_Il Popolo! Il Popolo!_--Torniamo al nostro grido. È il grido del
secolo: il grido dei milioni, che fremono moto: il grido d'un'epoca che
s'inoltra veloce. Salutate la bandiera del popolo, però ch'egli è
l'eletto di Dio a compiere la sua legge: legge d'amore, d'associazione,
d'eguaglianza, d'emancipazione universale. Spianate il sentiero al
popolo, però che, dove voi nol facciate, egli lo farà, e
volontariamente. Annunciate a tutti la sua manifestazione, i suoi
bisogni, e i suoi diritti, perchè, dove un tale elemento s'è rivelato,
fu tolta all'individuo, qualunque pur siasi, la potenza di fare
contr'esso o senz'esso.
O Italiani, giovani miei fratelli! Se volete imprendere imprese
generose, se avete in anima tentare il risorgimento davvero:
_associatevi le moltitudini_. Non v'illudete. Siete pochi, e morrete. È
bello il morire per la propria contrada, ma la vostra contrada vi grida:
morite lasciandomi libera, perch'io possa onorare almeno i vostri
cadaveri. Non v'illudete: santificatevi nell'entusiasmo e nella fede
d'una missione, ma badate a non isolarvi nell'entusiasmo: badate a non
pensare che tutto è fatto, quando i giovani, che si sono ispirati alle
sciagure della patria, si sono stretti la mano, dicendo l'uno all'altro:
_a domani il banchetto di Leonida_.--Siete pochi all'impresa: tanti da
ergere un mucchio di spenti su cui si levi visibile all'Europa la vostra
bandiera dell'Italia _ringiovanita_; ma chi la sosterrà quella bandiera,
perchè sventoli per sempre sui vostri sepolcri?--Associatevi le
moltitudini. Non temete il loro silenzio: quel riposo apparente cova un
vulcano, che divorerà colla sua lava il barbaro e i fautori del barbaro.
Ma stringetele colla famigliarità: destate in esse la fiducia: amatele,
e mostratelo. Il tempo stringe--ed io guardo, e non veggo, che voi
operiate abbastanza a meritarvi l'aiuto delle moltitudini nell'ora della
lotta.--Perchè giacete? Io v'ho detta tanta parola di lode e di
conforto, che posso mormorarvi un rimprovero, senza che voi m'incolpiate
di poco amore. Perchè scrivete inezie e canzoni d'amore invece di
rivolgere la letteratura al popolo, all'utile suo? Perchè non promovete
con sacrificî d'ogni genere l'istruzione elementare, la diffusione
dell'insegnamento popolare? Perchè non vi fate voi nelle vostre campagne
maestri di lettura ad alcuni degli uomini di montagna? Perchè non
rappresentate al popolo i suoi fatti antichi nei quadri, nei
libercoletti, negli almanacchi, in tutti i modi che possono illudere la
tirannide? Perchè non viaggiate a portare di paese in paese e di
villaggio in villaggio _la croce di foco_?--V'arde il furore di patria
che vi ha consecrati a una idea? I vostri passi siano tra le
moltitudini. Salite i monti: assidetevi alla mensa del coltivatore:
visitate l'officine, e quegli artigiani che voi non curate. Parlate ad
essi delle loro franchigie, delle loro antiche memorie, della gloria,
del commercio passato: narrate le mille oppressioni ch'essi ignorano,
perchè nessuno s'assume di rivelarle. Quei volti che la fame e
l'avvilimento hanno sformati, lampeggeranno d'un lampo italiano: quelle
mani negre, abbronzite, incallite all'aratro e alla vanga, tremeranno
forse brancolando quasi in cerca d'un fucile, d'un'arme--allora dite, o
Italiani, avete voi armi?--Per voi, e per essi?--
MOLTITUDINI, ED ARMI--Eccovi il segreto delle rivoluzioni future.--1832.