VIII.

_Il Popolo! Il Popolo!_--Torniamo al nostro grido. È il grido del

secolo: il grido dei milioni, che fremono moto: il grido d'un'epoca che

s'inoltra veloce. Salutate la bandiera del popolo, però ch'egli è

l'eletto di Dio a compiere la sua legge: legge d'amore, d'associazione,

d'eguaglianza, d'emancipazione universale. Spianate il sentiero al

popolo, però che, dove voi nol facciate, egli lo farà, e

volontariamente. Annunciate a tutti la sua manifestazione, i suoi

bisogni, e i suoi diritti, perchè, dove un tale elemento s'è rivelato,

fu tolta all'individuo, qualunque pur siasi, la potenza di fare

contr'esso o senz'esso.

O Italiani, giovani miei fratelli! Se volete imprendere imprese

generose, se avete in anima tentare il risorgimento davvero:

_associatevi le moltitudini_. Non v'illudete. Siete pochi, e morrete. È

bello il morire per la propria contrada, ma la vostra contrada vi grida:

morite lasciandomi libera, perch'io possa onorare almeno i vostri

cadaveri. Non v'illudete: santificatevi nell'entusiasmo e nella fede

d'una missione, ma badate a non isolarvi nell'entusiasmo: badate a non

pensare che tutto è fatto, quando i giovani, che si sono ispirati alle

sciagure della patria, si sono stretti la mano, dicendo l'uno all'altro:

_a domani il banchetto di Leonida_.--Siete pochi all'impresa: tanti da

ergere un mucchio di spenti su cui si levi visibile all'Europa la vostra

bandiera dell'Italia _ringiovanita_; ma chi la sosterrà quella bandiera,

perchè sventoli per sempre sui vostri sepolcri?--Associatevi le

moltitudini. Non temete il loro silenzio: quel riposo apparente cova un

vulcano, che divorerà colla sua lava il barbaro e i fautori del barbaro.

Ma stringetele colla famigliarità: destate in esse la fiducia: amatele,

e mostratelo. Il tempo stringe--ed io guardo, e non veggo, che voi

operiate abbastanza a meritarvi l'aiuto delle moltitudini nell'ora della

lotta.--Perchè giacete? Io v'ho detta tanta parola di lode e di

conforto, che posso mormorarvi un rimprovero, senza che voi m'incolpiate

di poco amore. Perchè scrivete inezie e canzoni d'amore invece di

rivolgere la letteratura al popolo, all'utile suo? Perchè non promovete

con sacrificî d'ogni genere l'istruzione elementare, la diffusione

dell'insegnamento popolare? Perchè non vi fate voi nelle vostre campagne

maestri di lettura ad alcuni degli uomini di montagna? Perchè non

rappresentate al popolo i suoi fatti antichi nei quadri, nei

libercoletti, negli almanacchi, in tutti i modi che possono illudere la

tirannide? Perchè non viaggiate a portare di paese in paese e di

villaggio in villaggio _la croce di foco_?--V'arde il furore di patria

che vi ha consecrati a una idea? I vostri passi siano tra le

moltitudini. Salite i monti: assidetevi alla mensa del coltivatore:

visitate l'officine, e quegli artigiani che voi non curate. Parlate ad

essi delle loro franchigie, delle loro antiche memorie, della gloria,

del commercio passato: narrate le mille oppressioni ch'essi ignorano,

perchè nessuno s'assume di rivelarle. Quei volti che la fame e

l'avvilimento hanno sformati, lampeggeranno d'un lampo italiano: quelle

mani negre, abbronzite, incallite all'aratro e alla vanga, tremeranno

forse brancolando quasi in cerca d'un fucile, d'un'arme--allora dite, o

Italiani, avete voi armi?--Per voi, e per essi?--

MOLTITUDINI, ED ARMI--Eccovi il segreto delle rivoluzioni future.--1832.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 68 / 125 题