XI.

Passato quel rimanente di notte fra i bicchieri ed il chiasso

(avventura poco abituale, come si vedrà, nella vita del Nostro), si

rimette in cammino per Marsiglia; il ventesimo giorno dacchè aveva

dato le spalle a Genova (25 febbraio) vi arriva; appena in città entra

per ristorarsi in un caffeuccio, prende in mano il primo giornale che

gli capita, _Le peuple souvrain de Marseille_, e che cosa vi legge? La

sentenza che lo condanna a morte come «bandito di primo catalogo» e lo

espone alla pubblica vendetta; la sentenza che abbiamo pubblicata nella

prima pagina di questo libro.

Non dovette essere un’improvvisata piacevole! Garibaldi, come vedemmo,

notò con un tal quale accento di compiacenza che fu quella la prima

volta in cui lesse il suo nome sui giornali; e noi concediamo che il

sentirsi in un tratto divenuto uomo celebre e importante, il vedersi

onorato da una sentenza capitale, l’occupare un posto in quel libro

nero dei perseguitati, che era pure il libro d’oro dei patriotti,

dovesse a primo tratto far correre una vampata d’orgoglio alla fronte

del giovine proscritto. Però si può essere Garibaldi fin che si vuole,

ma non si legge una sentenza di morte, che anco ineseguita rizza tra la

patria e la terra d’esiglio una barriera insormontabile, e vi condanna

ad una vita lunga se non perpetua di patimenti, di sacrificio e di

guerra, senza una forte commozione, senza pensare per lo meno molto

seriamente a’ casi suoi.

E Garibaldi mostrò di pensarci, cambiando issofatto il suo nome,

ormai troppo pericoloso, in quello di Giuseppe Pane. Era così, oltre

il suo, il terzo nome che barattava in quell’anno: _Borel_ per la

Giovine Italia: _Cleombroto_ per la marina di Carlo Alberto: _Pane_ per

Marsiglia e il Governo francese.

Bisognava però pensare a vivere; laonde, patito un mese d’ozio

forzato nella casa ospitale del suo amico Giuseppe Paris, riuscì ad

accaparrarsi un posto di secondo sul brigantino _Unione_, capitano

Bazan, che doveva far vela per il Mar Nero. Intanto però, così per

non perder l’abitudine, salva, buttandosi all’acqua, un giovanetto

che annegava nel Porto, e sottrattosi alle lagrime di gratitudine

della madre del salvato, la quale se vivesse continuerebbe ancora a

ringraziare il marinaio Pane, salpa indi a pochi giorni per Odessa.

Ma tornato di là sul finire del 1834, e già tocco dai primi assalti di

scontento della vita prosaica e monotona del marinaio mercantile, gli

frulla di assoldarsi nella flottiglia di Hussein, bey di Tunisi, che

era stato preso dal frugolo di riformare all’europea il suo esercitino

e la sua armatetta; poi uggito e fors’anche vergognato da quella assisa

d’ufficiale barbaresco, pianta anche il Bey, e fa ritorno verso la metà

del 1836 a Marsiglia. Trovatala sotto il flagello del colèra, udito che

negli ospedali si cercavano volonterosi, e come dicevano _benevoli_ ad

assistere gl’infermi, pare bella alla sua fantasia di eroe filantropo

anche quella parte; passa quindici giorni e quindici notti al letto di

quegli ammalati, che uccidono il più delle volte i loro infermieri, e

scampato da quel pericolo, e calmata la moría, si mette di nuovo alla

cerca d’un imbarco; e la fortuna lo favorisce, quella volta, oltre le

sue speranze. Scopre che un certo brick, il _Nautonier_,[30] capitano

Beauregard, allestisce per Rio Janeiro; la vaghezza di vedere nuove

terre lo seduce; l’Oceano non mai solcato, ambito cimento de’ forti

navigatori, lo attira; dovunque volga lo sguardo non vede per tutta

Italia alcun segno di prossima riscossa; laonde, chiesto ed ottenuto

il comando in secondo di quel bastimento, dà un lungo addio a quella

vecchia Europa, che non aveva più per lui nè promesse nè inganni, e fa

vela per il Nuovo Mondo.

E qui si chiude la sua prima giovinezza. L’America diviene per

dodici anni la sua seconda patria, la culla della sua vita nuova, il

terreno in cui tutte le native energie del suo animo vigoreggiano e

fruttificano; la forma insomma in cui si gettano tutti i moltiformi

lineamenti della sua figura, fino allora sbozzati, e si plasma

definitivamente il carattere dell’uomo.

Là in quell’America meridionale, posta tra le Amazzoni e la Plata, al

cospetto di quella possente e pittoresca natura, lungo le oceaniche

correnti dei fiumi smisurati, traverso le deserte praterie dei

_pampas_, in mezzo alle nomadi scorribande dei _gauchos_, nella

consuetudine quotidiana d’un popolo diverso e variopinto, miscuglio

secolare di barbarie indiana, di fierezza spagnuola, di ardimento

portoghese, di superstizione cattolica, impastato col sangue degli

avventurieri, dei banditi e degli eroi di tutto il mondo; là dove la

guerra è un trastullo, il getto della vita una voluttà, l’ospitalità

all’inoffensivo pellegrino un culto, ma l’odio allo straniero

dominatore una religione; là in quell’America, dico, degli eroismi

favolosi, delle fazioni feroci, delle rivoluzioni subitanee, delle

dittature sanguinarie, dei governi d’un giorno, si svelò l’eroe,

s’iniziò il capitano, si educò, quale che egli sia, il politico; e chi

vorrà conoscere un giorno il Garibaldi vero, e salire alle origini

della sua celebrità e della sua fortuna e spiegarsi nelle loro più

riposte cagioni, così le sue virtù come i suoi errori, e possedere

insomma tutto l’intimo segreto di codesta leggendaria esistenza,

apparente tuttora alla nostra civiltà come un enigma ed un anacronismo,

o deve seguirlo passo per passo, di pensiero in pensiero, d’avventura

in avventura di là dall’Oceano, o rinunciare a comprenderlo.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 22 / 168 题