CAPITOLO NONO.

Un altro incidente franco-italiano.

La questione con la Francia per le tasse di Massaua: tre

Note diplomatiche di Crispi sui diritti dell'Italia e sulle

vessazioni francesi. — Le Potenze danno causa vinta

all'Italia. — Dal _Diario_ di Crispi: Spagna e Vaticano. —

Un allarme del re Luigi di Portogallo pel viaggio dei

Sovrani italiani in Romagna. — Seconda visita di Crispi al

principe di Bismarck. — Il Gran Cancelliere austriaco

incontra Crispi a Eger.

La questione accennata dal de Moüy e sollevata poi dal governo francese

per l'applicazione a Massaua delle tasse municipali a tutti i suoi

abitanti, italiani e stranieri, offrì un'altra prova della tendenza

della Francia a cercare pretesti di litigi coll'Italia.

Crispi fu accusato di essere un provocatore, di obbedire così agendo

alla volontà del principe di Bismarck che voleva la guerra, di dare alla

triplice alleanza un atteggiamento inquietante. Per molti anni la stampa

francese e quella parte della stampa italiana che le faceva eco, hanno

ricamato su cotesto tema, e si continua ancora in pubblicazioni

recentissime a dipingere un Crispi di maniera, arrogante, dalle passioni

autoritarie, precipitoso nei giudizi[22].

[22] Cfr. Comte CHARLES DE MOÜY, _Souvenirs et causeries d'un

diplomate_. Paris, librairie Plon, 1909. Pag. 256.

Quanta giustizia contenessero tali accuse, può rilevarsi dall'incidente

per le tasse di Massaua.

Il fatto che vi dette occasione e gli argomenti messi in campo dal

ministro Goblet, succeduto al Flourens, per contrastare l'esercizio

della sovranità dell'Italia su quella terra già bagnata da tanto sangue

italiano, si desumono dai documenti che riferiamo.

In tre Note, due del 25 e una del 31 luglio, dirette agli ambasciatori

per essere comunicate alle Cancellerie delle grandi Potenze, Crispi

combatteva le obiezioni francesi. Le riassumiamo:

«Il generale comandante superiore a Massaua, per sopperire in parte

alle spese d'igiene, illuminazione, ecc., ha imposto il 30 maggio

scorso, a tutti i proprietari di immobili e a tutti i commercianti

della città, nazionali e stranieri, una tassa variante da 2 a 7 lire

al mese. Un'altra ordinanza, data con lo stesso scopo il 1 giugno,

ha sottoposto ad una tassa di patente le rivendite di bibite, di

commestibili, ecc. Ventitrè commercianti, tra i quali, oltre due

francesi, uno svizzero e venti greci che nell'assenza di un console

della loro nazione godono della protezione del vice-console di

Francia, solo Agente straniero che vi sia a Massaua (tale è lo stato

delle cose da noi trovato al momento della nostra occupazione),

hanno rifiutato di pagare.

Il governo francese sostiene i loro reclami e ci contesta il diritto

d'imporre tasse sui suoi nazionali e protetti, invocando le

capitolazioni _esistenti a Massaua_.

Data e non concessa l'ipotesi dei nostri avversari, che a Massaua

vigano le capitolazioni, saremmo obbligati a non sottoporre ad una

tassa, di natura municipale, i soggetti e i protetti stranieri senza

il consenso dei loro governi?

Vediamo quello che avviene a questo proposito nelle antiche

provincie ottomane, sebbene esse si trovino giuridicamente in

condizioni ben diverse da Massaua, e anche nei paesi di

capitolazioni. Nella Bosnia-Erzegovina tutti i privilegi fiscali e

comunali in favore degli stranieri sono scomparsi al momento

dell'occupazione austro-ungarica. A Cipro la facoltà d'imporre tasse

sugli stranieri è limitata dai trattati di commercio con la Turchia

e non dalle capitolazioni. La Bulgaria, che ha ora creato i

municipii, ha dovuto imporre tasse comunali, contro le quali le

Potenze europee non hanno fatto obiezioni.

L'Egitto ha promulgato una legge che sottopone tutti gli stranieri

ad una tassa di patente, e sinora nessun governo ha fatto

rimostranze al Cairo. La Sublime Porta ha tentato di applicare

cotesta tassa di patente nel territorio dell'impero; i

rappresentanti delle grandi Potenze, pure riconoscendo la violazione

delle capitolazioni, non hanno fatto opposizioni di principio e si

sono limitati a volerne regolata l'applicazione. A Tunisi il

Municipio, creazione francese, percepisce le tasse.

Ma l'ipotesi che a Massaua vigano le capitolazioni non regge.

Innanzi tutto la Turchia non ha mai esercitato a Massaua un'autorità

incontestata, e i tribunali ottomani non vi hanno mai funzionato; ma

se pure vi fossero esistite, esse sono venute meno dopo

l'occupazione italiana. Allorquando una nazione cristiana amministra

un paese musulmano, le capitolazioni non hanno più ragion d'essere.

Le capitolazioni sono possibili quando tra due popoli, dei quali

l'uno si è stabilito nel territorio dell'altro per esercitarvi la

sua attività commerciale, esiste una grande differenza di religione,

di costumi, di leggi e di consuetudini. Senza garenzie eccezionali,

a cominciare dall'introduzione della giustizia nazionale, non vi

sarebbe per gli stranieri alcuna sicurezza nè per le persone, nè per

i beni. Or questa non è certamente la condizione delle cose a

Massaua dove un'amministrazione regolare, la quale presenta tutte le

desiderabili garenzie d'ordine e d'imparzialità, funziona da quasi

tre anni. Inoltre a Massaua abbiamo stabilito tasse di natura

fiscale, come quelle marittime, di porto, di dogana, che sono state

pagate da tutti indistintamente e senza reclami. Ed è avvenuto

questo fatto singolare, che i greci i quali ora, per pressioni e

istigazioni che non vogliamo qualificare, si rifiutano di pagare

tasse d'interesse locale, hanno tutti ricorso in questi ultimi tempi

alla giustizia italiana, ovvero ne hanno, senza obiezioni, accettato

le sentenze.

Non è, infine, inutile rilevare che il governo ellenico, prima di

essere stato dalla Francia attirato alla sua tesi, non aveva

invocato le capitolazioni, ma l'art. 2 del trattato di commercio del

1877 tra l'Italia e la Grecia, dove è stabilito che «i cittadini dei

due Stati saranno perfettamente assimilati ai nazionali nel

pagamento delle imposte». Le tasse in questione, colpendo egualmente

gl'italiani e i greci residenti in Massaua, la Grecia ha dovuto

ammettere il nostro diritto.

Abbiamo seguito i nostri avversarii sul terreno da loro stessi

scelto, e confutato i loro argomenti; ma la discussione è ormai

inutile per noi, giacchè la sovranità dell'Italia su Massaua è

effettiva e incontestabile.

L'Italia occupò Massaua il 5 febbraio 1885 in circostanze che

meritano di essere ricordate.

Dinanzi ai progressi minacciosi dell'insurrezione mahdista, l'Egitto

concentrava le sue forze e richiamava le guarnigioni lontane.

Massaua posta al di là della linea di difesa adottata dal governo

Kediviale, doveva essere evacuata. Invitata ad occuparla, la Turchia

si rifiutò, e con tale rifiuto rinunciava implicitamente ai diritti,

molto incerti del resto, che si era attribuiti su quel punto

importante del mar Rosso.

Massaua, così abbandonata, stava per essere esposta al doppio

pericolo di cadere in balìa dell'insurrezione mahdista o

nell'anarchia. Nell'interesse generale bisognava che una Potenza

occupasse quella città e la difendesse, occorrendo. L'Italia era

pronta; ella possedeva uno stabilimento coloniale non lontano di là,

che poteva essere a sua volta minacciato. Gli Stati amici vedevano

senza dispiacere e gelosia, anzi forse con soddisfazione, estendersi

la sua autorità sulle rive del mar Rosso. L'occupazione di Massaua

fu decisa....

L'Italia non solamente occupò Massaua quando, pel ritiro degli

egiziani e per l'abbandono della Porta, ogni autorità vi cessava, ma

cominciò subito a esercitarvi i diritti afferenti alla sovranità.

Dieci mesi non erano trascorsi che tutti i servizi pubblici si

trovavano nelle nostre mani e scomparivano le ultime tracce

dell'occupazione precedente.... L'occupazione di Massaua fu portata

alla conoscenza delle grandi Potenze da due telegrammi del 9 e del

13 febbraio 1885....

D'altronde i reclami non ci vengono dalla Turchia, la quale, dopo

aver fatto per un momento delle riserve, si adattò al fatto

compiuto. Non vogliamo citare di questo altra prova che il testo,

emendato dalla Porta, della Convenzione pel Canale di Suez dove,

all'art. 10, è riconosciuto che la Turchia non ha nel mar Rosso

altre possessioni che sulla costa orientale.

Le obiezioni, ci vengono, come sempre, dalla Francia, che ha saputo

attrarre la Grecia nell'orbita dei suoi reclami, dalla Francia, alla

quale i progressi pacifici della nazione italiana sembrano una

diminuzione della sua propria potenza ed autorità, come se il

continente africano non offrisse sufficiente posto all'attività e

alla legittima ambizione civilizzatrice di tutte le Potenze che ne

occupano i confini.

_31 luglio._ — Col dispaccio che ho indirizzato a V. E. il 13

corrente, e cogli altri due successivi del giorno 25, dei quali l'ho

autorizzata a dar lettura e lasciar copia a codesto ministro degli

affari esteri, parmi aver dimostrato all'evidenza il buon diritto

dell'Italia su Massaua, e come la Francia, senza alcun plausibile

motivo, avesse tentato di sollevare contro noi la questione delle

capitolazioni, le quali in quel territorio posseduto da Potenza

cristiana e civile non possono essere invocate.

Rimane ora a far conoscere quale sia stato costantemente il contegno

degli agenti francesi a Massaua fino dai primi giorni della nostra

occupazione, poichè è da quel contegno che si originarono le

presenti difficoltà.

Gioverà premettere che la Francia è la sola Potenza che mantenga una

rappresentanza a Massaua, benchè non abbia colà interessi

commerciali, e solo due sudditi francesi vi si trovino da pochi mesi

esercitandovi il piccolo commercio.

La sua rappresentanza non ha dunque evidentemente che uno scopo

politico. Vuolsi che essa si colleghi ad una missione di lazzaristi

residenti in Abissinia, ma il contegno dei suoi agenti lascia pur

troppo supporre che ben diverso e più vasto ne sia l'obbiettivo.

Al momento della nostra occupazione noi non abbiamo trovato a

Massaua alcun agente consolare francese, e solo otto mesi dopo, e

propriamente il 20 ottobre 1885, quando gli egiziani, abbandonando

quella località, ce ne lasciavano il pieno dominio, giunse colà un

signor Soumagne, il quale si disse vice-console di Francia.

Scambiate le visite colle nostre autorità, più che di mantenere con

esse quei rapporti di cordiale amicizia che avrebbero dovuto essere

scopo precipuo della sua presenza a Massaua, pare egli si

preoccupasse di stringere legami coll'Abissinia. Lo vediamo infatti

recarsi nella primavera seguente ad Adigrat, dove si incontra con

Ras Alula, e pochi mesi dopo, nell'agosto del 1886, ad Adua per

ossequiarvi il re Giovanni.

E de' suoi intimi rapporti col Negus egli stesso teneva discorso col

Comandante superiore delle nostre truppe, al quale confessava di

aver proposto al Re di stringere colla Francia formale trattato; del

quale trattato la clausola più importante, come si venne poi a

conoscere da altra fonte, sarebbe stata la protezione della Francia,

accordata all'Abissinia contro qualsiasi Potenza.

Questi segreti rapporti e maneggi del rappresentante di Francia col

Negus e con Ras Alula autorizzarono il sospetto che egli intrigasse

contro di noi, sicchè quando per motivi di salute, ottenuto un

congedo, lasciava Massaua, nel marzo del 1887, quelle autorità

ebbero a rallegrarsene come dell'allontanamento di persona non

amica.

Ma pur troppo dalla sua non dissimile doveva essere la condotta del

suo successore, certo signor Mercinier, commesso del consolato

francese in Alessandria, che il signor Soumagne prima di partire

presentava al Comandante in capo come incaricato di reggere

provvisoriamente il vice-consolato di Francia.

Anzi da quell'epoca ebbe principio una serie non interrotta di

reclami e di difficoltà sollevate dal nuovo rappresentante francese,

il quale non perdeva occasione di ingerirsi inconsultamente anche

negli affari che non lo riguardavano. Così egli teneva nel suo

ufficio un registro aperto a tutti coloro che volevano farsi

inscrivere tra i protetti, ed aveva rilasciato patenti di

protezione, non solo a Greci, ma anche a Persiani, Turchi, Svizzeri

e perfino ad un cittadino nord-americano, e quella protezione pareva

accordasse più segnatamente a tutti coloro che avevano relazioni coi

nostri nemici.

Inutile qui far menzione dei reclami e delle proteste elevate

sistematicamente dal signor Mercinier contro pressochè tutti i

provvedimenti adottati dalle autorità italiane di Massaua, fino a

minacciare che userebbe la forza contro le nostre autorità e ad

istigare alla resistenza ed all'aperta ribellione, come ha fatto

ultimamente in occasione delle tasse municipali alle quali erano

stati sottoposti tutti, senza distinzione di nazionalità, gli

abitanti del paese. Inutile pure far parole degli abusi di autorità

da lui commessi, abusi che giunsero fino a minacciare d'infliggere

multe ed anche di espellere da Massaua coloro fra i protetti che non

avessero obbedito ai suoi ordini ed avessero pagate le tasse

suddette.

Questo contegno continuamente ed apertamente ostile degli agenti

francesi, e la necessità di mantenere l'ordine in una piazza forte

ed in un territorio dove vige tuttora lo stato di guerra, in faccia

ad indigeni che dobbiamo amministrare ed a stranieri che vi

frequentano, ci hanno costretti a non tollerare più oltre il signor

Mercinier nella assunta sua qualità di reggente il vice-consolato di

Francia. Non potendo esser questione di ritirare l'_exequatur_ a un

funzionario il quale provvisoriamente suppliva ad un vice-console

che non ne era munito dal regio governo, il generale Baldissera

dovette naturalmente limitarsi a fargli noto (il 23 luglio) che non

avrebbe più avuto relazioni con lui.

Appena occorre, poi, avvertire che al signor Mercinier, tornato così

privato cittadino, non poteva essere consentito di corrispondere in

cifra col suo governo, questo metodo di corrispondenza essendo

vietato a Massaua a qualsiasi privato.

Ho stimato opportuno d'informare di questi fatti V. E., affinchè ne

possa trarre norma di linguaggio nelle sue eventuali conversazioni,

su tale argomento, con codesto ministro degli Affari esteri.»

È naturale che il ministro Goblet[23] non si arrendesse alle

argomentazioni del governo italiano e che sull'on. Crispi si rovesciasse

l'ira della stampa francese. Ma Crispi fu inflessibile. Aggredito,

difese la posizione senza eccessi verbali, ma energicamente. Portò la

contesa dinanzi alle Cancellerie europee; dimostrò che la Francia

sosteneva una tesi sbagliata e che, non questioni di principio o di

dignità la movevano, ma bensì il dispetto per lo spirito d'indipendenza

che animava la politica italiana.

[23] Nel citato volume, a pagg. 257-258, il conte de Moüy fa questo

ritratto del Goblet: «L'accession de M. Goblet au Ministère des

Affaires étrangères avait soulevé dans les journaux français des

objections sérieuses: on disait avec raison que cet homme politique,

estimé d'ailleurs, orateur disert, logicien exercé, était mal

préparé, par son caractère raide et irascible, au maniement des

choses diplomatiques qu'il traitait pour la première fois: on lui

reprochait ses opinions anguleuses et son style peu engageant. Je

n'étais pas, à cet égard, sans quelque souci, et je regrettais

l'éloignement de M. Flourens dont j'appréciais vivement la

connaissance parfaite de notre situation délicate à Rome, la douceur

et l'abile sagesse.» _(N. d. C.)_

Come risulta dai documenti che seguono, l'Europa dette ragione a Crispi,

il quale, dopo ottenuto tale consenso, chiuse la vertenza dichiarando

che non avrebbe più risposto al signor Goblet.

«Parigi, 25 luglio 88.

Oggi Goblet si lamentò con me perchè V. E. non aveva potuto ricevere

ancora il signor Gérard e perchè il comandante militare di Massaua

aveva dichiarato al signor Mercinier di cessare di considerarlo come

rappresentante della Francia, non essendo egli provveduto d'alcun

_exequatur_ regolare. Mi parve venuto il momento di dare al signor

Goblet conoscenza della sostanza dei due ultimi telegrammi di V. E.

relativi all'incidente di Massaua, ma le buone ragioni svolte

dall'E. V. non valsero a rimuovere Goblet dalle sue prime idee. Egli

persiste ad invocare le capitolazioni che noi non riconosciamo, ed a

pretendere che ogni atto coattivo per far pagare la tassa doveva

cessare dopo la protesta inoltrata contro la medesima; mentre noi

riteniamo che anzitutto si doveva obbedire alle autorità

governative, salvo ad esaminare dopo le proteste. Goblet si animava

sempre più, mentre io prontamente dichiarava che, visto assoluta

divergenza sui due punti capitali anzi accennati, io non poteva

continuare la discussione, che avrebbe finito per sviare. Goblet fra

altre cose mi disse che la Francia era disposta condiscendere ai

nostri desideri in cambio di qualche concessione per parte nostra.

Non mi disse quale, ma suppongo che alludesse alla Tunisia, giacchè

questo ambasciatore d'Austria-Ungheria che aveva avuto una

conversazione in proposito, mi disse riservatamente che Goblet aveva

nel suo discorso, parlando di Massaua, fatto anche allusione alla

Tunisia.

Mi si assicura che a questo Ministero degli Affari esteri si è

alquanto preoccupati del contegno della Grecia, dalla quale da più

giorni non si hanno comunicazioni....

Politica estera: memorie e documenti · 第 86 / 215 题