XVII.

Ancora più vergognosa fu la rotta toccata all’Urban sotto Como, e

davvero se era quegli il più famoso capo di partigiani che l’Austria

possedeva a que’ giorni, si può dire che il nostro non ne sarebbe

stato vinto mai. All’annunzio della vittoria di Varese l’agitazione

patriottica, che ancora non poteva dirsi insurrezione, delle

popolazioni circonvicine, s’era rinfocolata ed estesa, e i patriotti

di Como avevano immediatamente inviati oratori segreti a Garibaldi

per dirgli che la loro città lo aspettava fremendo; che molte pievi

del Lario s’eran già sollevate, ed alcune centinaia di giovani armati

avevano già occupati i vapori del lago, volontariamente passati alla

causa nazionale. E Garibaldi non penò molto a promettere che sarebbe

marciato alla volta di Como, non però col proposito d’impadronirsene

tosto, ma di occupare in faccia ad esso una buona posizione che gli

permettesse di dar la mano agl’insorti del lago e di riassalire di

conserva con loro l’Austriaco.

Date pertanto le sue disposizioni per la cura dei feriti, per la

provvigione dei viveri, per la sicurezza di Varese, all’alba del 27

col primo Reggimento in testa s’incamminò con tutta la brigata per la

via postale, più volte nominata, che per Olgiate e Cavallasca mette a

Como. Il generale Urban a sua volta, rinforzato da due nuove brigate

(Augustin e Schaffgotsche), onde la sua colonna venne a sommare a

circa diecimila uomini,[196] aveva preso una posizione difensiva fra

la strada medesima e l’altra più settentrionale che da Cavallasca

per San Fermo piomba su Como; e colla sinistra dietro il Lura tra

Brebbio e Brecchia, il centro a San Fermo, la destra al Prato di Parè

sul lago, si preparò a sostenere l’assalto. Se non che, male esperto

delle abitudini di Garibaldi, egli se l’aspettava principalmente nel

piano, alla sua sinistra; quindi rinforzato questo punto, indeboliti

malaccortamente tutti gli altri. Garibaldi invece aveva l’occhio

fisso ai monti; sicchè giunto ad Olgiate arresta la colonna, mette

in posizione tutto il primo Reggimento in aspetto di chi prepari un

assalto da quella banda, ristà e tiene a bada il nemico per alcune

ore, e allo scoccar del mezzogiorno, sempre coperto dal reggimento

Cosenz, volta repentino a sinistra per le erte viottole che salgono

a Geronico al Piano ed a Parè, e giunge a Cavallasca in faccia a San

Fermo. E quivi spiate attentamente dal campanile di Cavallasca le

posizioni nemiche, il generale Garibaldi ideò prontamente il suo piano

e ne ordinò con pari celerità l’esecuzione. Toccò la prima prova al

colonnello Medici ed al suo reggimento; la terza compagnia del De

Cristoforis sostenuta da un’altra attacchi di fronte la chiesa di San

Fermo; la quarta compagnia del Susini-Millelire l’attacchi di costa

per la sinistra; quella del Vacchieri fiancheggi per la destra; altre

compagnie condotte dal Gorini e dal Medici in persona calino sulla

strada San Fermo-Rondinello e minaccino la ritirata nemica.

Il primo cozzo fu tremendo; i Cacciatori austriaci armati delle loro

eccellenti carabine, appiattati intorno al parapetto del piazzale della

chiesa, che s’innalza sopra un poggio a guisa di bastione, e dietro

le finestre di due case circostanti, balestrano con un fuoco micidiale

di fronte e di fianco i primi assalitori; la compagnia De Cristoforis,

che forse s’era mossa troppo presto all’assalto,[197] riga del sangue

de’ suoi migliori la via infuocata; cade, colpito al cuore, il tenente

Pedotti; cade, lacerate le viscere, il capitano De Cristoforis; cade,

fracassata una spalla, il tenente Guerzoni; la compagnia decimata

balena, s’arresta un istante, ma non indietreggia: intanto l’assalto

ai due fianchi si spiega e incalza; un battaglione austriaco si

lancia alla corsa da Rondinello, ma incontra sui suoi passi il Medici

in persona che lo arresta, lo carica, lo rovescia; altre compagnie

subentrano a rinfrescare l’assalto, e il nemico ormai circuito, diviso,

sgominato, va in fuga precipitosa verso Camerlata e Como.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 142 / 168 题