Alle 9.30 partenza per Vienna.
_22 ottobre._ — Arrivo a Vienna alle 6 del mattino. Alle 9 pom. sono
alla frontiera.
_23 ottobre._ — Alle 7 a Verona.
A Torino. Conferenza col Re.
«Napoli, 30 ottobre 1877.
_Caro Depretis_,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Spero che non avremo la guerra, ma siccome non possiamo noi
arrestare il corso degli avvenimenti europei, ed abbiamo bisogno che
l'Europa ci ritenga essere abbastanza potenti da far valere la
nostra forza in caso di complicazioni in conseguenza della guerra
d'Oriente, è giuocoforza tenersi pronti ad entrare anche noi in
campagna. Su questo, amico mio, non ho parole per ripeterti che
l'Italia deve, con qualunque sacrifizio, compiere i suoi armamenti.
All'estero siamo considerati quale popolo prudente e savio, ma non
tutti ci credono forti abbastanza.
A me Andrássy non lo accennò, ma Robilant mi disse che ragionando
col Cancelliere austro-ungarico, questi in tutte le questioni
territoriali avrebbe sempre risposto che l'Impero era pronto a farle
decidere con le armi.
È quindi interesse di patria di tenerci in condizioni da poter dire
anche noi di poter ricorrere alle armi se tale debba essere la sorte
cui ci spinge l'avversario.
È il solo modo con cui potremo evitare la guerra.
Quando rifletto che fino dal 1870 io chiedeva al Ministero di destra
di armare la nazione in previsione di grandi avvenimenti, e che non
fui ascoltato, ne sento doppio dolore.
Ma oggi siamo noi al governo, e se qualche disgrazia avvenisse, i
nostri avversarii direbbero subito che non abbiamo saputo fare il
debito nostro. Mettiamoci dunque con ogni zelo all'opera, facendo
tutto ciò che possa essere necessario.
Prego di telegrafarmi, e ti assicuro che mi avrai sempre con te in
tutto ciò che possa fare il bene del nostro paese.
Spero che con Zanardelli finirai per metterti d'accordo.
Quella delle ferrovie è una quistione anche essa capitale, e che
bisogna in un modo qualunque risolver presto.
In caso di guerra bisogna aver riordinato le grandi linee di
comunicazione tra le varie parti d'Italia. Zanardelli è un gran
patriota e deve comprendere quale responsabilità pesi su lui. Non
deve passare il mese di dicembre senza essersi ricostituito questo
ramo di pubblico servizio. È impossibile lasciare più a lungo le
ferrovie dell'Alta Italia in potere della Südbahn. Quantunque il
Direttore sia di tua fiducia, esso è costretto ad ubbidire ad una
Società non amica. La quistione, a mio modo di vedere, non è
solamente finanziaria, ma eminentemente politica.
Se tu parlando col ministro dei Lavori pubblici, toccherai questa
corda, son sicuro che riuscirai.