DEL DOVERE D'ASSOCIARSI NAZIONALMENTE

1841.

Fra i molti operai italiani che viaggiano fuori d'Italia, parecchi si

sono legati ad associazioni straniere, specialmente francesi. All'invito

dei loro fratelli di patria, essi rispondono: «non sono tutti gli uomini

nostri fratelli? noi abbiamo già dato il nostro nome ad associazioni

d'uomini liberi, che vogliono quello che voi volete, che combattono per

la stessa causa, l'emancipazione del popolo dai mali morali e fisici che

lo opprimono. Non potete esigere più da noi.» E si rimangono appartati

dal nostro lavoro.

Che cosa siano queste Associazioni, noi lo diremo tra non molto. Le più

hanno scritto sulla loro bandiera _comunione di beni, abolizione della

proprietà_; dottrine tiranniche, assurde, nemiche al progresso

dell'Umanità, che noi dovremo confutare in alcuno de' numeri successivi

dell'_Apostolato_: dottrine fortunatamente irrealizzabili, ma che

producono in oggi il doppio male di raffreddare l'attività di molti tra

i veri amici del popolo, e di consumare intorno a progetti impossibili

l'energia di molti operai eccellenti per intenzioni, ma illusi.

Bensì, non è di questo che intendiamo ora occuparci. Se a parecchi tra

gli operai italiani sembra che le opinioni accennate possano contenere

il rimedio che tutti cerchiamo ai mali presenti, è cosa da discutersi

fraternamente tra noi, nè può formare soggetto di giusto rimprovero.

Nessuno tradisce il proprio dovere quando cerca diffondere le idee che

egli, sbagliando o no, crede vere. Ma tradisce, non esitiamo a dirlo, il

proprio dovere e merita il rimprovero de' suoi fratelli qualunque, tra

un'Associazione Nazionale operante per la buona causa e un'Associazione

straniera, preferisce quest'ultima. Egli diserta il posto che gli è

stato affidato da Dio per passare ad un altro.

Gli operai italiani, che a fronte d'un lavoro nazionale persistono a

spendere la loro attività nelle associazioni straniere, hanno pensato

mai, che al di là dell'Alpi o del mare stanno ventisei milioni di loro

fratelli, parlanti colle solite varietà di dialetti una stessa lingua,

distinti dagli altri popoli per un tipo speciale di fisonomia, dotati di

costumi, d'attitudini, di tendenze uniformi? Hanno pensato che quei

milioni sono schiavi, oppressi moralmente e materialmente, smembrati in

sette stati, spolpati da sette corti, manomessi, dissanguati dallo

straniero, mantenuti coll'astuzia e colla violenza nell'ignoranza, privi

d'ogni diritto, e privi di tutti quei mezzi di progresso che

appartengono più o meno a tutti i paesi ne' quali esistono le

associazioni delle quali parliamo? Hanno pensato che la terra sulla

quale gemono quei milioni è la terra dov'essi nacquero, dove vivono i

loro padri e le loro madri, dove vivranno i loro figli? Hanno sentito,

viaggiando e trovandosi a fronte d'uomini che ripetono con orgoglio:

_siamo Francesi, siamo Inglesi_, la vergogna del non poter dire: _siamo

Italiani_, senza correre il rischio d'udirsi replicare: _mentite; non

esiste un'Italia_? E se pure hanno sentito talora questa vergogna, non

hanno sentito nello stesso tempo un istinto, una voce interna, che dicea

loro: bisognerebbe operare a cancellarla, a levarsi questa macchia di

sulla fronte, a farsi cittadini d'una nazione, a conquistarsi una

patria? E se udirono quella voce, perchè non hanno operato, perchè non

operano oggi con noi a seconda? Perchè invece di tentare di crearsi una

patria e un nome, lavorano a conquistare miglioramenti a popoli che

hanno patria e nome e bandiera e unità nazionale? a popoli che non hanno

bisogno di pochi individui stranieri per progredire quando che sia,

mentre l'Italia, senza unità, senza stampa, senza rappresentanza, ha

bisogno di tutti i suoi figli? Operai italiani! sta bene d'ajutare,

occorrendo, il vicino; ma prima di dar opera a perfezionare la casa

altrui, non dovreste voi lavorare a inalzarne una pei vostri figli e per

voi?

La causa del Popolo è una. La santa parola _Umanità_ sta scritta in cima

al nostro foglio come nel nostro cuore. Ma v'è un'altra santa parola, la

_Patria_, che noi non possiamo dimenticar senza colpa. La Patria è la

nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi dentro una numerosa

famiglia, che ci ama e che noi amiamo naturalmente, colla quale noi

possiamo intenderci meglio e più rapidamente che non con altri, e che

per la concentrazione sopra un dato terreno e per la natura omogenea

degli elementi ch'essa possiede è chiamata a un genere speciale

d'azione. La Patria è la nostra lavoreria: i prodotti della nostra

attività devono spandersi da quella a benefizio di tutta la terra; ma

gli stromenti di lavoro, che noi possiamo meglio e più efficacemente

trattare, stanno in quella; e noi non possiamo rinunziarvi senza tradire

l'intenzione di Dio, e senza diminuire le nostre forze. Lavorando,

secondo i veri principî, per la Patria, noi lavoriamo per l'Umanità: la

Patria è il punto d'appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a

vantaggio comune. Perdendo quel punto d'appoggio, noi corriamo rischio

di riescire inutili alla Patria e all'Umanità.

Operai italiani! Prima d'_associarci_ colle nazioni, bisogna esistere:

non v'è associazione che tra gli eguali; e voi non avete esistenza

riconosciuta, perchè non avete Patria, e non appartenete a una Nazione.

Noi vi ripeteremo continuamente queste parole, perchè noi pure abbiamo

viaggiato, e le abbiamo con amarezza udite dalla bocca degli stranieri.

Quando nojati dell'udirci ripetere da gente che non ha fatto mai cosa

alcuna per noi: _noi vi daremo la libertà_, parlammo qualche volta della

possibilità che gl'Italiani la conquistassero colle proprie mani: ci

udimmo rispondere che possibilità senza intenzione non v'era, e che

l'intenzione esisteva sì poco che i nostri si cacciavano nelle

Associazioni straniere, convinti che la libertà del loro paese non

poteva escire se non dall'_altrui_ potenza. Operai italiani, questa è

parola amara: parola che, se avete anima d'uomini, dovete dar opera a

non meritare. Lasciate il sentimento della loro debolezza a coloro che

pretendono fondare le rivoluzioni sull'azione e sugli interessi d'una

classe sola. Ma noi siamo popolo; siam milioni; abbiamo forza. Tutto sta

nell'unirci e volere.

Uniamoci dunque. Cerchiamo insieme i mezzi di crearci una Patria.

Fondiamo l'Italia del Popolo. Acquistiamoci diritti d'_uomini_ e di

_cittadini_. Torneremo poi, con più dignità, con maggior utile e con

sicurezza di non essere dominati o traditi, all'abbraccio delle nazioni.

L'Umanità è un grande esercito che move alla conquista di terre

incognite, contro a nemici potenti e avveduti. I Popoli sono i diversi

corpi di quell'esercito. Ciascuno ha un posto che gli è fidato: ciascuno

ha una operazione particolare da eseguire; e la vittoria comune dipende

dalla esattezza colla quale le diverse operazioni saranno compite. Non

turbate l'ordine della battaglia. Non passate da un corpo in un altro.

Non abbandonate la bandiera che Dio vi dava per quella che v'è offerta

dal caso. Dovunque vi troviate, in seno a qualunque popolo le

circostanze vi caccino, combattete per la libertà di quel popolo, se il

momento lo esige. Ma combattete come Italiani, così che il sangue che

verserete frutti onore ed amore, non a voi solamente, ma alla vostra

Patria. E Italiano sia il pensiero continuo dell'anime vostre: Italiani

siano gli atti della vostra vita: Italiani i segni sotto i quali

v'ordinate a lavorare per l'Umanità. Avrete più caldo l'affetto de'

vostri fratelli, e più sincera, credetelo a noi, la stima degli

stranieri. La loro parola a voi, individui, può suonare in oggi fraterna

e amorevole come a qualunque ingrossa i loro ranghi e rende omaggio alla

loro Patria e alle opinioni ch'essi professano: ma siate certi che i più

tra loro imparano da voi a disistimare il vostro paese, a riguardarne la

causa come dipendente da quella del loro, a contemplarlo forse

nell'avvenire siccome un dipartimento, o una colonia della loro

Repubblica.

NECESSITÀ DELL'ORDINAMENTO SPECIALE

DEGLI OPERAI ITALIANI.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 89 / 125 题