Ma ben altre prove lo aspettavano. Quel generale Canavarro che doveva
operare per terra, accolto come liberatore dagli abitanti della
città di Laguna, ed ivi piantato il governo repubblicano, di cui fu
eletto segretario il Rossetti, s’apparecchiò a marciare avanti ed a
riprendere anche sul mare le ostilità. Di queste affidò la piena balía
a Garibaldi, ammiraglio nato di quelle guerre, il quale, raccolta
nelle acque della laguna[45] un’altra flottiglia, ossia due golette,
una col nome storico di _Rio Pardo_ da lui comandata, l’altra con
quello di _Cassapara_ comandata dal Griggs, e il vecchio _Seival_ sotto
il governo dell’italiano Lorenzo, si slanciò una notte, malgrado la
crociera imperiale, nell’Oceano.
Da principio le sorti della piccola flottiglia repubblicana corsero
prospere: all’altezza dell’isola di Santos sfuggì alla caccia d’una
corvetta imperiale, presso all’isola di Abrigo catturò due _sumaques_
brasiliane cariche di riso ed un’altra più tardi. Ma alcuni giorni
dopo, perduta in una oscura notte di tempesta la _Cassapara_, ridotta
la squadriglia ai soli _Rio Pardo_ e _Seival_ e affrontata all’altezza
di Santa Caterina da un grosso _patacco_ brasiliano, sostenne bensì per
alcun tempo il combattimento, ma una cannonata nemica avendo smontato
un pezzo del _Seival_ e forata la sua chiglia, per giunta le _sumaques_
impaurite avendo ammainata la bandiera, Garibaldi fu costretto a cercar
rifugio nel porto di Imbituba.
Colà un vento avverso di mezzoggiorno lo teneva quasi prigioniero, e
allora la squadra brasiliana, forte di tre grossi bastimenti, prese
ella l’offensiva. Inutile dire che il nostro capitano s’apparecchiò a
riceverla da par suo. Collocò il cannone smontato dal _Seival_ dietro
una batteria gabbionata, sopra il promontorio che proteggeva la baia
dalla parte di levante; imbossò il _Rio Pardo_ traverso il porto e
attese l’attacco. Le bordate degl’Imperiali erano spesse e terribili,
i cannonieri dei Repubblicani si studiavano a compensare la poca forza
dei loro pezzi colla giustezza dei tiri e coll’intrepidezza; ma, come
accade sempre nei combattimenti disuguali, ogni perdita che facevano
gli assaliti era rovinosa e decisiva; le perdite degli assalitori, per
quanto grandi, quasi insensibili. Oramai il _Rio Pardo_ era stremato;
la sua coperta era ingombra di cadaveri; i suoi fianchi, la sua
alberatura, laceri e mutilati. Solo il pezzo della batteria di terra
continuava la difesa e teneva in rispetto il nemico. Da un istante
all’altro Garibaldi s’attendeva l’arrembaggio ed in cuor suo quasi lo
pregustava. Ma a un certo punto, che è, che non è, i colpi dal mare
diradano, il fuoco va via via cessando, la squadra nemica si ritira.
Fu detto che la cagione dell’improvvida ritirata fosse la morte del
comandante di uno dei legni brasiliani, ma nessuno l’accertò. Garibaldi
restò una volta ancora con forze disuguali, e per il solo ostinato
coraggio suo e de’ suoi, padrone del campo; e girato sul far della sera
il vento, potè la notte medesima, tardi scoperto e invano inseguito,
rientrare sicuro e vittorioso nella laguna di Santa Caterina.