro. — Cortenuova. — Bindo. — Taceno. — Vegno.
— Crandola. — Bagnala. — Margno. — Valcasarga. — Premana. —
Pagnona. — Indovero. — Narro. — Muggiasca. — Parlasco. — Portone.
— Esino. — Perledo. — Gettana._
La Valsassina comprende il distretto d'Introbbio che ha 27 comuni,
occupa la superficie di 68 miglia quadrate, sulle quali passeggiano
12,233 persone, ed ha l'estimo di scudi 308,684.
Le produzioni principali sono castagne, buoni caci, ottimo miele e
seta assai stimata per la lucentezza e finezza. Il maggior utile però
ricavasi dall'industria e dagli opificj di ferro.
Dividesi in Valsassina propriamente detta, o _Valle di Pioverna_, in
_Valcasarga_ e in _Valle di Varrone_.
Usi a camminare per erti e difficili sentieri questi montanari sono
naturalmente forti e coraggiosi. Sono poi acutissimi d'ingegno, leali,
cortesi, allegri ed ospitali quanto gli Arabi.
Chi da Lecco si avvia per la Valsassina passa per _Castello_ e _San
Giovanni alla Castagna_, paesi popolati e ricchi. Il girar di tante
ruote di fucine, filatoj, mulini, cartiere, il rumore dei battenti
maglj, il continuo andar e venire di operaj con volti anneriti dal
carbone tutto concorre a dare a questi luoghi un aspetto di movimento e
di vita.
Per una strada, che presto sarà migliorata, a quanta lena hanno i
polmoni ti arrampichi quindi a Laorca, rinomata per una bellissima
grotta di stalattiti e passando presso _Pomerio_, che forse fu luogo
sacro agli dèi e dove Manzoni finse il palazzotto di don Rodrigo,
giungi a _Ballabio inferiore_. Superata l'erta rivolgi lo sguardo e ti
si parerà dinanzi una delle più incantevoli scene, di cui faccia pompa
la natura. Villaggi sparsi pel _Territorio_ come _branco di pecore
pascenti_, Lecco, il suo lago, Malgrate, più in là la superba chiesa
di Valmadrera, i laghetti di Pusiano e d'Alserio colle sinuose sponde
rallegrate da bianchi paeselli e pianure frammezzate da colline con
vigneti e boschetti, e l'ispido Mombaro e tutta la ridentissima Brianza
faranno tale impressione, che difficilmente ti sfuggirà dall'animo.
Dopo _Ballabio superiore_, che lasci a sinistra, apresi bella e
piana la strada in mezzo a spaccature di montagne nude, precipiti, a
cocuzzoli ineguali. Non piante, non erbe, non uccello rallegra la tetra
maestà di quei greppi, che ti stringe il cuore e t'infonde mestizia,
orrore, stupore. Solo il gufo col suo lugubre canto, simile al gemito
dell'uom che si lagna, e l'eco che cupamente gli risponde, ne rompono
il pauroso silenzio.
Quivi una grossa muraglia guardata da una fortezza chiudeva l'ingresso
alla Valsassina.
_Ballisio_ al principio della valle (forse da _Vallis initium_) sta
tutto in un'osteria ed in un oratorio. Nelle sue vicinanze, attissime
alla caccia, nasce la _Pioverna_, che libera percorre la valle del suo
nome e si congiunge al Lario dopo aver formato l'Orrido di Bellano.
Qui apresi spaziosa la valle in ameno anfiteatro circondato da alte
montagne e la vista gradevolmente si stende in verdi praterie vagamente
ammantate di boschetti e di sparsi casolari.
La strada provinciale segue il rapido corso della Pioverna e per
incolti pascoli comunali conduce al _Ponte di Chiuso_ e quindi ad
Introbbio. Ma piegando a dritta arrivi a _Maggio_, villaggio di
rustiche casupole poste qua e là per un'amena prateria dolcemente
inclinata ed abitata da soli mandriani, che fanno eccellenti
_stracchini_. Bella è la sagra che qui si tiene sul principio di
settembre, ove quei montanari al suono delle cornamuse e delle
rusticali zampogne accompagnato da popolari canzoni menano carole
sull'erboso clivo.
Ascendendo pel monte si va a _Mezzacca_ (_Mediaqua_) ed alla _Colmine_
(_Culmen_), ove si rinvengono bei cristalli di rocca e si vedon
gli avanzi di un forte che sedeva a cavalcione della Valsassina e
della _Valbrembana_. Di là si passa a _Vedeseta_, principio della
_Valtaleggio_ e dipendente dalla chiesa prepositurale di Primaluna,
e quindi alle acque termali di _San Pellegrino_. Ma tornando in
Valsassina si viene a _Moggio_, _Concenedo_, _Cassina_, nei cui
territorj si cavarono miniere di ferro e di piombo, ed a _Cremeno_.
Antico e già più considerevol villaggio fu Cremeno molto dilaniato
dai Guelfi e Ghibellini, nomi di funesta ricordanza a tutta l'Italia.
Nella chiesa di San Giorgio, che è una delle più antiche parrocchiali
della valle, vorrai vedere la _più grande e meno danneggiata pittura_
del Borgognone. «Il piegar delle vesti ornate di ricami d'oro
improntati sul dipinto, qualche secchezza di contorni, l'esilità delle
mani ricordano l'antica maniera, ma i volti sono tali, che fecero
risguardare questo quadro per opera di Bernardino Luino. Coll'atto di
osservarlo attentamente lessi a chiare note _A. Borgognonus F. Anno
MDXXXV_.» (Ticozzi). Ora non si vede che l'anno ed è peccato che non si
pensi a collocarla in miglior situazione e a garentirla dalle ingiurie
del tempo. Nella peste del 1630 un Gian Ambrogio Arrigoni delegato
della sanità per la Valsassina fece qui tanagliare e squartare alcuni
suoi nemici accusandoli di untori.
Tra Cremeno e Barsio sopra un colle, d'onde si gode giocondissima
veduta, una beata Guarisca Arrigoni nel 1408 eresse una chiesuola ed un
ospitale detto _Cantello_ pei pellegrini che andavano in Terra Santa,
cangiato poi in convento di monache Agostiniane e distrutto dopo di
aver servito di ricovero ai petecchiosi del 1817.
_Barsio_ è il più bello ed allegro paese della valle. L'antica chiesa
di San Giovanni, che nel 1288 era canonica, possiede un buon quadro
creduto del Montalto. Quivi nacquero varj letterati distinti, fra cui
il barnabita Giovenale Sacchi, che scrisse molte erudite opere sulla
musica ed a cui la città di Bologna eresse un monumento, e la poetessa
Francesca Manzoni, che morendo di 33 anni lasciava alcuni drammi ed una
tragedia. Alla metà di settembre vi si tiene un mercato di bestiami e
di squisitissimi formaggi del paese. Ultimamente a spese comunali si
aprì una comodissima via carreggiabile che dal paese mette alla strada
provinciale. Vogliano gli altri comuni imitare sì bell'esempio e più
di essi lo voglia il pubblico erario! Lungo la strada che mette ad
Introbbio recentemente migliorata incontri la _Bobbia_, meraviglioso
torrente che nell'estate impetuosamente sgorga da una caverna e
nell'inverno esce più abbasso da un'altra. Più avanti trovi una bella
cava di marmo nero finissimo, che somiglia il luculleo degli antichi.
Quasi dicontro a Barsio ed alla sinistra della Pioverna giace il
popoloso _Pasturo_, supposta patria di Agnese nei _Promessi Sposi_ e
patria reale di Stefano Ticozzi, uomo che alla vastità delle cognizioni
ed al finissimo gusto nelle arti belle univa molte doti del cuore. È
villaggio di annerite case, ma la sua allegra situazione invita spesso
a ricrearvisi i signori della valle. I vasti alpigiani provveduti
di forse 400 cascine o _baite_, come qui le chiamano, somministrano
abbondante pascolo a grosse bergamine, da cui si ricavano buonissimi
stracchini. Nelle vicinanze trovansi arene da far cristalli, buone
argille talvolta a pire, miniere di ferro spatico ed ocraceo, di piombo
e d'argento ora abbandonate.
Poco discosto è _Bajedo_ ignobile casale, ma pur noto nella storia
dell'età di mezzo per l'inespugnabile sua rôcca, di cui rimangono pochi
avanzi. Giaceva essa su quell'erto colle che si protende a serrare la
valle in luogo fortissimo per natura e reso più forte dall'arte. Fu
forse eretta dai Romani per chiudere il passo alle nordiche nazioni,
che per la Valsassina scendevano nell'Insubria. Fervendo le guerre
tra i Veneziani e Francesco Sforza, questo castello tenuto dai primi
fu l'ultimo a cedere all'armi vittoriose del Duca, e quando Lodovico
il Moro ed i Francesi si disputavano il dominio del ducato di Milano,
un Simone Arrigoni astutamente levò dal forte il presidio sforzesco
e se ne fece padrone; ma a lui fu poi colla stessa arte ritolto dai
Francesi, i quali, ogni genere di scelleraggini esercitando, mossero a
sdegno gli abitanti, che nel 1513 ne smantellarono le mura.
Dalla cresta del monte scendevano le muraglie della rôcca fino al
_Ponte di Chiuso_, ove talmente si ristringe la valle che appena lascia
posto al letto del fiume, e qui pure una fortezza ne chiudeva il passo,
per cui _Chiuso_ si disse.
_Introbbio_ (_Introbium_), capo-luogo della valle, situato fra i
torrenti _Acquaduro_, _Troggia_ e _Pioverna_, è paese antichissimo
forse fondato dagli Orobj. È fama che nella più remota antichità
sorgesse più in alto al luogo chiamato oggi _la Pezza_ e che rovinasse
per una frana distaccatasi dal monte. Nel 1493 un Alione ne riscuoteva
le decime e al tempo che lo dominava Gian Giacomo De Medici il suo
castello, di cui ora si ammira la capace torre, ebbe a sostenere varj
assalti dai Grigioni, ma fu valorosamente difeso dai terrazzani. Nel
1635 il duca di Rohan, general francese, volendo tentare un'escursione
nel Milanese, venne ad Introbbio e distrusse tutte le fucine dei
projetti guerreschi, che qui si fondevano a favor degli Spagnuoli.
La pretura, la commissaria, il collegio dei notari della Valsassina,
le fucine e i forni di ferro e varie ricche famiglie rendevano per
l'addietro assai vivo e commerciante questo luogo, e Paris Cattaneo
Della Torre nel 1571 scriveva: «si trattano in questa terra assai
mercantie di ferro, di panno, di grassine, di bestiami, di biade, di
vini et altre cose, in modo, che per le mercantie et per la corte del
Podestà vi è sempre gran concorso di popolo come se si fosse in una
città». Cessarono i forni, la pretura fu trasferita a Bellano, cioè
portata dal centro al cerchio della valle, ed oggi solo vi risiede il
commissario politico. Di bell'ornamento al paese saranno le cappelle
che sta dipingendo il valente Ambrogio Ticozzi figlio dell'illustre
Stefano. Qui nacquero lo scultor plastico Carlo Antonio Tantardini, che
primo tentò ricondurre sul diritto sentiero la scultura da gran tempo
traviata; Leone Arrigoni ambasciatore del Medeghino presso il Papa,
i Veneziani e il Duca di Milano; e Marco Antonio Brugora pittore del
sedicesimo secolo. Antica è la fiera di San Michele, ove si vendono
bestiami e merci.
Vicino ad Introbbio è una delle più belle cascate, e vien chiamata
il _Paradiso dei cani_. Le acque della Troggia cadono in angusto
canale che l'acqua ha formato nel duro sasso, indi giunte ad un terzo
dell'altezza sono ripercosse dallo sporgente scoglio, onde a rivi ed
a spruzzi giù per l'altissimo precipizio piombano rumoreggiando in
profondo bacino, di guisa che quando sono abbondanti le acque mandano
gli spruzzi fino al ponte della strada maestra. Peccato che da questo
luogo non si possa vedere tutta la cascata, perchè un fianco di monte
ne sconde la miglior parte! Discreta cascata è anche quella dello
_Sprizzotolo_ presso il ponte di Chiuso.
Da Introbbio partonsi due strade, una asprissima che conduce nelle
bergamasche valli _Torta_ ed _Averara_, l'altra più comoda che
s'addentra nella valle di _Troggia_. Se ti diletti di botanica, di
mineralogia o d'insettologia, o se ti piace posar su vette dominatrici
di lontani paesi, non t'incresca farvi una gita. Per questa valle
passarono molti eserciti e vi passò coi suoi Svizzeri il cardinal
di Sion, che vi fu svaligiato da alcuni uomini di Barsio, Crandola e
Vegno. Prima frammezzo al solitario silenzio di selve castanili, poi
fra due montagne dipinte di sublime orrore giungi al pittoresco casale
della _Scala_, ov'è il _pegherolo_, grossissimo pino che conta forse
15 secoli d'esistenza, e sempre secondando la Troggia, che di varie
cascatelle s'adorna, arrivi alla _Bocca di Biandino_, ove alquanto
si allarga la valle in bella veduta. Dall'una parte s'incurva ad
anfiteatro una pascolosa montagna, dall'altra per singolar contrasto
s'innalza un erto monte di cupi boschi di larice e di betulle, in mezzo
alla pianura una chiesuola e numerose bande di mandriani, la Troggia
che scorre tortuosamente e nel fondo della scena l'altissimo _Pizzo
dei Tre Signori_, così chiamato perchè serviva a marcare i confini del
ducato di Milano colla Veneta repubblica e coi Grigioni. Questi luoghi
nutrono mille specie di rarissime piante tintoriali e farmaceutiche,
la _campanula Rainerii_ e _rotondifolia_, l'_hicracium intybaceum_
e _fallax_, la _draba aizoides_, la _saxifraga stellaris_, il _sedum
saxatile_, il _peucedanum officinale_, il _ligusticum austriacum_, il
_seseli montanum_ e moltissime varietà di _genziana_. Non lontano è
il pescoso _Lago di Sasso_ ed il castello _Reino_, sulle cui rovine
saltellano i camosci. Qui, e principalmente nel vicino _Varrone_, il
monte più fecondo di ferro, da molti secoli, e forse fino dai tempi
di Roma, si va escavando la miniera di questo metallo. Per un intero
giorno puoi aggirarti per entro le buje viscere del monte e non basta
a vederne tutti i cunicoli. Di qui o si scende nella valle del _Bitto_
indi si va a _Morbegno_, oppure si viene a _Premana_.
Da Introbbio la strada provinciale mette a _Pessina_ lasciando a dritta
_Vimogno_ rinomato per la frutta e poi le misere terre di _Barcone_ e
_Gero_.
Vedi tu quel largo dosso di sassi e ghiara, che dalle falde del franato
monte si protende fin presso le rive della Pioverna? Quella è la tomba
di 115 uomini, che sotto le proprie case ancor viventi con 400 bestie
nel 1762 furono indistintamente sepolti. Pel gonfiamento delle acque
sotterranee rilasciossi il terreno e via trascorse seco trascinando il
paese di Gero, che si sfasciò quando giunse sul piano della Pioverna.
A Barcone passava l'autunno il famoso medico conte Francesco Roncalli
Parolino.
_Pessina_, che ha una miniera di rame, era il sobborgo di _Primaluna_,
quando questa terra cinta da valide mura con sette porte ed un castello
che la dominava era la residenza dei Torriani. Tranne la casa ora
abbellita dal signor avvocato Torriani, non trovi un monumento, una
lapide che ricordi i loro nomi; ma quasi sopra ogni porta vedrai
scolpiti la torre, e il leone rampante, insegna dei Torriani e della
valle. La chiesa prepositurale di Primaluna fin dal 1231 era collegiata
ed aveva sotto di sè 27 chiese, fra cui quelle di Valtaleggio e valle
Averara, che per un editto della repubblica Veneta furono unite alla
diocesi di Bergamo nel 1788. Qui risiedeva un vicario dell'arcivescovo
per render ragione al clero della valle e nel secolo XV. vi si teneva
un mercato ebdomadario. Vi ebbero culla l'astrologo matematico e
filosofo Filippo Cattaneo Torriano e Maffeo Cattaneo Torriano, detto il
Paladino, prode capitano di eserciti.
A _Cortabbio_ nel 1756 ritrovossi una preziosa lapide cristiana
appartenente al 425, che fu diffusamente illustrata dal Roncalli
Parolino. Essa dice:
B. M.
HIC REQUIESCIT
IN PACE FLORA
QUÆ VIXIT IN SECULO
ANNOS PLUS MINUS XXX
CESSIT SUB DIE XV
KAL APRILIS POST
CONS. CASTINI
V. C.
La Pioverna, che licenziosamente gli scorre ai piedi, gli ha involato
un terzo delle case e metà della campagna, e minaccia altri disastri
se con pronte misure non vi si provvede. Dicontro drizza la gigantesca
fronte la nuda _Grigna_ alta sopra il livello del mare metri 2422. Su
quelle vette si trovano lumachelle e marmo occhiadino con corpi marini
e vi sono vaste ghiacciaje contemporanee al monte, le quali forse danno
origine al Fiume Latte, che nasce dalla parte opposta vicino a Varenna.
Questi ghiacci talvolta si spezzano ed allora menano un fragore tale,
che tutta la valle ne rintrona.
Seguendo la strada a dritta fra l'ombra dilettevole di silenziosi
castagni, oppure traversando le _Gere_ e passando per _Prato San
Pietro_, ove sono indizj di miniere di ferro, di rame e di piombo
argentifero, arrivi egualmente a _Cortenuova_.
Posto a bacìo del monte, poco sole gode nell'inverno il paese di
Cortenuova, ma fresca vi è la temperatura anche nel più cocente luglio;
Nol turba del sole la fervida possa,
Che l'aura soave da' monti rimossa,
Vi aleggia uno spiro di mite respir,
E l'ombra ospitale dei lieti boschetti
Rattempra, sopisce l'affanno dei petti,
Diffonde nei cuori giocondo gioir.