TUO CHECCO.

Berlino, 24 luglio 1889.

_Carissimo amico_,

Son reduce stamane da Varzin, ove ebbi una magnifica accoglienza dal

Principe e dalla Principessa, dal conte e contessa Rantzau e da

Erbert, che mi precedette. Tutti mi parlarono di te con affetto ed

entusiasmo e mi incaricarono delle cose più cordiali.

Riassumo i discorsi che ebbi col Principe.

Non crede assolutamente alla possibilità di un attacco contro

l'Italia, quale sarebbe indicato dalle tue informazioni ch'io ho

riferito. Dice che tale fatto ecciterebbe l'indignazione del mondo

civile. La responsabilità di avere provocata la guerra in Europa,

con un fatto da briganti (testuale), costerebbe immensamente cara

alla Francia. Sarebbe il caso del _finis Galliæ_ (testuale), e ci

vorrebbe ben altro che i cinque miliardi del 1871. Aggiunge che dal

punto di vista puramente utilitario e materiale sarebbe quasi da

desiderarsi questa pazza aggressione. Nelle alte sfere militari in

Germania si preferirebbe la guerra subito, od alla prossima

primavera, piuttosto che fra due anni, epoca nella quale la Francia

avrà al completo i suoi quadri, gli armamenti e le fortificazioni.

Ad ogni modo il Principe dice che la Germania sta cogli occhi

allerti e colle polveri asciutte. Di fronte a qualunque pericolo,

minaccia od improvvisa aggressione, essa da lungo tempo è preparata.

In dieci giorni possono invadere il territorio francese 1.200.000

uomini. Gli approvvigionamenti da guerra e da bocca, necessari per

un mese a questa immensa armata, sono già preparati nelle città e

fortezze lungo il Reno, nella Lorena ed in Alsazia. Tutto ciò dopo

essersi premuniti in modo da non temere qualunque attacco dal lato

della Russia; colla quale spera ancora il Principe che non si venga

ad una rottura, od almeno che possa entrare nella lotta solamente

dopo una prima sconfitta della Francia. In questo caso, essendo

tutto preparato perchè la prima grande battaglia sia assolutamente

decisiva, resterebbe di molto diminuito il peso che la Russia

getterebbe sulla bilancia.

Riguardo alle qualità dell'armata francese, qui credono che manchi

di compattezza e di disciplina. Senza di ciò il grande numero non

basta, anzi in date circostanze potrebbe nuocere. Non si dubita però

che, almeno sul principio, l'armata francese sarà meglio condotta

che nel 1870-1871. Si ha molta stima del Capo di Stato Maggiore

generale Miribel. I tedeschi si ritengono superiori

nell'artiglieria, massime come mezzi di assedio. Sanno che il fucile

francese Lebel è ottimo, ma per la prossima primavera tutta l'armata

tedesca di prima linea avrà un nuovo fucile, che è il

perfezionamento di quanto si è fatto finora. A questo si lavora

febbrilmente, ma senza rumore, negli arsenali, fabbricandone 4000 al

giorno.

Il Principe ha fiducia non solo sulla benevolenza dell'Inghilterra,

ma sul suo concorso, qualora la Francia rompesse prima in guerra. È

lieto di vedere come tu coltivi abilmente l'amicizia inglese, senza

badare se sia al potere Salisbury, piuttosto che Gladstone. Nel caso

probabile di avere il concorso attivo dell'Inghilterra, l'azione

delle tre flotte combinate paralizzerebbe completamente quella della

flotta francese, obbligandola a rifugiarsi nei suoi arsenali, od

accettare di combattere con forze sproporzionate. Ciò, dice il

Principe, faciliterebbe assai le operazioni contro la Francia degli

eserciti di terra. Le tre flotte sarebbero: l'inglese, la tedesca e

l'italiana. Io gli osservai perchè non metteva nel numero anche

l'austriaca. Mi rispose di questa ritenere buono il personale, ma

cattivo il materiale. In complesso ho rimarcato nel Principe una

certa freddezza verso l'Austria. Parlando della prossima visita

dell'imperatore Francesco Giuseppe a Berlino, mi disse: «Meno male

che per il lutto che porta, ha voluto che non si facessero feste».

Invece è marcatissimo l'aggradimento che accompagnò la visita di re

Umberto. A proposito di lutto, egli ritiene la morte dell'arciduca

Rodolfo, avvenuta per assassinio.

Molte idee del Principe sulla politica dell'Inghilterra, della

Russia, dell'Austria e della Turchia, e sul contegno di queste

Potenze nel caso di un primo attacco della Francia contro la

Germania e l'Italia, oppure della Russia contro l'Austria e la

Turchia, sarebbe troppo lungo esporle per iscritto. Ti riferirò a

voce.

Egualmente farò riguardo alle idee del Principe e del suo contorno,

sul modo con cui è condotta la nostra politica estera. Ho pizzicato

un po' da tutti, in modo che credo essermi fatto un concetto esatto

del loro intimo pensiero su di te e su quelli che ti circondano alla

Consulta, come sopra alcuni nostri rappresentanti all'estero. È

tutto a tuo vantaggio il loro modo di vedere sulla nostra politica

estera, ma dicono che dovendo forzatamente occuparti anche della

politica interna, ti ammazzi per troppo lavoro.

A proposito della politica interna, il Principe teme solamente il

caso che tu possa cadere per cause parlamentari, cosa che, egli

dice, sarebbe fatale. Io lo rassicurai dicendogli, che, sebbene in

Italia non si possa pigliare il Parlamento nello stesso modo con cui

egli lo pigliò per molti anni in Germania, tu hai nella Camera

attuale una larga maggioranza. Aggiunsi che non discutevo le qualità

di questa Camera, ma sta il fatto che questa larga maggioranza

esiste. In ogni caso dissi esser certo che il Re, occorrendo, ti

accorderebbe lo scioglimento, e nuove elezioni.

A proposito di elezioni, il Principe non crede possibile

l'avvenimento al potere di Boulanger, e finchè resta Carnot, confida

nella pace. Carnot sa benissimo che se si decidesse per la guerra,

sarebbe di fatto soppiantato nel potere dai Generali.

Il Principe non crede affatto alla partenza di Leone XIII da Roma.

Per lui il prestigio del Papa proviene dalla storia e dalle

tradizioni di Roma, dai tesori e dalle pompe di San Pietro e del

Vaticano. Fuori di Roma il Papa non gli sembrerebbe più il

rappresentante di una grande, potente, antica istituzione, come il

cattolicismo, ma uno Schah di Persia qualunque in viaggio attraverso

l'Europa a spese altrui. Per le Potenze cattoliche, e per la stessa

Francia, sarebbe un grave imbarazzo avere ospite il Papa. Mi disse

che l'Ambasciatore tedesco in Ispagna aveva giorni sono telegrafato

la notizia che il Papa era quanto prima atteso a Madrid. Il Principe

rispose all'ambasciatore che gli proibiva di telegrafare simili

bestialità (_sic_). Egli è informato che anche da Vienna si consigli

il Papa a non muoversi da Roma, a meno che gli si usassero violenze

dalla piazza, il che, egli ne è convintissimo, tu non permetteresti.

Scusa la confusione di queste informazioni. A Roma o Napoli ti darò

moltissimi dettagli. Domattina andrò a Colonia e Magonza per le

visite che ti dissi nell'altra mia. Sabato o domenica sarò a Milano,

lunedì o martedì a Roma.

Tante cose.

aff.mo CHECCO.

Fortunatamente la pace non fu turbata, sia che il governo francese, di

certo al corrente dei preparativi militari e dell'azione diplomatica

dell'Italia, soprassedesse ai suoi disegni, sia che non trovasse un

pretesto per assalire. Al conte di Launay il principe di Bismarck

espresse l'opinione che i francesi non osassero far la guerra senza

alleati, ma cercassero soltanto, con tutti i mezzi possibili, a far

nascere e tener vive in Italia continue diffidenze ed inquietudini,

nella speranza di nuocere così al nostro credito ed alla nostra economia

pubblica.

Ma nell'interesse del domani, l'on. Crispi non cessò di vigilare. E

l'allarme recò qualche beneficio, poichè dette occasione a constatare le

attive simpatie per l'Italia delle Potenze centrali e dell'Inghilterra:

Berlino, 14 agosto 1889.

(_Riservato_). — Dissi oggi al segretario di Stato che il Governo

del Re, che si era associato con viva soddisfazione alle

dimostrazioni in occasione della visita recente dell'imperatore

Guglielmo in Inghilterra, si associa con lo stesso sentimento alle

manifestazioni scambiate ora per la presenza in Berlino

dell'imperatore Francesco Giuseppe. Il conte di Bismarck mi rispose

che infatti l'Italia aveva ogni motivo di rallegrarsi, essa era ed è

considerata come presente in spirito a quei convegni. L'Inghilterra

«quantunque non parte contraente della triplice alleanza, la

costeggia». Il Governo inglese è animato delle migliori disposizioni

anche verso l'Italia, in caso di provocazioni da parte della

Francia. L'imperatore d'Austria dichiarò quanto era soddisfatto che

il nostro augusto Sovrano abbia un primo Ministro di tanta vaglia.

S. M. Imperiale è convinta di tutta l'importanza dei vincoli con

l'Italia pure pel mantenimento della pace. Il conte Kálnoky farà

tutto il possibile riguardo al contegno da osservarsi verso gli

italiani dell'Impero. Nè Salisbury, nè Kálnoky credono a prossima

guerra e meno ancora che la Francia commetta l'errore di dichiararla

all'Italia.

Politica estera: memorie e documenti · 第 166 / 215 题