_27 ottobre._ — Il conte Solms mi parla del nuovo ambasciatore di
Francia signor Mariani, conciliante, _souple_, autorevole in materia
di commercio.[26]
[26] Il signor Mariani, durante la sua breve missione (morì in Roma
nel gennaio 1890) non modificò, naturalmente, la politica francese
verso l'Italia, ma si fece apprezzare per l'animo sereno e la leale
condotta.
China — passaporti — non sono vistati quelli dei sudditi tedeschi
non provenienti dalla Germania. Ringraziamenti alla Francia per la
protezione sinora prestata. L'Italia farà lo stesso. Solms mi chiede
copia della nota che invieremo alla Francia su questo argomento.
_9 novembre._ — Solms: mi dà un lavoro su Biserta.
Mi parla del nuovo ambasciatore che il ministro Vega de Armijo vuol
mandare a Roma. Il Vega è puro cattolico e sarebbe lieto di poter
rendere qualche servizio al Papa. Si conserverà amico delle tre
Potenze, senza mostrarsi ostile alla Francia.
I francesi studiano una ferrovia da Oran a Figuig. Sarebbe una
ferrovia militare.
Da una Nota del 19 risulta che il Sultano fa l'amore ora col gruppo
franco-russo, ora con la triplice. Al Sultano non converrebbe
allearsi con le tre Potenze. Vorrebbe conoscere l'autore della
celebre lettera della _Correspondance de l'Est_.
_20 novembre._ — Il conte Kálnoky, al quale Sua Maestà ha conferito
l'Ordine supremo della Ss. Annunziata, mi scrive dicendosi vivamente
commosso di cotesta manifestazione di alto favore e
dell'approvazione che il Re accorda alla linea politica che
seguiamo, e mi esprime sentimenti di sincera cordialità.
L'alta onorificenza conferita al conte Kálnoky attestò i buoni rapporti
stabiliti fra l'Italia e l'Austria. L'imperatore Francesco Giuseppe
aveva sin dal giugno manifestato la sua soddisfazione per i buoni
risultati ottenuti dalla politica di Crispi. In una lettera privata del
2 giugno il conte Nigra scriveva:
«Il conte Kálnoky mi disse confidenzialmente che S. M. l'Imperatore
desiderava testimoniare a V. E. la sua particolare stima e
benevolenza, conferendole il Gran Cordone di Santo Stefano, che è
l'Ordine più elevato che si conferisca qui ai non-sudditi austriaci
(il Toson d'Oro essendo riservato ai nazionali e ai principi e
sovrani esteri.)»
_27 novembre._ — De Bruck. È venuto a manifestarmi i timori di
Kálnoky sulle cose tunisine. Gli sarebbe stato scritto che i
rapporti tra Berio e Massicault sono tesi e che da un momento
all'altro potrebbe esservi rottura. Il Kálnoky non vorrebbe che la
guerra scoppiasse in Africa.
Ho risposto che nulla v'è da temere. Berio ebbe ordine di non
trattare la questione delle Scuole, dovendo di essa occuparsi il
nostro Ambasciatore a Parigi, dove la questione dev'essere risoluta.
A Bukarest le tre Potenze sono d'accordo.
_3 dicembre._ — Visita di de Bruck. Boulanger dichiara di volere una
repubblica tollerante, aperta a tutti. Qualcuno crede che egli sarà
un secondo Monk. Audiffret-Pasquier in Senato ha dichiarato che si
emancipa da' suoi amici della Camera. Alle prossime elezioni
generali i conservatori voteranno per i loro e faranno tutto il
possibile per vincere. Non potendolo, voteranno per Boulanger.
Il Boulanger lavora con fortuna a preparare le elezioni. I radicali
contano sugli opportunisti per combattere i boulangisti e la destra.
Il presidente Carnot non darà a Floquet il diritto di sciogliere la
Camera, riserbandolo ad un nuovo ministero Freycinet.
Nei primi di dicembre l'on. Crispi riceveva sulla situazione interna
della Francia le seguenti informazioni:
«Attraversiamo una quindicina che non fu priva di incidenti ed
emozioni; essa principiò con l'annunzio fatto da parecchi giornali
di un _colpo di Stato_, ordito dal ministero Floquet contro il
generale Boulanger ed i suoi aderenti, e si entrava in alcuni
particolari circa le misure prese per compierlo, che al primo
momento davano un'apparenza di verità a quella notizia; ma tosto si
vide che essa non era che una finzione per dare luogo ad una
interpellanza alla Camera e costringere il Ministero a spiegarsi sui
progetti che gli erano attribuiti e smentire, in conseguenza, le
supposte misure dichiarandole contrarie alle leggi e legandosi con
ciò stesso in un certo modo. Benchè l'annunziato colpo di Stato sia
stato una finzione, tuttavia non vi ha dubbio che si sia studiato e
si pensi tuttora al modo di liberarsi dal generale Boulanger, la cui
influenza, anzichè diminuire, tende ad aumentare e che si teme di
più in più, a misura dell'approssimarsi delle nuove elezioni, che
debbono aver luogo nel venturo anno.
La grande dimostrazione del 2 dicembre ultimo, sulla quale si faceva
assegnamento, da una parte, per provocare manifestazioni contro
Boulanger, mentre dall'altra il municipio, che gli è ostile, sperava
crearsi un piedistallo per coronare i suoi tentativi di assumere la
suprema autorità sulla città di Parigi, quella dimostrazione, dico,
andò fallita. Al contrario, in quella simultanea di Nevers il
generale Boulanger ebbe occasione di raccogliere intorno a sè le
opinioni diverse, ma tutte concordi per mettere fine al sistema
attuale di governo, per il quale la considerazione pubblica va ogni
giorno maggiormente scemando, in seguito agli scandali che succedono
fra i membri del Parlamento, i quali si accusano a vicenda di
corruzione pecuniaria e si abbandonano, nelle sedute pubbliche, ad
eccessi contrari ad ogni principio di vivere civile. Così il
Boulanger ha bel giuoco e benchè non si veda quale sia il suo scopo
finale, se però ne ha uno, egli evita intanto di compromettere la
sua posizione rispetto all'opinione pubblica, dichiarando che tutta
la sua operosità ha per oggetto di conservare la Repubblica,
minacciata e compromessa dai disordini di ogni specie che si
rimproverano al sistema attuale.
Quale sarà la repubblica di Boulanger se egli giunge ad esserne il
capo? I due partiti orleanista e bonapartista sperano ognuno di
usufruttarlo per proprio conto; ma non è improbabile che fra i due
litiganti, il popolo esitando sulla scelta da fare, il generale
Boulanger prenda il partito di mezzo e rimanga lui stesso capo della
Repubblica che avrà ricostruito, la quale può, sotto lo stesso nome,
prendere varie forme, anche quella di un impero, come accadde con
Napoleone I, sulle cui prime monete si legge ancora, da una parte,
_République française_, e dall'altra _Napoléon empereur_. È dubbio
assai che il Boulanger possa giungere sino a questo punto; ma è pure
inutile di pronosticare sull'avvenire, imperocchè in questo paese,
più che in ogni altro, dell'indomani si è sempre incerti.
Di questo stato di confusione d'idee in cui si trova attualmente la
Francia si accagiona la libertà illimitata di cui abusa la stampa; i
primi a protestare contro di essa sono quelli stessi che, altre
volte, la propugnarono con convinzione, ed uno di questi è
l'ex-presidente Giulio Grévy, che si confessava una volta di avere
errato nel sostenere nel Parlamento la legge sulla stampa. Fra i
punti che dànno luogo ad attacchi contro il governo, uno dei
principali è il disordine finanziario dello Stato che trascina
dietro sè, da un esercizio a un altro, un disavanzo che cresce
sempre e che tosto raggiungerà il _miliardo_, senza che si veda
ancora il modo di coprirlo. Si è proposto a tale effetto una tassa
sulla rendita, ma questa venne or ora respinta quasi all'unanimità
dalla Commissione della Camera; per cui, a meno che il Ministero
ritiri il disegno di legge, questo provocherà, di certo, una
discussione vivissima in cui esso avrà probabilmente la peggio. Ad
ogni modo la questione finanziaria sarà quella che darà luogo alla
battaglia dei partiti contro il Ministero, gli uni per rovesciarlo,
gli altri per trasformarlo in senso ancora più radicale.
In mezzo a questi intrighi ed agitazioni parlamentari il ministro
che sembra avere preso la posizione la più solida e più rispettata è
quello della guerra, il signor di Freycinet, che, nel disimpegno
delle sue importanti funzioni, dimostra attitudini veramente
speciali, per cui benchè non sia militare, egli ha saputo
guadagnarsi la fiducia dell'esercito, rimanendo nei limiti delle sue
specialità ed occupandosi di perfezionare, sotto il doppio riguardo
morale e materiale, il potente strumento che gli uomini di guerra
dovranno maneggiare. Egli si studia di migliorare la condizione dei
soldati e degli ufficiali; cerca di fare sparire quelle rivalità che
furono così funeste alla Francia; attende a specializzare le
attribuzioni dei vari elementi che costituiscono l'esercito, fa in
modo di porre un freno a quelle supremazie colle quali alcune armi,
alcuni corpi tentano sempre d'imporsi; epperciò stabilisce che tutte
le armi siano ugualmente trattate e fa in modo che le attribuzioni
dei singoli elementi dell'esercito siano ben definite, affinchè
ognuno concorra con tutta la propria energia, allo scopo comune.
Nella sua qualità di distintissimo ingegnere egli si preoccupa
dell'ordinamento delle ferrovie, affinchè la mobilitazione, i
concentramenti si effettuino colla massima rapidità, e per secondare
i movimenti che possano accadere nello attacco come nella difesa.
L'ordinamento delle opere di fortificazioni per mettere in grado di
resistere ai potenti mezzi di attacco testè introdotti negli
eserciti, è oggetto della sua particolare attenzione. Questa si
rivolge più specialmente alla fabbricazione delle nuove armi adatte
alle potenti materie esplosive recentemente scoperte; si lavora con
febbrile attività per dotare l'esercito di tali nuovi strumenti da
guerra, affinchè esso ne sia interamente provveduto nella prima metà
del venturo anno. Si ha luogo di pensare che la Francia, in questo
momento specialmente per le materie esplosive, è più avanti di tutte
le altre nazioni, ed è su questa prevalenza che si fa assegnamento
per ottenere il vantaggio nell'attacco come nella difesa. I mezzi di
cui questo esercito sarà tosto provveduto sono tali che una nuova
tattica ne sarà una conseguenza necessaria; ed è perciò che si sta
ora pensando ad elaborare una tale tattica, che, non avendo ancora
alcun precedente, resta tuttora alquanto incerta. La superiorità che
la Francia ha acquistato e che finora si mantiene nelle confezioni
delle materie esplosive è dovuta a che quella parte del servizio di
guerra è affidato ad un corpo di ingegneri speciale, distinto da
quello di artiglieria ed interamente dedicato agli studi che si
riferiscono a quella importante materia. Le ricerche che hanno
condotto agli esplosivi ora adottati vennero eseguite nello
stabilimento centrale delle polveri in vicinanza di Parigi, e furono
sussidiate dal concorso dei più eminenti scienziati dell'Istituto di
Francia, fra i quali il signor Berthelot, ex-ministro della pubblica
istruzione ed autore di un trattato classico sulle materie
esplosive. La composizione chimica di queste nuove polveri è
sufficientemente conosciuta dopo che parecchie Potenze, fra le quali
la Germania, ne poterono avere alcuni saggi; ma ciò che non si
conosce bene ancora è la loro manipolazione. Intanto, finchè non si
siano potuti raggiungere i risultati ottenuti dalla Francia, è
opportuno di badare alla superiorità che sotto quel riguardo
possiede tuttora l'esercito francese. Un ufficiale delle armi
speciali, che ha assistito alle esperienze fatte in proposito, mi
narrava, non ha guari, che restò meravigliato degli effetti di
proiezioni della polvere. Essa non dà quasi fumo, il rumore di
esplosione del fucile rassomiglia a quello di una capsula ordinaria;
la traiettoria è talmente tesa che, sino a 500 metri, il cambiamento
dell'alzo è inutile e la forza di penetrazione col fucile Lebel è
tale che a quella distanza le palle possono attraversare lo spessore
di carte rilegate in libri da sette a otto centimetri. Si conoscono
già gli effetti prodotti dall'esplosione dei proiettili delle bocche
da fuoco; ma un risultato da notare è che i gaz sviluppati in queste
esplosioni sono _estremamente tossici_. Dò termine a questa
digressione militare col dire che fra i ministri attuali, quello che
ha preso la posizione più solida è, come dissi, il signor Freycinet;
egli si trova all'infuori delle dispute politiche, è tutto dedito al
suo presente ufficio, si riserva per l'avvenire.
Mi rimane a parlare dei rapporti apparenti attuali della Francia
colla Russia. È da notare che molti Principi della famiglia
imperiale russa fanno da qualche tempo soggiorni prolungati in
Francia come a Biarritz, e specialmente a Parigi, dove trovano una
festosa accoglienza dalla popolazione e dal rappresentante stesso
dello Stato, il presidente della Repubblica. In questo momento la
Russia è considerata quasi come un'alleata; il prestito di 500
milioni, testè da essa conchiuso con una delle principali Banche di
Parigi, è il legame che unisce i due paesi, per cui tutti gli sforzi
degli speculatori sono rivolti a fare riuscire l'imprestito a
detrimento degli altri valori, e specialmente degli italiani, che si
tenta di deprimere in tutti i modi col rappresentare il nostro paese
come rovinato per effetto della denunzia del nostro trattato di
commercio colla Francia. Non passa giorno senza che nei giornali
anche più seri vi sia qualche articolo di fondo sulla nostra
condizione finanziaria per indurre i portatori dei nostri titoli a
liberarsene per investire il loro denaro nei nuovi fondi russi.
Però, a quanto pare, i detentori di fondi italiani non si lasciano
facilmente sedurre, e quantunque il nostro paese sia dipinto sotto i
più cupi colori, qui si sente che l'Italia è tuttora considerata
come la _Frugum alma parens, saturnia tellus_, e che se vi manca un
po' di moneta per gli scambi, vi si produce sempre abbastanza da
_campare_ largamente sia per il vivere, sia per il _conforto_ della
vita.
L'irritazione contro l'Italia, benchè vada scemando, è lungi però
dall'essere sul punto di sparire; essa è mantenuta dallo spirito di
_chauvinisme_ che domina anche nelle menti più sane, e benchè grande
sia in molti il desiderio di un sincero e duraturo riavvicinamento
con l'Italia, questo popolo non può ancora assuefarsi a che
l'Italia, nel costituire la sua unità, sia sfuggita a quel
protettorato, almeno morale, che la Francia intendeva esercitare
sulla nostra nazione. Fra i più tenaci _chauvins_ non è cancellata
la speranza di uno sfasciamento dell'Italia; ed è perciò che i
lamenti del Papa per la perdita del potere temporale trovano la più
rumorosa eco, non solo nel clero, ma anche nei laici francesi,
perfino in quelli che sono i meno praticanti ed anche liberi
pensatori. Credo adunque che il nostro governo, mantenendo ognora
fermi i principî d'indipendenza e di unità coi quali si è
ricostituita la nazione, riuscirà — mostrandosi, d'altra parte,
arrendevole nelle cose meno importanti che non compromettono quei
principî — credo, dico, riuscirà a persuadere gli stranieri che
siamo oramai una rispettabile nazione, mentre si dissiperanno quelle
nubi che rendono tuttora difficili assai i nostri rapporti con
questo paese, rapporti che abbiamo pure grande interesse a mantener
buoni.»