Parigi, 13/8/90 — 7.30 s.
Oggi vidi Ribot con cui ripresi la conversazione iniziata con
Freycinet circa la necessità pei due paesi di far cessare le cause
d'irritazione tuttora esistenti, che ebbero per origine
l'occupazione della Tunisia per parte della Francia. Notai che
questa, anzichè tentare di calmare, sembra volere aumentarle col
mantenere ingiustamente i dazi differenziali e coll'opporre ostacoli
allo sviluppo di alcune essenziali industrie nostre, come la
navigazione e la pesca. Fra l'altro, feci osservare al signor Ribot
che la occultazione della Tunisia aveva singolarmente scemata la
nostra posizione nel Mediterraneo, minacciando renderla pericolosa,
ove la Francia tentasse di farne una stazione navale militare
importante, e che aveva tolto all'Italia un estuario necessario ad
una parte delle sue popolazioni.
Ribot rispose che al pari di me deplorava tale situazione e
desiderava migliorarla, ma che aspettava proposte esplicite
dall'Italia.
A ciò replicai non avere missione alcuna di fare proposte, ma che
avevo presa iniziativa di portare la sua attenzione sul presente
stato di cose, e che il male essendo venuto dalla Francia, spettava
ad essa di proporre il rimedio.
Ribot disse che sarebbe disposto a provocare vantaggi speciali per
noi in Tunisia, ma che, a sua volta, ci domanderebbe di rinunciare
alle Capitolazioni, e poi accennò alla triplice alleanza.
A tali suggerimenti risposi che le Capitolazioni erano armi nelle
nostre mani per far rispettare i pochi diritti che abbiamo
conservati in Tunisia e che, in quanto alla triplice alleanza,
questa doveva mantenersi fin che non avessimo ottenuto soddisfazione
per i nostri interessi e per la nostra dignità e fin che non fosse
più necessaria per assicurare la pace.
Mi astenni dal fare a Ribot alcuna proposta perchè non ne avevo
missione, ma lasciai a lui di escogitarne una che si potesse
sottomettere a V. E. e con ciò lo lasciai prendendo commiato nei
migliori termini.