LAUNAY.

La politica dell'on. Crispi di fronte alla Francia, era combattuta in

Italia dai partiti estremi, e il turpiloquio dei giornali francesi

contro il patriotta italiano era, purtroppo, imitato da qualche giornale

nostro. È noto quale influenza eserciti certa stampa sugli animi deboli

e impulsivi; un tal Caporali, il 13 settembre aggredì e ferì non

leggermente l'on. Crispi.

La propaganda francofila produsse un altro effetto deplorevole; taluni

italiani ebbero la cattiva idea di organizzare un cosiddetto

pellegrinaggio di operai italiani, i quali si recarono in Francia a

protestare contro il Governo del loro paese. Intorno a cotesto viaggio,

l'Incaricato di Affari a Parigi, signor Ressman, scriveva privatamente a

Crispi in data 14 settembre:

Checchè se ne dica, la verità _vera_ sullo scandaloso pellegrinaggio

dei nostri operai repubblicani in Francia si è ch'essi non ebbero

luogo di troppo entusiasmarsi per l'accoglienza qui ricevuta.

Potevamo temere dimostrazioni ben altrimenti chiassose: la massa

della popolazione parigina invece rimase assolutamente indifferente

ed inerte, ignorando quasi la presenza d'italiani. Testimoni oculari

mi affermarono che fu freddo anche il ricevimento all'Hôtel de

Ville. Quattro bislacchi discorsi e le amplificazioni solite

d'alcuni giornalacci rimpiazzarono ciò che i promotori forse

speravano da uno spontaneo movimento popolare. I più savi dei

francesi non s'illusero sull'efficacia pratica della dimostrazione,

ed in molti, sopra ogni calcolo politico, doveva vincerla il

disprezzo per così sfrontati promettitori di alto tradimento. Tale

disprezzo invase irresistibile perfino l'animo di un corrispondente

del _Secolo_, il noto Paronelli, astigiano, prima corrispondente a

Berlino, il quale venne da me a dare sfogo al suo sdegno ed a

dichiararmi che in presenza di tanta malafede egli voleva

pubblicamente romperla con Sonzogno, la questione ponendosi oramai

sul terreno della fedeltà alla bandiera nazionale....

Alfieri, Visconti-Venosta, Imbriani, Nicotera sono, tra i tanti

nostri uomini politici qui venuti, quelli che attirarono

l'attenzione, e se non parlassi che del primo e del terzo direi

quelli che più si studiarono d'attirarla. Visconti-V. si tenne

quanto più potè e col massimo tatto nell'ombra. Nicotera, spaventato

della non provocata _réclame_ di capo d'opposizione colla quale il

_Figaro_ salutò il suo arrivo, si affrettò a scolparsi

dell'importuno complimento con un telegramma alla _Tribuna_ che

venne a leggermi ieri protestando (affinchè glielo ripetessi) che

malgrado la sua situazione parlamentare egli _si batterebbe per

Crispi_, se lo si volesse sospettare d'essere venuto a combattere su

questo terreno la sua politica estera, mentre in fatto non era

venuto per altro che per contemplare la Torre Eiffel. Gli dissi che

non avrei osato dubitare dell'identità del suo col mio proprio

sentimento verso uomini capaci di venir nelle presenti condizioni a

cercar dai francesi un puntello a' loro scopi politici in Italia.

_P.S._ Il sig. Jules Ferry manda a chiedermi l'indirizzo del barone

Nicotera. Non fo commenti.»

Il 4 ottobre l'on. Crispi compì settant'anni e il principe di Bismarck

colse l'occasione di quell'anniversario per rinnovare al suo amico e

collega l'espressione dei suoi sentimenti:

Aujourd'hui, cher ami et collègue, vous célébrez l'anniversaire que

j'ai fêté il y a cinq ans et qui me donne l'occasion de joindre les

vœux chaleureux que je forme pour votre bonheur et votre avenir

politique à ceux que vos compatriotes vous adresseront au jour de

votre fête. J'éspère que votre santé sera promptement rétablie et

vous permettra de continuer pendant de longues années votre précieux

concours à la tâche pacifique que nous unit dans l'intérêt de nos

deux nations.

Politica estera: memorie e documenti · 第 167 / 215 题