VIII.

Che avete voi fatto?--Ah! se da una di quelle sepolture che gli Italiani

cospargevano pochi anni innanzi, benedicendo e sperando, di fiori,

avesse potuto sorgere Menotti, Attilio Bandiera, Anacarsi Nardi, un di

quei tanti che posero rassegnatamente la vita sotto la mannaja del

carnefice per la salute d'Italia, egli avrebbe risposto per tutti:

«Ingrati! noi abbiamo, colle fatiche e col sangue, educato la bella

pianta intorno alla quale voi strisciate in oggi, come il verme intorno

alla rosa. Abbiamo, dopo il 1814 quando voi, moderati, tradivate le

speranze dell'esercito italiano fremente di dover cacciar nel fango a'

piedi dell'Austria le memorie di venti battaglie, preparato, noi, uomini

del partito nazionale nelle nostre _vendite_ e sotto leggi di morte, la

protesta solenne del 1820 e 21, che prima rivelò all'Europa il voto

italiano e avrebbe più fatto se inframmettendovi nelle nostre file voi

non aveste sottoposto l'esito dell'impresa alla diserzione d'un

principe. Abbiamo, nel 1831, provato all'Italia e all'Europa che una

bandiera nazionale spiegata al vento in Bologna si trascinava dietro

colla rapidità dell'annunzio trasmesso a tutte quante le popolazioni del

centro della penisola, senza che in una terra, solcata con lungo studio

di corruttele sacerdotali e di masnadieri assoldati, una sola voce

s'alzasse in favore dell'autorità minacciata del vecchio papa. E quando

voi, saliti per bontà inesperta de' giovani, al governo

dell'insurrezione, la perdeste codardamente, dichiarando che non si

doveva nè si poteva combattere se non coll'armi straniere, noi

raccogliemmo devoti nelle nostre congreghe il pensiero abbandonato in

Ancona, vincemmo, insistenti, lo sconforto che s'era insignorito degli

animi, e lo riconvertimmo operosi in fremito di minaccia. Così, noi col

morire e i nostri fratelli per lunga vita affannata di persecuzioni,

delusioni e calunnie, pur devota a un'unica o santa idea, conservammo ai

giovani, suprema fra tutte virtù, la costanza, facemmo caro e onorato il

nome d'Italia, tra gli stranieri, traemmo dai moti locali, legando in

uno uomini di tutte le parti del bel paese, l'aspirazione all'unità, il

culto della patria comune; confortammo di principî inconcussi gli

istinti generosi che affaticavano le moltitudini, sollevando, noi primi,

quella bandiera di pubblicità che rivendicate, predicando a tutti che

dovessero essere a un tempo cospiratori ed apostoli. Senza noi, senza le

nostre agitazioni del 1843, senza il nostro martirio, voi non avreste

avuto un papa che intese, comunque per brevi giorni, unica speranza di

vita riposata, per lui essere oggimai il dare o promettere soddisfazione

a' bisogni dei sudditi. Senza noi, senza la continua nostra minaccia di

peggio ai governi, voi non avreste oggi la libertà omiopatica che vi

concede insultarci e che non è, voi lo sapete, se non _concessione_. Voi

tacevate quando i nostri morivano. Sorgeste, come pianta parassitica

all'albero della libertà, sull'opera nostra. La nostra lotta ha data dal

1814, dal giorno in che l'Austria rimise piede su terra lombarda; e voi

v'ordinaste a partito tre anni sono quando appunto il nostro lavoro e i

tentativi provocati da noi vi dimostrarono che l'opinione nazionale era,

in Italia, giunta sino ad esser potenza e v'illusero a credere che

quella opinione potesse--voi direste salire,--io dirò scendere sino al

core d'un re.»

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 107 / 125 题