III.

Gaucho di nascita, contrabbandiere di professione, cumulata, colle

frodi e colle rapine proprie alla sua arte ed alla sua stirpe,

un’immensa fortuna, divenne per il triplice prestigio dell’astuzia,

del valore e della ricchezza, così popolare e potente, che il Governo

spagnuolo, a somiglianza di tutte le tirannie deboli, scese a patti con

lui e gli accordò immunità e privilegi, a condizione che l’aiutasse a

combattere e diradare la numerosa famiglia di contrabbandieri, che era

la figliuolanza naturale del sapiente sistema proibitivo adottato dalla

Spagna.

Ma la prima volta che un magistrato tentò opporsi a non so quale sua

pretesa, ecco il prepotente contrabbandiere dar le spalle al Governo

che aveva fin allora protetto, e giurargli un odio mortale.

Era appunto il 1811; la guerra per l’indipendenza delle colonie durava

da circa un anno, e nessuna occasione più propizia all’Artigas per

compiere la sua vendetta. Sparisce per qualche tempo nel profondo delle

campagne orientali, vi propaga l’odio della signoria spagnuola, chiama

a raccolta i suoi gauchos, i suoi contrabbandieri, quanti han fede nel

suo nome; copre di _guerrillas_ l’Uruguay e lo trascina nella lotta

dell’indipendenza comune.

Era per la rivoluzione un soccorso tanto insperato, quanto poderoso.

Buenos-Ayres manda in rinforzo dell’inatteso alleato le truppe reduci

dall’infelice spedizione del Paraguay; l’Artigas così rafforzato

traversa quasi in trionfo tutta la Banda Orientale, e dopo aver battuto

insieme al generale Rondeau[60] gli Spagnuoli a Las Piedras, si unisce

all’esercito argentino che assediava Montevideo.

A questo punto però la storia così dell’Uruguay come dell’Argentina

immiserisce in tanti conflitti di fazioni e litigi di persone e

puntigli d’ambizioni, da confondere e stancare gli stessi storici dei

due paesi.

Nella «Giunta governativa» argentina un partito Moreno demagogico

s’accapiglia col partito Saavedra autoritario o monarchico che

sia,[61] e le loro dissensioni penetrano nell’esercito che campeggia

nell’alto Perù e ne cagionano la rotta; intanto quattromila Portoghesi,

clandestinamente assoldati dalla principessa Carlotta di Borbone,

invadono l’Uruguay e marciano su Montevideo in soccorso degli

assediati. L’Artigas, offeso che il comando in capo dell’esercito

d’operazione sia stato affidato al Rondeau, abbandona con tutti i

suoi l’assedio e si rivolge a combattere per conto suo i Portoghesi.

A Buenos-Ayres il Saavedra è deposto e i partiti si succedono ai

partiti, i governi ai governi; tuttavia il Rondeau rinforzato da nuove

truppe continua vigorosamente a battere Montevideo, sinchè il vicerè di

Spagna, Elios, perduta la speranza del soccorso portoghese, si rassegna

a cedere la piazza, sottoscrivendo una capitolazione (novembre 1811)

per la quale gli Spagnuoli dovevano sgombrare l’Uruguay, che veniva

in tal modo a restar libero e padrone dei propri destini. Nessuno

però mantiene i patti; nè i Portoghesi si ritirano dall’Uruguay, nè

l’Artigas cessa dallo scaramucciar contro di loro, e per legittima

conseguenza nemmeno il vicerè spagnuolo Vigodet, succeduto ad Elios,

consente ad abbandonare Montevideo. Invano il Governo di Buenos-Ayres

intima all’Artigas di sospendere le ostilità; ai Portoghesi ed agli

Spagnuoli di sgombrare; le armi soltanto potranno decidere ancora la

lite. Ecco perciò Buenos-Ayres infaticabile nel proseguire il suo

disegno d’unificazione, levare e spedire nuove milizie, le une per

combattere i Portoghesi e contenere insieme il ribelle _caudillo_

uruguayano, le altre per ricominciare l’investimento di Montevideo.

Fortunatamente però i Portoghesi, allarmati dalle forze soverchianti

spedite loro incontro, si decidono a ripassare l’Uruguay senza

battaglia, e l’Artigas consente di riunire le sue bande rivoluzionarie

all’esercito argentino e a riprendere con esso l’assedio della tante

volte contrastata fortezza. Ma qui tutto non finisce, nè tutto si

chiarisce ancora, per la semplice ragione che nè i voltafaccia,

nè i puntigli, nè le pretensioni dell’Artigas finivano mai, nè

quel qualsiasi concetto che lo guidava era pur anco riuscito a

farsi strada per mezzo alle tenebre del suo grosso cervello ed a

prendere forma concreta ed intelligibile così ai suoi seguaci come

a’ suoi avversari. Era cortezza di mente, volubilità di carattere

o dissimulazione profonda d’arcani disegni? Era soltanto, come fu

detto, la meschina invidia dei generali a lui superiori che guidava

la sua condotta balzana; o non era anche un presentimento istintivo,

un sospetto oscuro, ma patriottico, che aiutando egli il Governo di

Buenos-Ayres a liberare la patria sua dagli Spagnuoli, contribuiva a

metterla nelle mani degli Argentini? Noi abbiamo indarno chiesto agli

storici della Plata la soluzione di questo doppio problema: forse essi

medesimi lo cercarono invano; forse nessuno potrà trovarla mai; forse

nemmen l’Artigas avrebbe saputo darla. Certo è questo solo (certo

e strano ad un tempo), che l’Artigas diserta una seconda volta dal

campo degli assedianti, e va a continuare per conto suo la guerra

nelle native campagne; poi, a un tratto, quando ode che il generale

Alvear è finalmente riuscito ad impadronirsi di Montevideo e a dare

così l’ultimo colpo alla signoria spagnuola sulla Plata, ricompare

sulla scena, si presenta arditamente al generale argentino, e in nome

dell’indipendenza dell’Uruguay gli intima di sgomberarne la capitale,

che a lui solo, Uruguayano, spetta di occupare.

Naturalmente il Governo di Buenos-Ayres non poteva accomodarsi ad una

pretesa sì temeraria, e s’apprestò a rintuzzare coll’armi l’audace

guerrillero. Ma questi non era più solo o accompagnato da poche masnade

di gauchos e di contrabbandieri: lo scortava ormai un seguito di oltre

dodicimila combattenti; lo spalleggiava tutto l’Uruguay. Oltre di che,

ogni oscurità era ormai dileguata dal suo pensiero; quello ch’egli

volesse era finalmente manifesto: la piena ed assoluta indipendenza

della Banda Orientale da qualsiasi dominazione americana od europea,

spagnuola, portoghese od argentina che fosse. E questa idea poteva

essere, considerato il tempo e le circostanze, uno sproposito, ma era

l’aspirazione più antica, il sogno più costante degli Uruguayani; il

solo concetto che rispondesse alle tradizioni ed alle necessità della

patria loro, e sarebbe vano discuterlo.

L’antico contrabbandiere pertanto gridato liberatore fa valanga; il suo

luogotenente Fruttuoso Ribera sconfigge a Guajabò l’esercito argentino;

lo stesso Artigas entrato in Montevideo proclama l’indipendenza della

Banda Orientale e vi stabilisce il suo governo; indi, presa a sua

volta l’offensiva, invade per il Nord l’Argentina, penetra fin nella

provincia di Buenos-Ayres e col concorso del partito federalista

argentino, riuscito ad insediarsi al potere, si fa riconoscere capo o

_Protector_ di una Confederazione, nella quale, secondo il suo disegno,

dovevano entrare non solo la Banda Orientale, ma tutte le provincie e i

popoli dei due margini del Parana, compresi Santa-Fè e Cordova.[62]

Ma simile in questo ad un altro eroe di nostra conoscenza, il

_guerrillero_ uruguayano era tanto atto a combattere, quanto inetto a

governare. Mentre le sedizioni militari e le fazioni civili funestavano

le provincie dell’Argentina, l’Uruguay cade in preda all’anarchia.

Il bestiale Ortoguez, governatore di Montevideo, disonora con feroci

supplizi e selvaggie rappresaglie la nascente libertà orientale, e

soltanto il suo successore Ribera riesce a porre un confine a tanta

immanità; le provincie in balía alle fazioni provano tutti gli strazi

della guerra civile, e la Confederazione dell’Artigas si sfascia appena

composta. E allora i Brasiliani (1816) non mai dimentichi dell’antica

loro terra promessa, approfittano di quell’anarchia, se ne formano anzi

un diritto, e col tradizionale pretesto di ristabilire l’ordine e la

pace, invadono quella Banda Orientale che era _el blanco á que hacen su

tiro desde principios del siclo XVI_.[63]

Così l’anno stesso in cui tutti gli Stati componenti le antiche colonie

spagnuole suggellavano nel Congresso di Tucuman il patto della loro

comune indipendenza, solo l’Uruguay era minacciato di perderla per

sempre. Accorre alle difese l’Artigas; guidati dal suo esempio, il

Ribera, l’Oribe, il Lavalleja (importa ricordare questi nomi) oppongono

su tutti i punti del territorio una disperata resistenza, ma indarno;

i Portoghesi sono già sotto le mura di Montevideo. L’Artigas allora

chiede il soccorso del Governo di Buenos-Ayres, il quale tornato in

mano degli unitari lo concedè a condizione che sia riconosciuta la

sua autorità e supremazia. Ma il _Protettore_ della Banda Orientale

rifiuta il patto, chi vuole per ispirazione di genio, chi crede per

grettezza di spirito e vacuità d’intelletto. Per gli unitari infatti

e per gli schietti nemici d’ogni signoria straniera, la risoluzione

dell’Artigas fu peggio che un errore, una colpa; per i federali e

per quelli che al predominio degli abborriti _Porteños_ (così son

chiamati a Montevideo quei di Buenos-Ayres) anteponevano qualsivoglia

dominazione, un miracolo d’antiveggenza politica, l’idea madre della

futura indipendenza orientale.

Noi staremmo cogli unitari, quantunque sappiamo che è assai facile

l’errare applicando agli avvenimenti d’un paese e d’un tempo

interamente diversi le idee del proprio. Ne avvenne però questo, che

i Brasiliani prima che finisse il 1819 erano padroni di quasi tutto

lo Stato orientale; che l’Artigas dopo una eroica campagna di quattro

anni, osteggiato da’ suoi luogotenenti, era costretto a cercare un

asilo nel Paraguay; che finalmente nel 1821 l’Uruguay era incorporato

definitivamente al Brasile col nome di _Stato Cisplatino_, sì che

dopo tanti anni di lotta esso non aveva ottenuto che di mutare la sua

catena.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 44 / 168 题