CAPITOLO SECONDO.

La politica estera dell'Italia dal 1878 alla Triplice Alleanza.

Il conte Corti respinge la proposta di accordi segreti con

l'Inghilterra alla vigilia del Congresso di Berlino. — Come

la Francia ottiene _carte blanche_ per Tunisi. — La

politica dell'isolamento. — Causa l'irredentismo l'Austria

minaccia di passare la frontiera. — La francofilia di

Benedetto Cairoli non evita l'occupazione francese della

Tunisia. — Storia documentata dell'impresa tunisina e del

disinteressamento dell'Inghilterra. — L'Italia avrebbe

allora potuto occupare la Tripolitania. — Disillusi della

Francia, ci rivolgiamo alla Germania. — Prodromi della

Triplice Alleanza. — Il conte Maffei. — Il trattato del 20

maggio 1882.

Il viaggio dell'on. Crispi se fu salutato con grande fervore in

Germania, insospettì il governo francese e la sua stampa, che videro

profilarsi sull'orizzonte un'alleanza italo-germanica. Il _Figaro_

faceva rilevare in un suo articolo “M. Crispi à Berlin„ le accoglienze

straordinarie fatte all'uomo di Stato italiano, le frasi più

significative dette dal presidente Bennigsen nel suo discorso al pranzo

parlamentare del 23 settembre; e tra le altre sottolineava quella che “i

due popoli — italiano e tedesco — avevano gli stessi nemici da

combattere„. Anche in Italia la stampa del partito moderato si propose

di togliere valore alle manifestazioni di Crispi; il quale, sebbene

presidente della Camera dei deputati, — scriveva la _Gazzetta d'Italia_

— non rappresentava che questa, cioè una impercettibile minoranza: “la

Camera è eletta da 300 mila elettori e gl'italiani sono 27 milioni!„ E

l'_Opinione_, il più autorevole giornale dei moderati, giungeva (3

ottobre) a rimproverare al governo italiano di mantenere buone relazioni

col gabinetto di Berlino “a spese della nostra dignità„! Del qual

giudizio si risentiva il buon ambasciatore di Launay, che scriveva a

Crispi: “Questa poi è troppo forte. Il rimprovero ricade in parte sul

rappresentante in Germania di questa politica.... Scrissi al Melegari di

fare ribattere con energia quelle accuse„.

In verità, l'on. Crispi in quella sua escursione attraverso l'Europa

aveva perorato efficacemente per i diritti d'Italia, ravvivato simpatie

e gettate le basi di una politica la quale, se fosse stata seguita con

diligenza e lealtà, avrebbe evitato al nostro paese i danni e le offese

che raccolse dappoi da ogni lato. Trovò la vecchia Austria ancora viva,

e arcigna; e comprese esser lontano il giorno di una amicizia

italo-austriaca sincera e duratura. Ma in Germania quello era il momento

per un'alleanza coll'Italia: l'opinione pubblica ben disposta e il

principe di Bismarck ancora senza altri impegni. Egli voleva procedere

d'accordo con l'Austria; ma ad un'alleanza con essa non pensò che dopo

il Congresso di Berlino per rispondere alle minacce dei panslavisti, e

non vi giunse che nel 1879, dopo molti sforzi per convincere

l'imperatore Guglielmo.[12] A prescindere da ogni altro vantaggio

morale, politico ed economico, l'alleanza italo-germanica ci avrebbe

garantito al Congresso di Berlino; non avrebbe impedito probabilmente

l'alleanza austro-germanica, ma l'Austria, non l'Italia, sarebbe entrata

terza nel sistema di alleanze della Germania, e avremmo evitato la

mortificazione che nel 1882 ci fu imposta di passare da Vienna per

giungere a Berlino; infine, la Francia non avrebbe avuto nel 1878 _carte

blanche_ per occupare Tunisi e non avrebbe osato infliggerci quella

umiliazione abusando del diritto del più forte.

[12] Cfr. _Les Mémoires de Bismarck_ recueillis par MAURICE BUSCH.

Tome second, Chapitre VII. Paris, librairie Charpentier et

Fasquelle.

Il Re e il Presidente del Consiglio convennero nel nuovo indirizzo a

darsi alla politica internazionale dell'Italia; il 29 dicembre 1877

l'on. Crispi entrava nel Ministero Depretis, come ministro dell'Interno.

Ma, sventuratamente, Vittorio Emanuele si ammalava di lì a pochi giorni,

e moriva il 9 gennaio. I funerali del primo re d'Italia, i primi atti

del re Umberto, poi la morte del papa Pio IX e il Conclave di Leone XIII

assorbirono l'attività ministeriale. Quando si avvicinava il momento di

rivolgere la mente agli accordi presi a Gastein col principe di

Bismarck, l'on. Crispi cadeva vittima di un turpe complotto, che, in

nome della morale, uomini di pochi scrupoli morali nella vita pubblica

come nella privata, architettarono con grande abilità trovando facile

credito nel pubblico politico, avido in tutti i tempi di scandali e di

esecuzioni. L'on. Crispi, il quale, toccando l'accusa intime sue

circostanze famigliari, si limitò a difendersi dinanzi al magistrato —

ottenendo da esso il riconoscimento della legalità della sua condotta —

dovette rinunziare con indicibile dolore a rendere alla patria i servigi

ch'era sicuro di poterle rendere.

E il cruccio per il male che i suoi nemici irrimediabilmente avevano

fatto più all'Italia che a lui, non lo abbandonò mai. Da un suo diario

del 1896, nel quale è riferito un colloquio avuto il 26 ottobre col

presidente del Senato, Domenico Farini, trascriviamo:

_(Crispi al suo interlocutore)_

— «Siccome sai, al 1878 fu stabilita la convocazione di un Congresso

a Berlino, e l'Italia dovette mandarvi il suo rappresentante.

Allora, come oggi, ero maltrattato dai miei avversarii. Gli attacchi

personali, però, non mi fecero dimenticare gl'interessi della patria

nostra. Vidi Bertani, e parlandogli del mio viaggio nei vari Stati

d'Europa, e della nostra situazione all'estero, lo pregai di veder

Cairoli e di consigliargli a leggere la mia corrispondenza

epistolare e telegrafica, e poscia di avere un colloquio con me.

Nelle cose internazionali non tutto si scrive, e però molto avrei

potuto aggiungere allo scritto. Lo crederesti? _Cairoli non volle

leggere la mia corrispondenza, nè avere un colloquio con me!_

Bertani, indignato, se ne partì, ed a Berlino invece di combattere

la proposta occupazione della Bosnia e della Erzegovina da parte

dell'Austria, la favorirono.»

Le dichiarazioni fatte nel colloquio del 5 ottobre da Crispi a lord

Derby in nome dell'Italia, furono seme gettato in terreno propizio. Non

supponendo il governo britannico che la politica estera in Italia fosse

mutevole come giuochi di fanciulli, nei primi giorni del marzo 1878 lord

Derby offriva uno scambio di idee sugli interessi comuni anglo-italiani

nel Mediterraneo. L'onorevole Depretis accettò con premura l'offerta,

tanto che il generale Menabrea, ambasciatore a Londra, gli telegrafava

il 9 marzo:

«Conformemente al telegramma di V. E. in data di ieri, ho

incominciato a intrattenere Derby su gli affari di Egitto, di

Tripoli e di Tunisi. Egli mi ha detto essere evidente che l'Italia e

l'Inghilterra avevano interessi comuni nel Mediterraneo, e che

desiderava su tale argomento uno scambio di idee, riservandosi di

riparlarne.»

Il 13 marzo Menabrea telegrafava nuovamente:

«... Derby mi ha ripetuto che desiderava intendersi con l'Italia

sulle questioni relative al Mediterraneo e che aveva incaricato

Paget [ambasciatore britannico a Roma] di fare su tale oggetto delle

aperture a V. E.»

Il 16 marzo il gen. Menabrea insisteva:

«... Il conte Derby sembra fare assegnamento sull'Italia per

difendere gli interessi comuni nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Egli

mi disse di avere dato incarico a sir A. Paget di fare delle

aperture in quel senso all'E. V. stessa, come l'E. V. lo suggeriva

col suo telegramma dell'8 marzo corrente.»

Il ministero degli Affari Esteri taceva dal giorno 8. Depretis si era

dimesso il 9; la crisi ministeriale si chiuse il 24 con la nomina di

Benedetto Cairoli alla presidenza del Consiglio. Finalmente Roma

rispose. Il conte Corti, preso possesso dell'ufficio di Ministro degli

Affari Esteri il 26, due giorni dopo non esitava a respingere la mano

offertaci dall'Inghilterra, con la seguente incredibile lettera nella

quale, non si comprende perchè, limitava al mar Nero e agli Stretti il

campo degli accordi proposti anche per il Mediterraneo:

«Roma, 28 marzo 1878.

_Signor ambasciatore,_

È venuto oggi da me l'ambasciatore d'Inghilterra, e, per incarico

avutone dal suo governo, mi ha fatto la comunicazione che già V. E.

aveva annunciato.

In previsione dei mutamenti che la presente guerra può arrecare

nell'equilibrio di forze finora mantenutosi in ordine alle

comunicazioni tra il Mediterraneo e il Mar Nero, i governi più

immediatamente interessati in quelle acque dovrebbero, secondo il

pensiero del governo della Regina, essere concordi nel considerare

la preservazione, per tale rispetto, dei loro interessi commerciali

e politici, nel Mar Nero e negli Stretti, e, in conseguenza,

qualsiasi atto che miri a violare quegli interessi, siccome

questione di generale portata; e però di tempo in tempo, per quanto

la cosa riesca praticamente possibile, dovrebbero procedere ad

accordi circa le misure che fossero per essere necessarie per la

preservazione di quegli interessi.

Ho risposto a sir Augustus Paget che il governo del Re annette molto

pregio a tenersi col governo Britannico nelle più cordiali e intime

relazioni; che senza dubbio l'Inghilterra e l'Italia hanno, in

materia di commerci, degli interessi comuni per ciò che concerne il

regime degli Stretti e del Mar Nero; che saremo quindi sempre lieti

di ricevere e di prendere nella più seria considerazione le

comunicazioni e le avvertenze che il governo della Regina fosse per

farci pervenire in proposito; che, però, il governo di Sua Maestà

non stimerebbe di poter prendere, a tale riguardo, degli impegni che

possano condurlo ad una azione.

Della comunicazione fattami dall'ambasciatore britannico e della mia

risposta, mi giova pigliar nota in questo mio dispaccio destinato a

personale informazione dell'E. V. Gradisca ecc.

Politica estera: memorie e documenti · 第 47 / 215 题