Crispi, a Parigi. — Si approva il linguaggio di Menabrea. Non si
crede però di acconsentire a promettere al governo della Reggenza
anche la semplice partecipazione dell'apertura di nuove scuole in
Tunisia. Del resto è questione oggi oziosa, non essendosi aperta
colà alcuna nuova scuola, nè intendendosi aprirne.
Come è manifesto, i diritti dell'Italia rimasero impregiudicati. Il
governo francese era dalla parte del torto, e tacitamente lo riconobbe.
Crispi avrebbe potuto denunziare il protocollo del 1884 e riattivare la
giurisdizione consolare italiana a Tunisi, ch'era stata solamente
sospesa; ma non volle. Della sua moderazione, però, nessuno in Francia
gli tenne conto.
Dal _Diario_:
_22 ottobre._ — Solms mi legge una Nota nella quale si raccomanda al
governo italiano il Sultano dello Zanzibar. La posizione di costui è
abbastanza scossa e bisogna aiutarlo a consolidarsi.
Mi ricorda quanto fu convenuto col conte Erberto Bismarck circa
un'azione comune per impedire la tratta degli schiavi.
Il Sultano del Marocco non va più a Tangeri; egli avrebbe paura
della Spagna. La conferenza per gli affari di quel paese dovrebbe
occuparsi a render possibile la stipulazione di un trattato di
commercio per rendere facili le relazioni coi vari Stati di Europa.
Dovrebbe inoltre determinare le norme per i tribunali misti, e
definire la sorte dei protetti e i limiti dell'autorità consolare
verso i medesimi, e infine assicurare la tutela degli stranieri.
Il viaggio dei gran duchi Sergio e Paolo di Russia a Costantinopoli
non ebbe intenti politici. Essi furono a visitare il patriarca di
Costantinopoli, il quale parlò loro della grande Chiesa ortodossa, e
domandò il patrocinio dello Czar. Il lavoro e l'influenza della
Chiesa ortodossa sembrano divenire importanti ed estendersi in
Oriente a danno della Chiesa latina.
«25 ottobre.
_Son Excellence Monsieur de Giers_,
Ministre des affaires etrangères. S. Pétersbourg.
Ce jour marque un jalon mémorable dans la carrière si meritante de
V. E. à qui cinquante ans de services fìdèles et dévoués constituent
le titre le plus enviable à la reconnaissance de Son Auguste
Souverain et à l'admiration des gens de bien.
Permettez-moi de Vous féliciter au nom du Gouvernement du Roi
d'Italie et en mon nom personnel. Nous poursuivons avec le même zèle
un but identique; le maintien de l'ordre. C'est donc aussi comme
collaborateur que j'exprime à V. E. le souhait le plus sincère que
ses sages conseils soient longtemps conservés à la Russie et à
l'Europe, comme un gage précieux de conservation et de paix.