XXX.

Verso la metà d’agosto i quattro nuovi Stati di Toscana, Romagna,

Modena e Parma, ubbidienti ad una felicissima ispirazione

dell’infaticabile Farini, conchiudevano tra di loro una Lega militare,

mercè della quale ognuno di loro obbligavasi a contribuire un

contingente di milizie, destinate alla tutela dell’ordine ed alla

difesa dell’indipendenza comune, e ordinate perciò in un esercito solo

sotto un sol Comandante.

Ora è noto che il capitano prescelto fu Manfredo Fanti, il quale,

riunendo in sè i molteplici requisiti di Generale sardo, di dotto

militare e di vecchio rivoluzionario, sembrava l’uomo più acconcio

al delicato e multiforme ufficio. E certo l’esercito della Lega sentì

ben presto il tocco della sua mano esperta e robusta; lo partì in tre

Divisioni, mettendovi a comandanti Pietro Rosselli, Luigi Mezzacapo

e Garibaldi; apparecchiò i quadri di nuovi reggimenti di cavalleria

e artiglieria; alacremente provvide alle armi, alle assise, alle

ambulanze, all’amministrazione; aprì in Modena una Scuola militare,

che tuttodì fiorisce; e, riforma più importante di tutte, prima ancora

che l’annessione fosse dichiarata, diede al nuovo esercito i numeri

progressivi del piemontese e ne fece con esso un esercito solo. Un

solo atto del Fanti diremmo più degno di encomio per la sua generosità,

che per la sua saggezza: pochi giorni dopo il suo arrivo, nominava il

generale Garibaldi _Comandante in secondo_ dell’esercito collegato; val

quanto dire suo primo Luogotenente e rappresentante. Ora la ragione

ispiratrice di questo atto fu per fermo nobilissima, ma nel rispetto

militare non altrettanto saggia ed accorta. Codesti comandi duali negli

eserciti nuocciono spesso, giovano quasi mai. Se reali, aprono una

sorgente inesauribile di equivoci, d’attriti, di urti sovente rovinosi;

se apparenti, mortificano l’amor proprio dell’inferiore di grado, ne

scemano l’autorità, ne paralizzano l’azione, seppure non ne formano

un vero inciampo ed un vero pericolo. E il fatto ci darà fra breve

ragione.

Verso la metà d’ottobre era corsa voce che i mercenari pontificii, da

tempo raccolti ne’ dintorni di Pesaro, apparecchiassero un’irruzione

al di qua della Cattolica; e nello stesso tempo, che i popoli delle

Marche e dell’Umbria, stanchi di mordere il freno aborrito, fossero

prossimi a rompere in aperta sollevazione. A queste novelle, certo

ingrandite dal desiderio e dall’arte, nè il Ricasoli nè il Cipriani

prestarono fede; ma non così il Farini ed il Fanti, i quali, nutriti

di latte rivoluzionario assai più di que’ due, lungi dall’impaurirsi di

quella eventualità, l’avrebbero salutata con gioia, siccome l’occasione

più propizia per provare la forza del novello Stato e al tempo stesso,

sotto la bandiera della legittima difesa, dilatar la rivoluzione ed

estendere i confini dell’Italia liberata.

Il Fanti perciò, d’accordo col Farini, concentrate intorno al confine

due Divisioni, la toscana e la modenese, le pone entrambi sotto il

comando supremo del generale Garibaldi e gli dà per iscritto queste

testuali istruzioni:

«1º Tenersi in difesa sulla frontiera.

»2º Resistere al nemico se attaccasse.

»3º Dato questo caso e supposto di poterlo respingere, inseguirlo

oltre il confine sin dove la prudenza consigli arrestarsi.

»4º Quando ciò avvenisse, altre truppe della Lega accorrerebbero

immediatamente in appoggio di quelle che avessero oltrepassata la

frontiera.

»5º Qualora una intera provincia, o anche una sola città si

sollevasse e proclamasse volersi unire alle Romagne, e domandasse

soccorso per essere protetta contro un nuovo eccidio, simile a

quello di Perugia, e per mantenere l’ordine pubblico, in tale

evenienza doversi spedire ai sollevati armi ed armati, in quella

misura che le circostanze consiglieranno.

»6º Finalmente se il nemico tentasse colla forza di riprendere

quei luoghi, le truppe della Lega dovranno opporvisi difendendoli

energicamente, nè desisteranno dalle ostilità contro i Pontificii,

se non quando abbiano occupato tanto terreno, quanto riterranno

necessario per garantire la loro sicurezza.»

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 155 / 168 题