6 gennajo, 1836.

V'ha un rimprovero troppo spesso diretto a coloro che, come noi si

arrestano volontieri sulle generalità politiche e insistono lungamente

sui principî; ed è la poca cura per gli interessi materiali: la tendenza

a sacrificare o trascurare il _reale_ per ciò che si è convenuto di

chiamare _teorie astratte_.

Ci vien detto: _Voi siete sognatori: a che montano per noi tutte le

vostre discussioni di principî, che non possono se non maturare

lentamente e che non potete rivolgere se non ad una piccola minoranza

d'intelletti? A noi bisognano fatti, e fatti soltanto, in questo

momento. Scendete dall'alta sfera nella quale non siamo disposti a

seguirvi, e venite sul terreno delle applicazioni; lasciate le

generalità; venite ai particolari. Parlate di ciò che si vede, che

colpisce i sensi; affrontate la questione degli interessi materiali:

pretendereste forse di far progredire le moltitudini con mere

astrazioni? Vi è là una gente che muore per mancanza di alimenti; uomini

che hanno fame e sete; uomini che non hanno di che coprirsi

nell'inverno. Tutte le vostre teorie di politica sociale, di Umanità, di

credenza unitaria e religiosa, non li rifocilleranno, non daranno loro

di che coprirsi. Palesate apertamente quei bisogni; insegnate al

proletario quali sieno i suoi diritti; svelate una ad una le colpe, le

ingiustizie, le turpitudini di coloro che li governano; condannate ogni

atto del Potere che nuoca ad un qualche interesse, che leda un solo

diritto. Lottate, lottate: gridate_ LIBERTÀ _nell'orecchio del Popolo.

La reazione è l'elemento del secolo. Dirigetela. Nel mezzo l'atmosfera

tempestosa che ne avvolge, nel mezzo alla procella politica che

c'incalza e preme da ogni lato, non v'illudete a credere che la vostra

parola di pace, la vostra debole voce d'uomini religiosi e compresi

d'amore, possa essere intesa. Lasciate stare l'avvenire e la sua fede:

il presente richiede ogni nostro pensiero. Consecratevi ad esso, e non

venite a tediarci col vostro misticismo e colle vostre credenze

spiritualiste_.

Quelli che così parlano sono convinti di annientare colle loro apostrofi

i _sognatori_.

E, nondimeno, quegli stessi uomini sono in preda allo sconforto;

tacciono o maledicono. Cento volte hanno creduto adempiere il compito

loro; e cento volte hanno dovuto rifarsi da capo. Tutto ciò ch'essi

dicono, è stato detto: tutto ciò che fanno, è stato fatto; ma sempre

inutilmente. Tutta la guerra d'analisi, tutta l'opposizione di

_dettaglio_ e d'applicazioni, che oggi ci viene consigliata, ha

raggiunto in Francia il suo più alto grado di possibile svolgimento. E a

qual punto si trova ora la Francia? È stata travolta di rovina in

rovina; dalla Rivoluzione all'Impero; dall'Impero alla monarchia dei

Borboni; da Carlo X a Luigi Filippo. Quale profitto seppe trarre da quei

cambiamenti? Quale differenza vedete voi fra la censura della prima

Restaurazione e le Leggi del settembre che riguardano la stampa?--Le

sanguinose piaghe del proletariato sono state snudate. Mille volte si

sono contate le vittime della profonda ineguaglianza sociale che è un

insulto alla Croce di Cristo. Si sa oggimai quanto sudore e quante

lagrime costi al povero il pane del ricco. Il povero stesso, l'operajo è

venuto a perorare la propria causa davanti al tribunale dell'Europa

atterrita, col suo Atto d'accusa in mano, compendiato in due parole,

terribili nella loro energia: _Morte o Lavoro_. Un popolo di operai ha

protestato contro l'attuale ripartizione del lavoro; contro l'avidità

delle classi privilegiate. Che n'è venuto? Che cosa è stato fatto? Quali

rimedî furono tentati? Quali grandi miglioramenti ottenuti?--Al grido di

_Morte o Lavoro_ del produttore, la classe speculatrice e improduttiva

ha risposto: _Morte_. Il cannone ha tuonato. Tutta quanta l'opposizione,

così intrepida, così instancabile nelle meschine guerricciuole

d'interessi e di diritti, ha assistito immobile, coll'arme al braccio,

alla carnificina. La Francia intera non ha proferito un solo grido che

rispondesse al grido d'angoscia degli operai Lionesi.--D'onde ciò?

Grazie agli scrittori di tutto un secolo--grazie ai martiri di più

secoli--la Libertà e l'Eguaglianza, come _principî_, sono ammesse oggi

nella serie degli assiomi sociali. L'Indipendenza è universalmente

riconosciuta come la più bella gemma della corona d'un Popolo. Il

diritto di non essere oppresso, stremato, torturato dalla tirannide dei

pochi o dall'invasione straniera è, nel cuore di tutti, un diritto

sacro, imprescrittibile. Progrediamo noi per questo?--In Italia, in

Polonia, in Germania, per tutto, gl'interessi materiali sono

evidentemente lesi e non pertanto la coscienza del proprio diritto è in

tutte le anime. Interrogate uno ad uno gli abitanti di quelle infelici

contrade: incontrerete per ogni dove l'odio verso il Russo e verso

l'Austriaco, e il desiderio manifesto d'emancipazione; la coscienza del

diritto che sancirebbe l'insurrezione; il convincimento dei vantaggi

reali che ne risulterebbero per le generazioni future. E nondimeno

soffrono in silenzio; si curvano al giogo; non si adoperano a

spezzarlo.--D'onde ciò?

Perchè, fra la tirannide e l'insurrezione, è forza passare a traverso

gendarmi, prigioni e patiboli. Perchè, per affrontare tutto ciò, non

basta la conoscenza del _fatto_; è d'uopo sentire che è _dovere_ il

distruggerlo. Perchè il mero _convincimento_ non basta a iniziare la

lotta: conviene che questa sorga come manifestazione d'una _fede_.

Vi furono uomini che predicarono la reazione a quei Popoli; che hanno

detto loro: _Voi avete interessi materiali; questi interessi sono

calpestati; spetta a voi il provvedere al rimedio. Voi avete diritti:

que' diritti sono violati: spetta a voi il rivendicarne il libero

esercizio_.--A tale intento si è cospirato. Ma la tirannide vegliava; ha

fatto scorrere sangue in mezzo alla cospirazione; rotolar qualche testa

ai piedi dei cospiratori. Si è quindi indietreggiato; una sola

probabilità di morte ha avuto maggior peso che non mille probabilità di

successo. S'è detto: _I nostri diritti sono una buona cosa, e ci sarebbe

caro il conseguirli: ma il primo di tutti è il diritto di vivere.

L'interesse della vita è superiore a tutti gli altri interessi materiali

possibili; li racchiude tutti; li vince tutti. Senza vita, non possono

esservi nè diritti, nè benessere, nè ricchezza, nè miglioramento

materiale. Perchè dovremmo arrischiare la vita per cosa incerta? Dove ne

sarebbe il compenso?_--Questo fu detto; e non volendo uscire dalla

cerchia del calcolo materiale, noi diciamo che ciò è logico. Due terzi

almeno delle rivoluzioni dei Popoli riescono a vantaggio della

generazione che deve succedere a quella che le compie. Quest'ultima è

quasi sempre condannata a segnare alla seguente coi suoi cadaveri la via

del progresso. Essa stessa non può goderne.--Ora, per quale teoria

d'interessi materiali, per quale dimostrazione di diritti individuali,

potremmo noi dedurre una legge di sacrificio, una legge di martirio, se

il martirio è la meta che ci attende?--Analizzate confrontate frase per

frase tutte le dottrine degli utilitarî; non riuscirete mai a fare

armonizzare con esse il sacrificio che uccide. Per qualunque Popolo, che

non abbia altro stimolo che quello degl'interessi materiali, il martirio

è atto di follia; Cristo non ha più alcun significato nella vita

dell'intelletto.

In quanto a noi, affermiamo non esservi stata una sola grande

Rivoluzione che non abbia avuto ben altra sorgente da quella

degl'interessi materiali; sappiamo di sommosse, di insurrezioni

popolari, ma non d'alcuna fra queste che sia stata coronata dal

successo, non d'una che si sia mutata in Rivoluzione.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 86 / 125 题