[Illustrazione: Autografo riprodotto fotograficamente: lettera di
Bismarck a Crispi.]
Durante il suo governo, l'on. Crispi non trascurò la difesa di alcun
interesse italiano all'estero: rappresentanze diplomatiche e consolari,
scuole, missioni, agenzie commerciali, stazioni navali, — ogni organo
d'influenza, insomma, fu da lui attentamente curato o istituito. E le
colonie nostre, anche le più remote, si sentirono vicine alla
madre-patria, e sotto la vigile sua scorta custodirono con orgoglio i
vincoli nazionali.
Ma furono gl'interessi dell'Italia nel Mediterraneo quelli che ebbero le
maggiori diligenze di Crispi, una predilezione fiera, gelosa,
appassionata. Certo, egli non pensò che gli avvenimenti potessero
retrocedere: dall'Egitto eravamo esclusi definitivamente, e la Tunisia
era perduta in gran parte. Vide, tuttavia, che una politica accorta e
ferma avrebbe potuto impedire che la situazione dell'Italia nel suo mare
peggiorasse, e forse trovare qualche compenso ai danni subiti.
La Francia, imponendo il suo protettorato al Bey di Tunisi, si era
impegnata a rispettare le Capitolazioni e i diritti acquisiti dagli
altri Stati, e a non fare in Tunisia fortificazioni che potessero
costituire una base militare. Era naturale che col tempo quegli impegni
divenissero una servitù gravosa, e che, modificandosi a poco a poco lo
stato d'animo col quale i francesi si erano avventurati nell'impresa
tunisina, essi cercassero di rendere assoluto e definitivo il loro
dominio. Due Stati avevano interesse a contrastare questo proponimento,
l'Inghilterra e l'Italia.
La politica italiana tenne sempre in gran pregio l'amicizia britannica
perchè essa rappresentava per l'Italia una garenzia dello _statu-quo_
nel Mediterraneo. Ma in verità, gli sforzi da noi fatti per conservarla
e per renderla intima, sono spesso stati inani per la divergenza
degl'interessi anglo-italiani. In teoria, l'Inghilterra doveva preferire
che l'Italia, pacifica e sincera sua amica, avesse il predominio o
almeno una forte posizione nel Mediterraneo; in pratica, l'Inghilterra
avendo interessi molteplici nel vasto mondo e dovendo qua e là fare i
conti con la potenza francese, ha dovuto transigere talvolta e dare alla
Francia i compensi che questa esigeva, nel Mediterraneo appunto.
Nella questione di Tunisi abbiamo veduto[35] come l'Inghilterra si fosse
compromessa nel 1878, e si spiega perfettamente la successiva sua
politica ambigua, tra la Francia che in Tunisia aveva ragione di non
attendersi contrarietà inglesi e l'Italia che supponeva una solidarietà
d'interessi inesistente.
[35] Cfr. Capitolo Secondo.
Data questa situazione, le difficoltà dinanzi alle quali si trovò Crispi
erano insormontabili. Ma il conoscere com'egli cercasse di superarle, e
come riuscisse a paralizzare l'azione del governo francese, ha senza
dubbio una grande importanza.
In giugno 1890 Crispi ha notizia da Parigi che sono in corso
conversazioni tra lord Salisbury e l'ambasciatore francese a Londra,
Waddington, nelle quali si tratta di concessioni da parte inglese a
Tunisi, in corrispettivo dell'acquiescenza della Francia al protettorato
dell'Inghilterra sullo Stato libero dello Zanzibar. E dà facoltà al
conte Tornielli, ambasciatore italiano,[36] di dichiarare al ministro
Salisbury, essere opinione del governo del Re che i lavori iniziati
dalla Francia a Biserta minacciavano un turbamento dell'equilibrio delle
forze nel Mediterraneo, e che il gabinetto della Regina farebbe delle
osservazioni a Parigi per impedire il progresso di quei lavori;
contemporaneamente telegrafa a Berlino che il governo del Re in varie
occasioni crede di essersi accorto di una tendenza del Governo
britannico a fare alla Francia delle concessioni a Tunisi, a scapito
d'interessi italiani sui quali l'Italia non avrebbe potuto transigere.
[36] Il conte Tornielli era stato nominato ambasciatore presso la
Regina d'Inghilterra dopo la morte del conte di Robilant, avvenuta a
Londra il 17 ottobre 1888. L'on. Crispi aveva richiamato in servizio
il Robilant, pochi mesi innanzi, nell'aprile, dopo un anno dacchè
quell'eminente diplomatico aveva abbandonato il Governo nelle
circostanze ben note.
Lord Salisbury, il 25 giugno, dichiara al Tornielli di avere
interpellato sui lavori di Biserta l'ambasciatore francese, e che questi
gli aveva risposto non avere quei lavori carattere militare; e
all'ambasciatore germanico, conte Hatzfeldt, dice che di Tunisi non si
era fatta parola tra Londra e Parigi. Quanto allo Zanzibar, il Salisbury
enuncia la massima da lui adottata “che uno Stato non cessa di essere
indipendente se, usando di tale indipendenza, si metta spontaneamente
sotto il protettorato di un altro„, e avverte di aver fatto sapere al
governo francese che se questo non fosse il suo modo di vedere, egli
avrebbe preso in esame le obiezioni che gli fossero presentate.
Pareva, dunque, che trattative non fossero in corso, sebbene restasse
nella situazione che la Francia potesse avanzare pretese di compensi in
Tunisia.
Il 7 luglio l'on. Crispi telegrafa al conte Tornielli:
_(Confidenzialissimo. Personale)._ — Casualmente sono venuto a
conoscere da un amico intimo di Freycinet e di Ribot che la Francia
negozia con l'Inghilterra un trattato di commercio per la Tunisia.
Le pratiche sarebbero state iniziate in vista della condizione
speciale in cui si trova l'Inghilterra di aver colà un trattato, la
cui durata è indeterminata. La persona medesima mi ha dato ad
intendere che la Francia vorrebbe fare altrettanto con noi, e che
sarebbe pronta a concederci le stesse condizioni che farebbe alla
Gran Brettagna.
Che la Francia prepari qualche cosa in Tunisia è oramai certo. Se
indugia si è perchè non vuole scontentare nè l'Inghilterra, nè noi.
Ciò essendo, ho risposto all'amico ufficioso col massimo riserbo e
senza menomamente impegnarmi, che la questione nella Tunisia non si
può toccare in Italia senza incorrere l'avversione pubblica; che
l'argomento offrirebbe materia a lunghi studii; e che se conoscessi
le basi dell'accordo sarei dispostissimo a prenderle nel dovuto
esame. Gioverebbe intanto che io conoscessi le intenzioni di lord
Salisbury, poichè nulla vorrei fare che non sia in perfetto accordo
con lui. La prego perciò di volere con la più grande prudenza
scandagliare quanto vi sia di vero nelle cose dettemi.
Una comunicazione analoga vien fatta a Berlino. Tornielli e Hatzfeldt
conferiscono con Salisbury il quale non nega queste trattative, ma
dichiara esplicitamente che, “in ogni caso, l'Inghilterra farebbe
qualche concessione alla Francia in Tunisia soltanto sul terreno
commerciale, non mai di carattere politico, come sarebbe la rinuncia
alle Capitolazioni„.
Il 14 luglio l'on. Crispi riceve dal Console d'Italia a Tunisi,
Machiavelli, un allarme:
Sono informato da buona fonte che, per accordo seguìto mercoledì, 9
corrente, tra Bey regnante e suoi due successori immediati, da un
lato, e Residenza francese dall'altro, famiglia beylicale cesserebbe
di regnare alla morte del primo, garantendo Francia lista civile dei
Principi, fissata indefinitivamente a due milioni lire, per quello
cui spetterebbe trono. Console inglese fa eguale comunicazione al
_Foreign Office_.
Questa notizia fece sull'on. Crispi una profonda impressione. Chiamò a
Roma per dare loro istruzioni verbali gl'Incaricati d'Affari a Londra e
a Parigi, Catalani e Ressman, e mise sottosopra le Cancellerie delle
Grandi Potenze. Valgano i documenti a far comprendere con quale fervore
e con quali intenti Crispi trattasse la questione:
Roma, 15 luglio 1890.
_Regia Ambasciata italiana_,
Berlino.
Il 9 corrente fu firmata a Tunisi una convenzione con la quale fu
pattuita la cessazione della sovranità beylicale a favore della
Francia alla morte del Principe attualmente regnante. La Francia in
compenso darà al Principe successore una rendita annuale di due
milioni di franchi. Questo atto completa il trattato del Bardo ed
assicura alla vicina Repubblica l'impero di un vastissimo
territorio, dalle frontiere del Marocco a quelle della Tripolitania.
I pregiudizî, che da ciò verranno all'Italia, sono incalcolabili.
L'errore commesso al 1881 dal Gabinetto di Berlino nel permettere
l'occupazione della Tunisia, produrrà i suoi effetti. Se la Germania
lascerà eseguire il suddetto trattato del 9 luglio, a noi non
solamente sarà tolta nel Mediterraneo la libertà alla quale abbiamo
diritto, ma il nostro territorio sarà sotto una continua minaccia.
Se le Potenze amiche non vorranno o non sapranno opporsi a cotesto
nuovo atto di spoliazione, dovranno per lo meno cooperarsi perchè
l'Italia ottenga sicure garenzie contro pericoli inevitabili alla
difesa del suo territorio.
Voglia parlarne subito col conte Caprivi e chiedere da S. E. una
pronta risposta per nostra norma.
Roma, 16 luglio 1890.
_Regia Ambasciata Italiana_,
Berlino.
Fo seguire altre considerazioni al mio telegramma di stanotte con
incarico di subito comunicarle al Cancelliere dell'Impero.
L'atto del 9 corrente, mercè il quale la Francia succede nella
sovranità della Tunisia, ove non fosse impedito metterebbe l'Italia
nella posizione d'invocare l'appoggio della Germania.
La Tunisia venendo sotto la piena sovranità della Francia, in caso
di guerra assumerebbe contro di noi una grande importanza militare.
Biserta, al cui porto da qualche tempo si lavora, diverrebbe una
formidabile piazza di guerra. Essa è a tre ore distante dalla
Sicilia, contro la quale sarebbe una continua minaccia. L'Italia
allora sarebbe costretta a tenere un forte esercito in Sicilia e non
potrebbe, senza pericolo, allontanare da quelle acque la sua flotta.
Per evitare mali maggiori noi ci crediamo in dovere di prevenire il
governo alleato, il quale non mancherà di associarsi a noi nelle
pratiche necessarie a Londra e quando ne verrà il momento, anche a
Parigi.
S'Ella non ha i documenti necessari, li chieda al conte di Launay.
Roma, 18 luglio 1890.
Ritorno sulla questione tunisina.
L'occupazione francese di Tunisi al 1881 produsse la caduta del
Ministero. Il paese se ne addolorò, ma allora l'Italia era isolata.
Oggi esiste la triplice alleanza, ed il mutamento della sovranità in
Tunisi produrrebbe in Italia due conseguenze: il ritiro del
Ministero attuale, e la persuasione nel popolo nostro, che a nulla
giovi la triplice alleanza.
Questa seconda conseguenza sarebbe fatale, e bisogna che il
gabinetto di Berlino ci pensi.
Io son convinto che se la Germania farà comprendere a Parigi che
l'esecuzione del trattato del 9 corrente potrebbe produrre la
guerra, il governo della Repubblica cederà ad un accomodamento con
l'Italia.
Comunichi queste mie considerazioni al Cancelliere dell'Impero.
Tunisi, 16 luglio.
_Signor Ministro_, In conferma ed aggiunta del telegramma in cifra
da me diretto ieri l'altro all'E. V. ho l'onore di riferirle che la
notizia in esso contenuta mi venne data in forma confidenziale dal
Console inglese che l'aveva, così mi disse, ricevuta da un
personaggio della Corte tunisina, famigliare del Bey.
Trovatisi riuniti presso S. A. mercoledì 9 corrente i principi Taib
e Hussein, il signor Regnauld, ff. di Residente, il procuratore
della Repubblica, signor Fabry, ed il comandante Catroux per le
funzioni di interprete, si sarebbe convenuto che la famiglia
beylicale cesserebbe di regnare dopo la morte del Bey attuale, e che
la Francia garentirebbe la lista civile dei principi, fissandola a
perpetuità a due milioni di franchi per quello di essi a cui,
nell'ordine di successione, sarebbe spettato il trono senza la
rinunzia fatta da Alì-Bey e dai due più prossimi eredi in nome della
dinastia.
Il Console inglese ha soggiunto che la qualità del personaggio, il
modo in cui fece le sue confidenze e qualche parola sfuggita ad un
funzionario della Residenza, davano alla notizia tale un colore di
verità che ei credevasi in obbligo di comunicarla sollecitamente al
_Foreign Office_, anche in vista delle trattative pendenti sulle
cose d'Africa, alle quali la questione tunisina non è forse
estranea.
Dal modo con cui mi ha parlato il signor Drummond mi è nato qualche
sospetto che la notizia venga dal Bey stesso o da altro principe
tunisino, sapendo che se non hanno il coraggio di resistere
apertamente, vedrebbero però con giubilo le Potenze europee
intervenire per mettere argine all'azione sempre più invadente della
Francia in Tunisia.
È stato notato che al colloquio tra il Bey e il signor Massicault,
subito dopo il ritorno di quest'ultimo, non è intervenuto il solito
interprete generale Valensi, sebbene persona devota alla Residenza
sino alla servilità, ma ha fatto da traduttore lo stesso figlio
secondogenito di Sua Altezza, e se ne arguisce che siansi trattati
argomenti molto importanti e delicati.