ORA E SEMPRE.

Così giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abominio degli

uomini e l'infamia dello spergiuro, s'io tradissi in tutto o in parte il

mio giuramento.

* * * * *

Io giurai, primo, quello Statuto. Molti lo giurarono con me allora e

poi, i quali sono oggi cortigiani, faccendieri di consorterie

_moderate_, servi tremanti della politica di Bonaparte e calunniatori e

persecutori dei loro antichi fratelli. Io li disprezzo. Essi possono

aborrirmi, come chi ricorda loro la fede giurata e tradita; ma non

possono citare un sol _fatto_ a provare ch'io abbia mai falsato quel

giuramento. Oggi come allora io credo nella santità e nell'avvenire di

quei principî: vissi, vivo e morrò repubblicano, testimoniando sino

all'ultimo per la mia fede. S'essi mai volessero dirmi, quasi a

discolpa, ch'io pure mi adoprai negli ultimi due anni e tuttavia

m'adopro per l'Unità sotto una bandiera monarchica, io additerei loro le

linee dello Statuto che dicono: _l'Associazione non sostituisce la sua

bandiera a quella della Nazione futura: la Nazione libera. . . . . .

darà giudizio. . . . . venerato_.--Il popolo d'Italia è oggi travolto da

una illusione, che lo trascina a sostituire l'Unità materiale all'Unità

morale e alla propria rigenerazione: non io. Io piego la testa, dolente,

alla Sovranità nazionale, ma la monarchia non m'avrà impiegato nè servo;

e se la mia fede poggiasse sul Vero, dirà il futuro.

Lo Statuto risponde a ogni modo alle cento accuse che furono avventate

più tardi contro noi da libelli di spie come il De la Hodde, o di

frenetici come D'Arlincourt, e citate spesso con amore da scrittori di

parte _moderata_ che le sapevano false. Sopprimendo la condanna di

morte, minacciata da tutte le Società segrete anteriori, ai traditori

dei loro fratelli; sostituendo fin d'allora alla erronea straniera

dottrina dei _diritti_ la teorica del Dovere come fondamento dell'opere

nostre; prefiggendo ai buoni un programma definito, norma suprema sulla

quale ogni affratellato potea giudicare delle istruzioni trasmesse;

negando risolutamente la _necessità_ dell'iniziativa straniera;

dichiarando che l'Associazione, serbando segreto il lavoro tendente

all'insurrezione, svilupperebbe colla stampa i proprî principî e le

proprie idee, io separava interamente la nuova fratellanza dalle vecchie

Società segrete, dal dispotismo di capi invisibili, dalla indegna cieca

obbedienza, dal vuoto simbolismo, dalla molteplice gerarchia e da ogni

spirito di vendetta. La Giovine Italia chiudeva il periodo delle _sette_

e iniziava quello dell'_Associazione educatrice_.

Più dopo, consunto il primo periodo della nostra attività, sorsero nelle

Calabrie e in qualch'altro punto organizzazioni indipendenti dal Centro

che, assumendo il nome fatto popolare della _Giovine Italia_, coniarono,

a seconda delle abitudini del paese o delle inspirazioni personali dei

fondatori, Statuti in parte diversi dal nostro. Ma o le circostanze

vietarono ogni contatto fra noi, o insistemmo perchè accettassero le

nostre norme fondamentali. Quei che ci apponessero deviazioni siffatte

farebbero come quei che apponessero al principio repubblicano il terrore

del 1793, o al monarchico gli assassinii del 1815 nel mezzogiorno di

Francia. Ogni Partito, ogni moto nazionale ha sobbollimenti, pei quali,

presso gli onesti ragionatori, il Partito e il moto non sono

mallevadori.

Mi posi a capo della impresa perchè il concetto era mio ed era naturale

ch'io lo svolgessi, e perch'io sentiva in me potenza d'attività

infaticabile e pertinacia di volontà capaci di svolgerlo; e l'unità

della direzione mi pareva essenziale. Ma il programma era pubblico e

destinato ad essere l'anima dell'Associazione. Io non poteva deviarne

menomamente senza che gli affratellati sorgessero a rinfacciarmelo. Poi,

io ero circondato d'uomini i quali m'erano amici, e usavano liberamente

dei diritti dell'amicizia, e accessibile a tutti e in tutte le ore. Era

in sostanza un lavoro collettivo fraterno nel quale chi dirigeva

s'assumeva più ch'altro il privilegio d'incorrere il biasimo, le

opposizioni e la persecuzione per tutti.

Fermo nell'idea d'iniziare la doppia nostra missione segreta e pubblica,

insurrezionale ed educatrice, mentr'io dava opera assidua, come dirò

poi, all'impianto dei Comitati dell'Associazione in Italia, m'affrettai

a stampare il manifesto della GIOVINE ITALIA, _raccolta di scritti

intorno alla condizione politica, morale e letteraria dell'Italia,

tendente alla sua rigenerazione_. Noi non avevamo mezzi pecuniarî. Io

andava economizzando quanto più poteva sul trimestre che mi veniva dalla

famiglia: i miei amici erano tutti esuli e dissestati in finanza. Ma ci

avventurammo, fidando nell'avvenire e nelle sottoscrizioni volontarie

che dovevano venirci se i nostri principî tornavano accetti. Il

Manifesto escì sul finire, a quanto ricordo, del 1831. Gli tenne dietro

di poco, nel 1832, il primo fascicolo.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 17 / 125 题