21 ottobre.

Crispi, a Parigi. — «In verità il signor Goblet vuol ripetere la

favola del lupo e dell'agnello, ed io non intendo prestarmi a far la

parte dell'agnello. Noi reclamiamo contro i decreti beylicali del 15

settembre dai quali siamo stati offesi e si vorrebbe dare a credere

che il nostro reclamo sia una provocazione. Il provocatore è colui

che ci ha offesi, e noi siamo i provocati. La posizione nostra in

Tunisia è singolare, e nessuna Potenza d'Europa si trova colà nelle

nostre condizioni. Nessuna Potenza vi ha scuole e nessuna Potenza ha

nella Reggenza una colonia popolare come la nostra ed alla cui

educazione ed al cui insegnamento bisogna provvedere. Se le altre

Potenze accettano i decreti beylicali e non reclamano, nulla danno

alla Francia perchè non è leso alcun loro diritto. Per esse non

sarebbe che una questione di principio. Volendo dar prova di

moderazione, dissi al conte di Bismarck che non tenevo si

pubblicasse un nuovo decreto che revocasse quello del 15 settembre.

A me bastava che il sig. Massicault dichiarasse al console Berio che

le nuove disposizioni legislative non sono applicabili alle nostre

scuole ed alle nostre associazioni in Tunisi e che nel fatto non

venissero applicate. Il conte di Bismarck deve avere telegrafato in

questo senso al conte Münster e ve ne informo acciocchè sappiate

essere nostre e non di Berlino le proposte concilianti per la

soluzione della questione. Sappiate ancora, e ciò confidenzialmente,

che cinque giorni addietro fu telegrafato da codesta Nunziatura al

Vaticano che Goblet era perplesso sul partito a prendere e che era

disposto a dar ragione all'Italia: vorrebbe però salva la sua

dignità. Ora io non tengo alla forma, ma alla sostanza, e la

soluzione da me proposta, appoggiata dalla Germania, converrebbe

alle due parti. In tale stato di cose, dipende dal contegno di

codesta Ambasciata ottenere giustizia.»

Politica estera: memorie e documenti · 第 127 / 215 题